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domenica 8 giugno 2025

Papa Francesco; un papa tanto amato... ma non si sa bene da chi!


Con la morte di papa Francesco, il funerale, il conclave, e l'elezione di Papa Leone XIV, come sempre in questi casi, siamo stati costretti a sorbirci le varie maratone televisive in cui si dicono le idiozie più colossali al solo scopo di riempire il palinsesto televisivo. Questa dinamica si ripete ogni qual volta muore un personaggio di interesse globale, o quando un'evento coinvolge l'interesse di un ampio pubblico generale, penso ad esempio alla morte della regina d'Inghilterra e alla successiva incoronazione di Re Carlo III, eventi che hanno focalizzato l'attenzione anche di chi non appartiene al popolo inglese o alla chiesa anglicana.

Con la morte di papa Francesco il copione sembra non essere per nulla diverso. La particolarità in questo caso è la narrativa intorno al suo gradimento e al consenso popolare. Facciamo qualche passo indietro, a quella sera del 13 marzo 2013 quando il mondo vide un volto ai più sconosciuto, nessuno sapeva chi fosse quel "Bergoglio" annunciato dal card. Tauran. Nonostante questo i media iniziarono da subito una campagna "incensatoria" nei suoi confronti. Quello che prima nessuno conosceva era improvvisamente il miglior papa che la Chiesa poteva desiderare.

Nessuno conosceva quel cardinale dal cognome italiano e nessuno sapeva che cosa aveva mai fatto in vita sua, eppure i giornalisti iniziarono da subito a parlarne talmente bene pur non avendo ancora assistito a nessun atto ufficiale ad eccezione del discorso dalla loggia centrale della facciata di S. Pietro con il suo pittoresco "buonasera".


Sin da subito era evidente che esisteva l'intenzione di qualcuno di influenzare l'opinione pubblica, di creare a tavolino intorno al neo eletto, un'aura di santità e di consenso nella forma più ampia possibile. Tutte le testate giornalistiche hanno iniziato a parlare bene di questo nuovo papa, anche il Grande Oriente d'Italia, la più antica istituzione massonica in Italia, pronunciò parole di profondo apprezzamento per questa elezione, parole rinnovate ora in forma di cordoglio con la sua morte. Ogni atto del nuovo pontefice veniva enfatizzato e ingigantito come se fosse la cosa più straordinaria che ci potesse essere sulla faccia della terra. E' vero che molti atti furono compiuti per la prima volta da lui, ma era evidente che bisognava in tutti i modi creare consenso intorno alla sua figura. Chi ha buona memoria si ricorderà che appena un'anno dopo la sua elezione nacque una rivista specifica dal titolo "Il mio papa" edita da Mondadori sotto la direzione di Aldo Vitali. rivista pubblicata fino al 2020 quando venne chiusa. Tenete a mente questo fatto perché poi ci ritorneremo.

Gli osservatori più acuti e onesti ricorderanno che lo stesso atteggiamento mediatico di costruzione di consenso non si realizzò con papa Benedetto XVI, che al contrario venne da subito osteggiato e persino denigrato dai media sin dalla sua elezione e conseguentemente molto osteggiato anche dall'opinione pubblica più superficiale. Papa Ratzinger apparentemente non godeva della stessa stima da parte dei fedeli rispetto a quanto ne godeva papa Francesco. Venne subito apostrofato come "pastore tedesco" nell'accezione negativa del termine, venne definito austero, duro e impassibile, privo di capacità empatica. Ma chi si è sforzato di andare oltre a questa narrazione ha invece scoperto un uomo sentimentalmente molto profondo e a tratti dolce ed empatico, tutto il contrario di quello che hanno voluto far passare giornalisti e commentatori disonesti.

Non serve fare studi sociologici particolari per comprendere le dinamiche con cui i media influenzano le masse. La pubblicità dei prodotti commerciali in questo ambito è un chiaro ed emblematico esempio. Chi non ricorda il caso iconico del "Cacao Meravigliao"? Un prodotto del tutto inesistente che solo per il fatto di essere il fittizio e goliardico sponsor del programma Tv "Indietro tutta" di Renzo Arbore suscitò una curiosità tale che la gente andava nei negozi per acquistarlo, al punto che un'azienda decise di mettere sul mercato un prodotto che di fatto prima non esisteva, e che venne creato successivamente a quella fittizia pubblicità. L'impressione è che il gradimento delle masse intorno a papa Francesco sia un po' come il "Cacao Meravigliao", qualcosa che non esisteva e che si è voluto creare appositamente partendo dal nulla più assoluto. 


