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lunedì 21 aprile 2025

Mons. Bruno Forte torna sulla comunione in bocca. Quando un vescovo pensa che i fedeli siano degli imbecilli!


Il giorno di Pasqua nella diocesi di Chieti si è consumato l'ennesimo atto di presunzione di un vescovo che pretende di essere il più migliore dei più migliori!

In un video diffuso sui social (trovate in allegato alla fine dell'articolo) si vede mons. Forte che in un impeto di profondissima carità apostolica spiega in pochi secondi come si debba ricevere la S. Comunione.

Peccato però che l'esimio monsignore abbia perduto l'occasione per starsene zitto, e ha iniziato a dire una serie di falsità impressionanti, ma andiamo con ordine.

Mons. Forte asserisce che Gesù nella istituzione della S. Eucaristia abbia usato il termine greco "Lambano" che secondo l'interpretazione del monsignore significherebbe letteralmente "prendere con le mani".

Il termine "Lambano" è si utilizzato da Gesù, ma non significa solamente "prendere con le mani", ma ha una svariata serie di sfumature e significati, quanto da lui asserito è profondamente equivoco e falso. Il termine greco infatti può essere tradotto anche con prendere, afferrare, impadronirsi, portare via, afferrare con la mente, ricevere ecc... per quale motivo debba essere tradotto esclusivamente con "prendere con le mani" non sembra essere chiaro. Appare piuttosto un tentativo maldestro di dare al testo originale un significato ideologico piuttosto che scritturistico e letterale.

In secondo luogo mons. Forte afferma che per secoli la comunione si è presa con le mani, e che solo in secoli oscuri, temendo la mancanza di igiene, si è sostituito questo gesto con quello di prenderla in bocca.

NULLA DI PIU FALSO!! Già nei primi secoli si era formata la coscienza dei fedeli della presenza reale di Gesù nell'eucaristia, e questa consapevolezza ha eliminato la pratica di ricevere l'Eucaristia con le mani. Quei secoli che lui definisce "oscuri" sono stati i secoli in cui si è sviluppata tutta la teologia cristiana, erano i secoli in cui sono nate le università e in cui il sapere e la cultura classica ha avuto enorme diffusione in tutta Europa. In questo periodo tuttavia non c'era nessuna preoccupazione per l'igiene, non esistevano fogne, non esisteva ancora una scienza medica e non si pensava minimamente che alla trasmissione delle malattie attraverso virus e batteri che ancora non si conoscevano. Il motivo per il quale si preferì la comunione in bocca è riconducibile esclusivamente al timore di profanazione Eucaristica diretta (furto di ostie) o indiretta (dispersione di frammenti). La Chiesa ha sempre considerato e ribadito che ricevere la Comunione nelle mani è un sacrilegio e un abuso gravissimo. Posizione che non è mai cambiata nel corso dei secoli ma solo dopo il Concilio Vaticano II. Quello che ha detto mons. Forte è quanto di più falso si possa dire!

Nel video mons. Forte dice che oggi la comunione si riceve in mano, con il gesto umile di stendere la mano e ricevere la Comunione.

Forse mons. Forte non sa (o lo sa ma fa finta di non saperlo) che la comunione sulla mano si è introdotta nella Chiesa a seguito di abusi che venivano commessi in America Latina negli anni '60. Le autorità ecclesiastiche invece di reprimere questo abuso lo hanno favorito, fino a quando Giovanni Paolo II lo ha esteso a tutta la Chiesa... una logica piuttosto curiosa!! Come se dicessimo che ci sono i pedofili e invece di reprimere la pedofilia la favoriamo... bel modo di ragionare!! Al di là di tutto ciò la possibilità di ricevere la Comunione in bocca NON È MAI STATA ABOLITA, e anche dopo la pandemia di covid la CEI ha stabilito che si poteva tornare a riceverla in bocca.

Andando avanti nel video mons. Forte raggiunge l'apice della sua ipocrisia, infatti fa intendere che la Chiesa e i vescovi hanno deciso che l'unico modo di ricevere la Comunione è sulle mani. FALSO FALSO FALSO!!! Mi domando, ma il nostro amico Bruno di quale chiesa parla? La CEI come detto al paragrafo precedente, al termine della pandemia, e più precisamente l'8 maggio 2023, ha revocato tutte le disposizioni anticovid compresa la distribuzione esclusiva della Comunione sulle mani. Sembra evidente quindi che mons. Forte va per conto suo, appartiene ad un'altra conferenza episcopale... non ci è dato sapere quale!!

Alla fine del video il nostro mons. da il meglio di sé, sottolinea infatti l'importanza di ubbidire con umiltà alla Chiesa... Beh non c'è che dire!! Lui è un esempio perfetto di umiltà e di ubbidienza alla Chiesa... ma come se non bastasse afferma che questa è la volontà di Gesù che si esprime nella volontà del papa e dei vescovi. Complimenti monsignore un perfetto esempio di come mettere in bocca a nostro Signore quello che passa per la vostra testa vuota!!

Ma voi caro mons. Forte, veramente credete che i fedeli siano così idioti e imbecilli da credere alle vostre enormi falsita? Veramente pensate che la gente non sia informata e non sia capace di ragionare con la propria mente e non sia in grado di leggere e comprendere i documenti della Chiesa?

Caro monsignore, qui l'unico a dover imparare cosa sia l'umiltà siete voi, che vi ergete a capo supremo e inarrivabile della Chiesa. Voi sareste capace anche di dare una spallata a Nostro Signore! Il vostro orgoglio e la vostra superbia è qualcosa che ormai ha stufato tutti i fedeli della vostra diocesi, e se non ci credete andate a leggere i commenti sotto il video del vostro discorso. Nessun vescovo in Italia arriva a tanta arroganza e tanta presunzione, sarebbe ora che vi interroghiate e comprendeste che anche voi avreste bisogno di un bell'esame di coscienza!

Con indignazione

don Bastiano Del Grillo 




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sabato 19 aprile 2025

Il prete è fatto per la Messa e non c'è Messa senza sacerdote.


In questi giorni non si può non fare una riflessione su ciò che la Chiesa celebra nei riti della settimana santa, il giovedi e il venerdì santo realizzano in pieno il dono della salvezza, sono giorni in cui si pone al centro l'istituzione dell'eucaristia, ma contestualmente anche l'istituzione del Sacramento del sacerdozio ministeriale, Sacramenti che sono in stretta correlazione fra loro e che incorporano in se il mistero della passione, morte e Risurrezione di Nostro Signore. Non possiamo pensare all'eucaristia slegandola dal sacerdozio e dal sacrificio,  sono tre aspetti inscindibili al quale si aggiunge anche l'aspetto  pasquale della risurrezione. Cristo istituendo il Sacramento del suo sacrificio ha istituito anche il Sacramento di coloro che questo sacrificio devono offrirlo, le due cose sono così strettamente interconnesse che non si può guardarle se non nella loro unità. Il sacerdote esiste perché esiste la S. Messa, ma nel contempo la S. Messa esiste quando il sacerdote offre il sacrificio della Messa.

La concezione protestante, che oggi sta dominando anche nella mentalità cattolica, ha voluto eliminare sia il concetto di sacrificio e di conseguenza anche il ruolo del sacerdote ad esso connesso, per dare risalto al carattere conviviale del banchetto pasquale, che pur essendo presente, non può essere l'unico da sottolineare come spesso purtroppo accade. Pensare ad una chiesa priva del sacrificio significa eliminare il concetto di religione inteso come legame soprannaturale con il Dio vivo e vero. Il concetto di sacrificio offerto a Dio è alla base della vita soprannaturale, noi infatti non possiamo non sentire la necessità di offrire a Dio qualcosa, anche la più piccola cosa, la necessita di offrire a Dio qualcosa è insita nella natura stessa dell'uomo, lo scopo risiede nel desiderio piu profondo di piacere a Dio affinche perdoni e cancelli il peccato, o piu in generale per raggiungere un fine ultimo che al momento è per noi irraggiungibile con le sole nostre forze. Per questo motivo esiste il sacerdote, per collegare la terra al cielo attraverso un'offerta perfetta che non è altro che la vittima capace di redimere le anime con il suo stesso sangue. Questa vittima è Cristo stesso, e dato che lui ha voluto offrirsi volontariamente in sacrificio è nel contempo anche l'offerente, ovvero il primo, unico, vero e perfetto sommo sacerdote. L'uomo che riceve l'ordine sacro del sacerdozio non solo partecipa a questo sacerdozio divino, ma presta le sue membra, i suoi gesti e le sue parole affinché questo sacerdozio divino continui l'offerta fino alla fine del mondo.