Qualcuno potrebbe pensare che sto esagerando, che papa Francesco ha contribuito lui stesso a crearsi il consenso intorno a se attraverso scelte coraggiose e frasi d'effetto come il "buongiorno" e il "buonasera" o il "buon pranzo" durante i suoi angelus in piazza S. Pietro, anche il suo apparente distacco dalle "ricchezze" vaticane e la sua vicinanza ai poveri sembra avergli fatto guadagnare numerosi punti di gradimento. Ma si sa che fra tanta gente superficiale ce n'è altrettanta più profonda e intellettualmente più acuta, che non si lascia ingannare dagli stereotipi propagandati.

Possiamo dire con assoluta certezza che questo papa sia quello che più di tutti gli altri ha cavalcato l'onda mediatica, e ha fatto dello strumento mediatico un mezzo di assoluta propaganda.


La campagna pauperista iniziale è stato uno dei caratteri più distintivi dei primi periodi del pontificato di Francesco. La scelta di vivere a S. Marta appariva come un atto di semplicità e di distacco dalla "ricchezza" del palazzo apostolico. Peccato però che questa scelta ha fatto schizzare i costi della sicurezza, S. Marta infatti non possiede quei "filtri architettonici" che ha il palazzo apostolico, è un edificio a ridosso del traffico cittadino di via di porta Cavalleggeri, a pochi passi dall'ingresso alla città del vaticano, un rafforzamento della sicurezza è stato per forza di cose necessario. Anche la scelta di utilizzare i suoi paramenti sacri al posto dei più antichi e sontuosi paramenti della sagrestia vaticana non è altro che uno specchietto per le allodole. L'uso della sua mitria vescovile all'inizio ha comportato l'adeguamento e il confezionamento di tutti gli altri paramenti sacri necessari per le celebrazioni papali, quantomeno la casula e le dalmatiche per i diaconi. Alcune mie informazioni mi hanno confermato che le spese della sagrestia vaticana hanno subito un picco con Francesco che non si verificò con Benedetto XVI, che al contrario utilizzava i paramenti storici della basilica senza la necessità di dover confezionare nuovi paramenti.


La simpatia che ha suscitato papa Francesco presso la gente non è stata così tanto maggiore rispetto a quella che ha succitato Giovanni Paolo II o anche lo stesso Ratzinger. Certamente la sua vicinanza ai poveri e agli emarginati ha avuto un peso notevole, ma di certo più incisivo di quanto Giovanni Paolo II possa averlo avuto presso i malati. Le immagini della lunga fila per il saluto a papa Francesco non sono per nulla paragonabili a quelle di Giovanni Paolo II, dove la gente rimase in fila per molte più ore rispetto a papa Francesco. 

Ciò che conta in questi casi è l'emotività che questi eventi suscitano nell'animo dei fedeli, ma non dimentichiamoci che può anche essere costruita ad arte. Papa Ratzinger dopo la sua morte venne quasi del tutto trascurato dai media, ma le file per andare a rendere omaggio al suo feretro non furono tanto meno corpose rispetto a quelle di papa Francesco.

La narrazione giornalistica e mediatica estremamente positiva nei confronti di papa Francesco si scontra però con alcuni fatti che non possono essere negati né taciuti. Innanzitutto bisogna considerare, ed è sotto gli occhi di tutti, che durante il pontificato di Francesco si è assistito ad un crollo vertiginoso e catastrofico delle offerte dell'8x1000, affiancato da un crollo di coloro che si dicono cattolici o in particolare che partecipano regolarmente alla S. Messa domenicale, fatto strano per un papa tanto amato. Evidentemente questo "amore" si fonda su qualcosa che non è la fede cristiana cattolica. Quanto detto è riscontrabile in numerose interviste andate o interventi di commiato andati in onda in tv o diffusi sul web. Uno degli interventi che più mi ha fatto riflettere è stato quello di Claudio Guerini di RDS, che in un suo commovente ricordo di papa Francesco, fa un elogio in rima di tutte le unicità e le particolarità personali e del suo pontificato. Tuttavia nel video girato su Facebook ribadisce il suo ateismo, e rimane addolorato di non essere riuscito a credere nonostante la testimonianza di Francesco. Questo fatto mi fa molto riflettere; possibile che un papa non sappia dare quegli elementi fondamentali che permettono al messaggio cristiano di convertire le anime? Possibile che una persona che apprezza l'uomo Jorge Mario Bergoglio nei suoi gesti unici e dirompenti non sia stato in grado di andare al cuore del messaggio evangelico di conversione? Di fatto una persona che apprezza ed elogia il papa e che dichiara di non essere riuscito a raggiungere la fede non è altro appare come un fallimento per un uomo di chiesa, fermo restando la possibilità sempre concreta che quell'uomo possa comunque aver ricevuto un seme da far germogliare nella sua anima.

La tv o il web sono pieni di esempi come questo appena riportato, un elogio della persona che termina con la morte della persona stessa.

La particolarità della predicazione cristiana sta nel lasciare l'interlocutore con il desiderio di abbracciare lo stile di vita di colui che gli ha predicato il vangelo, ma sembra che questa possibilità con papa Francesco e in generale nei predicatori di oggi sia piuttosto rara.

Molti elementi legati anche al funerale di papa Francesco hanno contribuito non poco a costruire un'emotività molto forte intorno a questo evento e naturalmente al papa stesso. Il fatto di aver scelto di essere sepolto a S. Maria Maggiore ha fatto si che in tanti si sentissero "dentro" a questo evento. Come rimanere indifferenti davanti alle due ali di fedeli, turisti, curiosi o semplici passanti che dalla basilica di S. Pietro a quella Liberiana hanno fatto da cornice al corteo funebre? Una immagine certamente commovente anche per il sottoscritto che questo papa non lo ha per nulla stimato. Ma è una commozione indotta dal contesto non certo da un sentimento sincero. Anche il luogo della sepoltura fa in modo che la tomba sia più "accessibile" rispetto alle tombe delle grotte vaticane. Se cosi non fosse stato probabilmente non ci sarebbero state lunghe file per entrare nei sotterranei della basilica vaticana.

Ad un mese dalla morte di papa Francesco cosa dire? Questo papa è stato così tanto amato come sembra? Ascoltando numerosi talk show mi è capitato di sentire dei commenti piuttosto sorprendenti! Molti commentatori che prima osannavano papa Francesco improvvisamente hanno iniziato a demolirne la sua teologia e la sua linea pastorale e di governo della Chiesa. Molto interessante questo atteggiamento nei confronti di papa Francesco se consideriamo che fino a qualche giorno prima ne esaltavano anche gli starnuti.

Ma ciò che trovo ancora più interessante è il silenzio in cui sembra essere caduto il pontificato di papa Francesco, è pur vero che il suo immediato successore sta catalizzando molto l'attenzione in questo momento, ma sembrerebbe che l'unico a citare papa Francesco sia proprio il solo papa Leone e nessuno più.

Ma alla fine di tutto sto papa Francesco è stato amato o no? E se si da chi?

A mio modesto parere, escludendo quei fedeli che avrebbero amato un qualsiasi altro papa a prescindere, non rimane nessun'altro se non poche categorie ristrette di persone. Gli unici ad averlo amato erano coloro che trovavano in lui uno che non li interrogasse più di tanto nella loro vita interiore. Quegl'atei che rimanevano nelle loro presunte sicurezze ma con una parvenza di vaga spiritualità indefinita, o quelle categorie di persone come trans o prostitute che si sono sentite accolte ma senza nessuno che gli dicesse "va e non peccare più". Quei giornalisti che trovavano in lui una fonte di stravaganze su cui scrivere fiumi di elogi, ma con tutta sincerità sembra che questo papa non ha lasciato per nulla un segno indelebile nell'anima della Chiesa, ne per i suoi discorsi o la sua erudizione teologica o filosofica, ne per le sue omelie o per i suoi gesti.