Il sacerdote cattolico è un prolungamento visibile nel tempo del sacerdozio sommo di Nostro Signore, per questo motivo diciamo che il sacerdote agisce in "persona Christi" perché nel momento in cui celebra il divino e santo sacrifico della Messa è Cristo stesso che agisce attraverso di lui! Che mistero incredibile! Che dono immenso per l'umanità sapere di avere immezzo a sé la presenza di Cristo nei suoi ministri! 

A buon ragione Padre Pio diceva che se non ci fosse più la S. Messa il mondo crollerebbe, perché significherebbe che Dio non sosterrebbe più il mondo stesso!

Recuperare la visione tradizionale del sacerdozio cattolico equivale a una presa di coscienza della missione della Chiesa, quella di portare le anime a Cristo e quindi alla salvezza!

Il prete pertanto non può e non deve ridursi ad essere uno che da servizi sociali alla comunità, spesso le organizzazioni civili già assolvono alle esigenze materiali di una comunità, e il sacerdote rischia di essere uno fra tanti. Il prete è chiamato ad offrire un "servizio" in più; a condurre le anime a conoscere amare e servire Dio per poi goderlo per l'eternità. Il sacerdote può anche usare i mezzi ludici e ricreativi che una parrocchia puo mettere a disposizione per giungere a questo scopo, ma se si riduce a guardare il mezzo rischia di dimenticare il fine del suo apostolato. 

La nostra preghiera per i sacerdoti è che siano prima di tutto santi, devoti, lontani dalle logiche mondane, dai lussi, dall'apprezzamento del mondo, ma capaci di vivere il sacrificio nella propria vita, di offrirsi insieme alla vittima e al sommo sacerdote che è Cristo. Il sacerdote, così come la liturgia di ordinazione dice, deve essere capace di imitare ciò che celebra, e di confermare la propria vita a quella del Cristo, ecco perché è importante che la liturgia sia espressione profonda del sacrificio della croce, solo la croce conduce alla santità perché è da lì che scaturisce il sangue che santifica e vivifica le anime. Nella liturgia moderna tutto questo non avviene, o quantomeno è messo in ombra da un protagonismo e da un clima gioviale che nulla ha a che fare con la croce di Cristo. Maria non  ballava e non cantava canzonette mentre si operava la crocifissione e la morte del figlio!

Conservare la liturgia tradizionale significa dare vita alla Chiesa attraverso l'autore della vita stessa che offre il suo sangue come linfa vitale. Eliminare o mettere in ombra l'aspetto sacrificale della S. Messa cosi come avviene nel "novus ordo" non permette nemmeno di comprendere il carattere pasquale, che come detto prima è presente anch'esso nella celebrazione. Del resto bisogna riflettere sul fatto che ciò che ha operato la nostra salvezza non è la Pasqua ma il sacrificio; la Pasqua è l'elemento che permette a noi di avere la fede, ma non la redenzione che è appunto realizzata con l'offerta della vittima. 

La concezione della nuova liturgia postconciliare riflette la paura dell'uomo di oggi di guardare in faccia la sofferenza in tutte le sue forme, e di conseguenza la nuova Messa non deve far trasparire nulla che possa ricondurre alla passione. Ma questa mutilazione depaupera pericolosamente il mistero Pasquale, paradossalmente lo priva del fondamento naturale del gaudio soprannaturale. Anche le scritture ci ricordano in più passi come la gioia nasce dalla tribolazione, e Cristo stesso ci dice che chi vuole entrare nella gloria deve necessariamente caricarsi della croce, altrimenti la nostra gioia è vuota. Il gaudio cristiano si fonda e prende vita dalla liberazione dal peccato che è stato operato dal sacrificio. È quindi fondamentale celebrare il sacrificio per comprendere la Pasqua.