Sembra evidente quello che da dodici anni viene detto da più parti, ovvero che questo papato è stato un disastro che ha lasciato la chiesa spaccata, divisa, frammentata e confusa. La storia ci smentirà o ci dara ancora più ragione, per ora preghiamo che questo papa appena eletto riesca a farsi guidare dallo Spirito Santo e non dallo spirito del mondo o peggio ancora dallo "spirito del concilio" di cui papa Francesco ne è stato un drammatico strumento di attuazione.


don Bastiano Del Grillo


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giovedì 29 maggio 2025

PETIZIONE LifeSiteNews: chiedere a Leone XIV di abbandonare Traditionis Custodes, liberare la Messa Tradizionale

 

Riceviamo, pubblichiamo e aderiamo.


"I fedeli che ne sono attratti non sono ribelli: sono cattolici che amano la Chiesa e vogliono adorarla come facevano i santi".
QUI per firmare la petizione.
Luigi C.


LifeSteNews, 26 maggio 2025


( LifeSiteNews ) — LifeSiteNews ha lanciato una petizione ai cattolici per chiedere che vengano revocate le restrizioni alla messa latina tradizionale.
Intitolata "Chiedete a Papa Leone XIV di abbandonare la Traditionis Custodes e di revocare tutte le soppressioni della Messa latina", la petizione prende atto delle recenti notizie da Charlotte, Carolina del Nord, in cui il vescovo Michael T. Martin ha annunciato che tutte le Messe Latine celebrate nelle chiese parrocchiali diocesane saranno sospese a partire dall'8 luglio.


"Non si tratta solo di un cambiamento di politica liturgica, ma di un vero e proprio spostamento spirituale", si legge nella petizione. "Per anni, il TLM ha prosperato a Charlotte, attirando un numero crescente di fedeli. La riverenza, la musica sacra e la continuità con secoli di tradizione cattolica hanno arricchito le parrocchie e ispirato vocazioni".
“Eppure ora, sotto l’ombra della Traditionis Custodes , queste fiorenti comunità vengono spinte ai margini, letteralmente e spiritualmente”, si legge nella petizione.
La petizione afferma che "Papa Leone XIV deve sentire dai fedeli cattolici di tutto il mondo" che "il MLT non è una minaccia all'unità", ma che "è un tesoro vivo della Chiesa".
"I fedeli che ne sono attratti non sono ribelli: sono cattolici che amano la Chiesa e vogliono adorarla come facevano i santi", continua.

In conclusione, la petizione chiede a tutti gli interessati di “sollecitare rispettosamente Papa Leone XIV ad abbandonare le ingiuste restrizioni della Traditionis Custodes e a consentire al TLM di prosperare di nuovo”.

La speranza nei confronti di Leone XIV non significa "crisi finita".


In queste prime settimane del nuovo pontificato di Leone XIV sembra sempre più netta la distinzione fra coloro che vedono in lui una perfetta continuità con Francesco e coloro che cercano di porsi in una posizione di cautela senza però nascondere un pizzico di entusiasmo.

Sembra delinearsi una divergenza sempre maggiore nel mondo della tradizione, fra coloro che contestano l'operato di questo papa, considerandolo del tutto modernista e quindi da respingere, e coloro che cercano in tutti i modi di trovare segni su cui fondare degli ipotetici cambiamenti di rotta.

Certo è che alcune scelte e alcuni discorsi di questi ultimi giorni fanno pensare che ad aver ragione siano i primi. La nomina della segretaria del dicastero per gli istituti religiosi e i continui richiami al Vaticano II e ai temi e termini tipici del pontificato di Francesco fanno giustamente pensare che il timone della nave sia rimasto pressoché nella stessa posizione.

Come già detto con altre parole in un recente articolo(Qui), credo che sia del tutto normale a mio avviso che colui che ha preso l'eredità di Francesco e in generale l'eredita dei papi post conciliari, non possa distaccarsi in un battito di ciglia dai temi tipici degli ultimi decenni della Chiesa. Questo, a mio modesto parere evidenzia con tutta ovvietà quello che tutti pensiamo, ovvero che la crisi della Chiesa non si è fermata con l'elezione di Leone XIV. Bisogna solo capire se questo pontificato abbia l'intenzione di porre rimedio oppure no.

Ci sono degli aspetti che però devono essere necessariamente presi in considerazione:

1. La Chiesa non è di origine umana, ma divina, e non la si può ne valutare ne giudicare con le logiche umane.

2. La Chiesa, intesa come popolo e corpo mistico di Cristo, in quanto di origine soprannaturale deve attingere alle virtù proprie del cristianesimo come ad esempio la virtù di speranza.

Questi due aspetti sono fondamentali per evitare due tendenze deleterie:

1. Considerare la Chiesa come un organo del tutto umano, meramente politico e materiale, soggetto alle dinamiche umane fra cui l'adeguamento del pensiero al contesto in cui opera.

2. Ridurre la Chiesa ad uno strumento di propaganda spirituale al pari di tanti altri movimenti e filosofie più o meno antiche.

Nella prima tendenza illustrata, che a noi interessa, si rischia anche in forma del tutto inconsapevole e in buona se non buonissima fede, di dimenticarsi dell'origine divina della Chiesa, pensando che qualsiasi problema interno della Chiesa debba essere risolto tramite strategie e scelte umane più o meno forti e per questo con una certa presunta efficacia. È l'errore in cui cadono quei "tradizionalisti" che sperano di vedere nel contesto odierno un papa alla "S. Pio V" combattivo contro le eresie, capace di scelte forti e autoritarie, che pur nella loro bontà oggi non porterebbero risultati, ma anzi rischierebbero di creare strappi e difficoltà peggiori di quelli attualmente in essere. Bisogna infatti tenere presente che i contesti storici cambiano, e quello che era auspicabile e fruttuoso alla fine del 1500, con grande probabilità oggi non sarebbe altrettanto fruttuoso. L'influenza del papa nel contesto sociale medioevale è drasticamente mutato rispetto all'influenza che il papa può avere oggi. Pensiamo ad esempio alla pena della scomunica, che nel contesto di uno "Stato della Chiesa" che abbracciava territori ampi e includeva ogni contesto sociale, aveva delle implicazioni gravissime sulla vita di colui che veniva condannato. Oggi non è più così; uno scomunicato viene solo escluso dalla vita della comunione ecclesiale, ma non viene estromesso dalla vita dello stato, rimanendo perfettamente inserito in un contesto sociale e a seconda del contesto, addirittura esalta chi è stato censurato con tale pena.


È del tutto evidente che la crisi della Chiesa che oggi viviamo è immutata anche dopo l'elezione di Leone XIV. Non è certamente una mozzetta rossa o il ritorno al palazzo apostolico che sanciscono un ritorno all'ortodossia della fede, ma ben altro.

Se consideriamo la Chiesa per quello che realmente è, ovvero un'opera divina, dobbiamo mettere in atto quegli strumenti soprannaturali che abbiamo a disposizione: la preghiera di intercessione, la preghiera per chiedere la protezione divina della Chiesa, e perché no, domandare anche una straordinaria effusione di Spirito Santo sul Santo Padre appena eletto. Quella cauta speranza che molti stanno dimostrando non è mossa esclusivamente dal fervore di vedere il papa vestito con mozzetta e stola pontificale, forse questo aiuta a ridare dignità alla figura del pontefice, ma non è questo il centro di questa speranza.

La speranza cristiana si fonda sulla certezza che la Chiesa non è di papa Leone come non lo era di papa Francesco, ma è di Cristo. Gridare come forsennati che papa Leone XIV non è diverso dal suo predecessore e con questo soffocare ogni briciolo di speranza lo trovo non solo contro lo spirito cristiano, ma proprio contro Cristo stesso, e contro la promessa che lui ci ha fatto, ovvero che "le porte degl'inferi non prevarranno contro di essa"(Mt.16,18).

Che papa Leone parli di Concilio, di sinodalità, di ponti da costruire, di fratellanza universale, non deve portarci a perdere la speranza, ma nello stesso tempo ci ricorda che la crisi non è finita e che oltre a dover continuare a lavorare e pregare, c'è ancora tanto da soffrire e offrire.