In tutto questo il sacerdote non è colui che "presiede", perché questa idea prettamente moderna porta in sé il concetto che anche qualcun altro può prendere il suo posto. Il sacerdote è colui che celebra, che offre a nome del popolo la vittima santa e immacolata, che presta sé stesso al Cristo affinché si ripresenti quel santo sacrificio. Ecco spiegato anche il motivo per il quale il sacerdote si riveste di altri indumenti per celebrare la S. Messa. Non c'è più il "don" di turno all'altare, ma Cristo stesso. I paramenti sacerdotali "velano" la persona del sacerdote per far spazio alla persona di Cristo, proprio per questo diciamo che il sacerdote sull'altare è "un'altro Cristo".

Il Triduo Pasquale non è solo una ricorrenza annuale, ma una celebrazione e riattualizzazione dei misteri più alti della nostra Fede, misteri che inglobano i misteri del sacerdozio e dell'eucaristia, fondendoli in un connubio di soprannaturalità che unisce in maniera mistica il cielo e la terra, l'eternità e il presente. 

don Bastiano Del Grillo


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venerdì 21 febbraio 2025

Figli e figliastri nelle stanze vaticane, il caso Marko Rupnik

 

Che in Vaticano si usino da tempo due pesi e due misure è noto a molti, ma ultimamente c'è un caso particolare che continua a destare particolare indignazione.

Stiamo parlando del caso di Padre Marko Ivan Rupnik, sacerdote sloveno della "compagnia di Gesù" (Gesuiti) conosciuto in tutto il mondo per aver realizzato numerosissime opere d'arte. Una delle più conosciute in Italia ad esempio, è la decorazione della cripta dov'è conservato il corpo di Padre Pio e la scala che porta ad essa, mentre in Francia ha realizzato la facciata e i portali della Basilica del Rosario a Lourdes.

Ma ciò che ha portato alla ribalta questo sacerdote/artista è stato un procedimento canonico portato alla luce dal sito silerenonpossum.com il 1 dicembre 2022 (QUI), e successivamente confermato dalla compagnia di Gesù in un comunicato del 5 dicembre 2022 (QUI). Il padre Gesuita fu accusato di aver assolto il complice nel peccato contro il 6° comandamento, reato per il quale si incorre nella scomunica latae sententiae. Questa scomunica è stata tolta dal Dicastero per la Dottrina della Fede a seguito del pentimento del Sacerdote.

La vicenda però non finì qui, Ulteriori testimonianze infatti fecero emergere un quadro preoccupante di abusi e violenze psicologiche e sessuali nei confronti di un numero molto considerevole di suore[1]. Nel contempo la Compagnia di Gesù comminò dei provvedimenti restrittivi nei confronti del padre, che però vennero ripetutamente disattesi, e come conseguenza padre Rupnik venne espulso dalla Compagnia di Gesù[2].

Altri dettagli emersero su questa vicenda che complicarono ulteriormente la posizione del padre, al punto che molti vescovi pensarono addirittura di oscurare le sue opere, operazione che onestamente ritengo del tutto stupida, insignificante e inutile. Quello che riterrei più sensato sarebbe non dare più spazio per nuove opere a questo artista. Ma questa è un'opinione del tutto personale.

Anche se questa vicenda sembrerebbe essere stata trattata con la giusta durezza, in realtà non è così, ed è dimostrato dalla "infinitesimalissimissima" misericordia di Papa Francesco nei confronti di padre Rupnik. L'ultima di una lunga serie risale proprio a pochi giorni fa, il sito pillarcattholic.com pubblica a nome di Edgar Beltràn un articolo in cui si riprende un'intervista al card. Victor Manuel Fernandez, prefetto del Dicastero per la dottrina della Fede, in cui il capo dell'ex sant'uffizio si lascia andare ad un "ridimensionamento" delle colpe di padre Rupnik affermando che "ci sono casi peggiori meno pubblicizzati".

Papa Francesco insieme al card. Fernandez

Ma questo cardinale si rende conto delle sue affermazioni? Il riferimento deve essere chi è più santo o chi è più peccatore? Affermare una cosa del genere cosa significa? Si vuole depenalizzare e riabilitare l'onore e il prestigio di padre Rupnik? Sembra evidente che il modo di ragionare dei palazzi vaticani e in particolare di "casa S. Marta" tradisca un trattamento nei confronti del padre artista alquanto misericordioso.

Ricordiamo brevemente che il card. Fernadez è stato anche autore di un libro molto controverso e per certi aspetti scandaloso in cui tra altre cose fa una descrizione ricca di particolari dell'orgasmo femminile, al punto che molti si sono chiesti come faccia il Prefetto dell'ex sant'Uffizio conoscere così bene un argomento che dovrebbe essere assolutamente sconosciuto ad un uomo che ha fatto promessa di castità.