Fra le tante cose in continuità con Francesco rischiamo di non vedere le molte cose in discontinuità che dovrebbero alimentare la speranza. In un video del 2023 (QUI) il card. Prevost sottolineava come non sempre era d'accordo con papa Francesco, e per questo era convinto che Bergoglio non lo avrebbe mai fatto vescovo. Papa Leone nell'omelia di presa di possesso della cattedrale di S. Giovanni in Laterano ha ricordato che "la comunione  si crea in ginocchio"[1]. Non mi sembra assolutamente qualcosa da sottovalutare. Nel discorso pronunciato in occasione del Giubileo delle Chiese orientali ha dato degli elementi importanti per capire la sua visione della liturgia[2]. In merito a questa presunta discontinuità è interessante l'analisi che ha fatto il banchiere Ettore Gotti Tedeschi intervenendo sul canale YouTube "Fede & Cultura Universitas"(QUI il link del video). L'ex presidente dello IOR ha evidenziato delle profonde differenze con il pontificato di Francesco che non si fondano su caratteri esteriori, ma su dichiarazioni spesso diametralmente opposte a quelle di papa Francesco. In Particolare il banchiere ha sottolineato come papa Francesco non aveva un concetto chiaro di "dottrina sociale della Chiesa", e questo come conseguenza di una non chiara definizione di "valori non negoziabili", espressione che come detto dallo stesso Francesco, stentava a comprendere. Gotti Tedeschi evidenzia come la dottrina sociale della Chiesa e la sua missionarietà, si fondano su dei valori assoluti che non possono essere reinterpretati in un contesto sociale più o meno mutato, perché altrimenti perderebbero la loro assolutezza. La difesa della vita ad esempio non cambia con il cambiare del "sentire comune". Se non ho valori assoluti da difendere, dice il banchiere, non ho una dottrina sociale da proporre. Inoltre il concetto di missionarietà di Francesco, non era fondato sulla necessità di portare Cristo al prossimo, emblematica in questo senso è l'enciclica "Fratelli tutti" che uccide le missioni riducendole ad un assistenzialismo vuoto di verità evangelica in favore di una fratellanza fondata su qualcosa di indefinito e per questo instabile. Del resto, sottolinea Gotti Tedeschi, papa Francesco considerava il proselitismo una "solenne sciocchezza" confondendo la missionarietà con l'imposizione forzosa della fede cristiana.

Papa Leone invece, dice l'ex presidente dello IOR, ha dimostrato di avere innanzitutto un concetto cristocentrico del dialogo interreligioso e perciò della vocazione missionaria della Chiesa, il motto scelto "In Illo uno unum" (nell'unico Cristo siamo uno) sottolinea questo cristocentrismo che è alla base dell'unità. Anche la mariologia di Leone appare ben diversa da quella di Francesco per il quale Maria era ridotta a semplice "discepola". Questa mariologia così impoverita da Francesco, secondo Gotti Tedeschi, ha portato al commissariamento e alla soppressione di numerosi istituti tacciati di essere "troppo mariani".

L'interessante intervento di Ettore Gotti Tedeschi mette in luce i numerosi punti di rottura con Francesco e analizza numerosi altri aspetti, ma questi mi sembrano particolarmente interessanti per la nostra riflessione.

Dal mio punto di vista preferisco usare cautela nel gridare ai quattro venti un cambiamento radicale all'orizzonte, ma questo non toglie che ci sono degli elementi su cui fondare una buona e giustificata speranza, che non significa credere che la crisi della Chiesa sia terminata o abbia iniziato ad attenuarsi.

Credo in tutta onestà che non serve fare i cristiani "piagnoni" servono i cristiani con i calli alle ginocchia che non stiano a guardare sul sito vaticano le nomine più o meno corrispondenti ai propri gusti o alle proprie idee, ma che sappiano guidare le nomine e le scelte del papa con i propri sacrifici e le proprie preghiere. Del resto, al contrario di Francesco, questo papa sta dando dei segni positivi che quantomeno ci spronano a credere ancora che la Chiesa sia guidata da Cristo.

Non possiamo fermarci a lamentarci e credere che ormai non avremo mai un papa che risollevi la Chiesa da questa crisi così devastante in cui si trova. Abbiamo un papa che se aiutato potrebbe iniziare a lavorare per porre le basi del cambiamento, che diciamocelo, non può avvenire da un giorno all'altro.

Devo pensare che queste persone che vivono nello sconforto siano sedevacantiste? Devo credere che queste persone vivano un cristianesimo da intellettuale da YouTube? Devo pensare che queste persone che si lagnano per ogni trave nell'occhio del papa non vedano le sequoie nei propri occhi?

Per favore, se volete il bene della Chiesa e delle anime lamentatevi di meno e pregate di più... ci rivedremo (forse) dall'ortopedico a curare le ginocchia scassate dalla preghiera.

don Bastiano Del Grillo 


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[1] Cfr. OMELIA DEL SANTO PADRE LEONE XIV, Basilica di San Giovanni in Laterano, 25 maggio 2025

[2] UDIENZA AI PARTECIPANTI AL GIUBILEO DELLE CHIESE ORIENTALI, Aula Paolo VI, 14 maggio 2025

Le economie poco economiche di papa Francesco



Successivamente all'elezione di papa Francesco in molti, me compreso, hanno subito evidenziato come la scelta di Francesco di vivere a S. Marta recava un danno consistente in termini economici alle casse vaticane. Al tempo ricordo che molti ci tacciavano per complottisti, nemici del papa o gente che sparava fango gratuitamente sul Santo Padre.

Ora che papa Francesco è morto stanno venendo a galla tutte quelle cose ovvie che però nessuno vedeva, o preferiva non vedere, ma che erano sotto gli occhi di tutti, ovvero che papa Francesco più che essere povero usava i soldi per apparire povero. 

Nelle scorse settimane, diverse testate giornalistiche, fra cui "Libero Quotidiano", "HuffingtonPost", "Corriere Della Sera" solo per citarne alcune, hanno pubblicato diversi articoli nei quali si fanno notare gli enormi buchi di bilancio del vaticano, buchi che ammonterebbero a circa 70/80 milioni di euro. Con grande sorpresa (per loro e non per noi), una voce che ha destato l'attenzione riguardava proprio le spese relative alla gestione di S. Marta e di tutto l'"Amba Aradam" intorno alla residenza di papa Francesco (garanzia della sicurezza del pontefice, lavori di adeguamento, impossibilità di utilizzare il secondo piano per gli ospiti di passaggio ecc.). Quello che doveva essere un albergo si è trasformato in un sistema mangiasoldi il cui motore era proprio il "papa dei poveri e dei bisognosi".

Il rifiuto da parte di papa Francesco di vivere al palazzo apostolico cosi come evidenziato dal sito "infovaticana.com" riprendendo a sua volta un articolo de "IlTempo.it" ha portato ad un aumento vertiginoso delle spese papali (fra costi e perdite) stimate intorno a 200.000€ al mese per un totale stimato di poco meno di 30 milioni di euro in 13 anni. La residenza di S. Marta infatti ha necessitato di un aumento di numero di gendarmi e guardie svizzere per il servizio di sicurezza, adeguamento degli spazi destinati al pontefice con conseguente ristrutturazione completa per realizzare una sala di rappresentanza, una cucina, uno studio sufficientemente attrezzato ecc. Tutto questo ha portato ad occupare l'intero secondo piano della struttura alberghiera voluta da Giovanni Paolo II, e questo con un'altra conseguenza: l'impossibilità di destinare le stanze ad ospiti di passaggio con la conseguente perdita di introiti dovuti al pagamento dell'alloggio.

Secondo alcune notizie frammentarie non confermate, quando Benedetto XVI si dimise nel 2013, lasciò un debito stimato di circa 30 milioni di euro, com'è possibile allora che la "spendig review" di papa Francesco ha ottenuto l'effetto contrario? In realtà è una concatenazione di cause che ha portato a questo enorme buco, alcune già accennate fra cui il calo vertiginoso delle entrate dell'"obolo di S. Pietro".