Sembrerebbe che tutto questo sia in sintonia con l'atteggiamento "misericordissimo" di papa Francesco, se non fosse per il fatto che, al contrario, i sacerdoti che celebrano la Messa tridentina siano trattati con il guanto di ferro, definiti "squilibrati", o addirittura sospesi o minacciati di "riduzione allo stato laicale"[3].

Viene da domandarsi; ma i casi peggiori di cui parla il nostro "caro" monsignore sono per caso i sacerdoti tradizionalisti che invocano la piena legittimità del messale di S. Pio V e dell'indulto in esso contenuto? Per caso sono quei sacerdoti che hanno legittimamente sollevato dubbi riguardo alcune posizioni ambigue di Papa Francesco? Sono forse quei sacerdoti che hanno duramente contestato l'atto di idolatria che Papa Francesco insieme ad alcuni suoi "amici" hanno posto in essere nei giardini vaticani con l'adorazione della pachamama? 

No, giusto per sapere...! perché a me risulta che i sacerdoti che si sono esposti mettendoci la faccia in merito a queste e ad altre questioni siano stati messi sotto processo e spesso duramente condannati... la lista è alquanto lunga di persone che hanno chiesto a Papa Francesco di chiarire alcune sue posizioni o di rettificare alcune sue affermazioni.

La realtà che emerge da tutto questo è che difendere la Fede e la verità è un delitto grave, mentre se si viene accusati delle cose peggiori di questo mondo come abusi e violenze sessuali, ma si è "amici" di Papa Francesco, tutto si sistema in un'istante.

Ma purtroppo per loro, il fatto che questa vicenda abbia avuto una risonanza mediatica piuttosto ampia ha costretto il Papa a intervenire per non perdere la faccia. Peccato però che le intenzioni di Papa Francesco di coprire e decriminalizzare questa vicenda siano piuttosto evidenti.

Se non altro lo si evince dalla grande esposizione che hanno le opere di padre Rupnik in vaticano. Ritengo certamente esagerato l'atteggiamento di stampo iconoclasta di certi che vorrebbero distruggere o coprire le opere di padre Rupnik, ma sarebbe raccomandabile se gli stessi inquilini di oltretevere evitassero di farsi fotografare davanti alle sue opere o utilizzassero le stesse come immagini di fondo per la celebrazione della festa dell'Assunta come fatto dal sito Vatican News. Insomma evitiamo di demonizzare l'arte ma evitiamo la pubblicità di tali personaggi. 

Papa Francesco in un video in cui spicca sulla parete di fondo un'opera di padre Rupnik

Particolare del sito Vatican News per la festa dell'Assunta

Pagina Facebook della diocesi di Ascoli Piceno

Resta tutto l'amaro, ma soprattutto l'indignazione di come nelle stanze vaticane si valutino le cose in base alle preferenze personali piuttosto che all'effettiva gravità, sintomo di un'atteggiamento simil mafioso che mira al solo annientamento di chi la pensa diversamente dal "capo". Il Papa di turno detesta i tradizionalisti? Saranno loro a pagarne le conseguenze, se invece gli piace la Messa tradizionale avranno piena legittimità, ditemi se non è stato così negl'anni di pontificato di Benedetto XVI e Francesco.

Rimane una speranza, quella che prima o poi Nostro Signore susciti un pastore secondo il suo cuore e secondo la sua volontà, che sappia riportare un minimo di equilibrio e giustizia in un ambiente, quello vaticano, che ormai ha deluso e continua a deludere migliaia di fedeli.


don Bastiano Del Grillo


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Note:



[3] Nostre fonti ci hanno informato che diversi sacerdoti sono stati mandati a processo canonico per disobbedienza al proprio vescovo, e che gli sia stata prospettata la possibilità di incorrere non solo nella scomunica ma anche alla dimissione dallo stato clericale. Stessa sorte nei confronti di alcuni religiosi che sono stati espulsi dai loro ordini e dalle loro congregazioni solo per il fatto di aver mosso critiche agli scritti e al pensiero di Papa Francesco, o perché hanno criticato il Concilio Vaticano II.