Il capriccio di papa Francesco di vivere a S. Marta ha certamente avuto degli effetti positivi in termini di "consenso mediatico", ora mi domando: ma le persone ingannate da questa "politica della povertà" ora che sono informate degli sprechi del "papa povero" o meglio del "papa pauperista", saranno ancora in grado di dire: "ma quanto è stato bravo e umile papa Francesco che ha rifiutato il lusso?" Con quale faccia tosta continueranno a dire che era meglio Francesco rispetto a Benedetto che invece utilizzava l'oro addosso? E già perché qui non si è ancora parlato delle finanze legate alla sagrestia vaticana che ha visto buttati al macero i sontuosi e storici paramenti della basilica per fare spazio gli stracci apparentemente poveri ma costosi confezionati ex novo per la volontà pauperista di Francesco.

Come se non bastasse fonti interne al vaticano hanno fatto emergere anche come papa Bergoglio si sia rifiutato di autorizzare qualsiasi lavoro di manutenzione all'appartamento del palazzo apostolico, con conseguenze che i giornali hanno portato alla ribalta: infiltrazioni d'acqua, muffe, intonaci e lastroni di marmo caduti o in procinto di cadere ecc. Un vero e proprio disastro che evidenzia un disprezzo dei beni altrui di cui lui era amministratore e non padrone assoluto.

Cari figli miei, se una volta si diceva che non tutto quel che luccica è oro, oggi mi viene da dire che non tutto quello che è visivamente povero è realmente economico. Si racconta che papa Pio XII sotto la sua veste talare aveva le camice consunte e rattoppate dalle suore, e come lui tanti altri papi. Ma al contrario, quando lo stesso papa doveva uscire per le celebrazioni pubbliche, cosciente del suo ruolo di vicario di Cristo in terra, sembrava la "Regina di Saba", perché un conto è fingersi povero e un conto è avere uno stile di vita povero che non intacchi il prestigio del ruolo che si ricopre, sono due cose molto diverse. Quando S. Pio X ha sistemato e modernizzato l'appartamento al palazzo apostolico, lo aveva fatto proprio per dare al pontefice un luogo stabile, sicuro, accogliente, dignitoso e funzionale dove esercitare il suo ministero, ma soprattutto un luogo che non fosse economicamente esoso per le casse vaticane. L'arredamento antico e prezioso è frutto del tempo e non di acquisti indiscriminati presso avidi antiquari, un po' come accadeva spesso nelle case delle nostre nonne, dove i tanti anni trascorsi in quel luogo avevano permesso di accumulare pezzi di arredamento importanti.

Ciò che lascia l'amaro in bocca in questa vicenda è che queste "politiche di povertà" di papa Francesco erano già state denunciate da molti di noi nella loro esosità e considerate solo di facciata, cosa che adesso guarda caso, sta venendo fuori. La differenza sta nel fatto che chi denunciava questo atteggiamento ipocrita, veniva bannato come un nemico complottista del povero papa Francesco. Nemmeno avete idea quanto mi scoccia dire "avevo ragione io", ma in questo caso non posso non dirlo, e siamo solo all'inizio!

Chissà quante altre cose verranno a galla, e chissà quanti si sentiranno traditi da questo papa che loro ritenevano il migliore che ci poteva essere. Cari figli miei, aprite gli occhi!

Con l'arrivo di papa Leone finalmente il pontefice tornerà ad abitare al palazzo apostolico, speriamo sia uno dei primi segni di un ritorno ad una normalità, almeno formale per ora, e di una inversione di tendenza rispetto ad un pontificato che ha portato un disastro oltre che spirituale anche materiale.


don Bastiano Del Grillo


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giovedì 22 maggio 2025

Il papato e la politica; quando il giornalismo è fallace.


Si sente dire spesso che la Chiesa con i suoi papi ha sempre fatto politica. È vero non si può negare, ma nemmeno la trovo una cosa tanto negativa. Quello che oltremodo trovo divertente è il fatto di valutare l'elezione di un papa e il suo pontificato con le categorie politiche.

Questa riflessione, che già avevo fatto per conto mio, mi è stata sorprendentemente confermata da un personaggio politico appartenente ad uno schieramento molto lontano, e spesso anche in antitesi, alla Chiesa cattolica.

Nella trasmissione televisiva di Giovanni Floris "DiMartedì" andata in onda nei giorni scorsi, è stato ospite Fausto Bertinotti ex segretario del partito comunista, che ha detto esattamente quello su cui riflettevo anch'io, ecco le sue parole:

«secondo me la politica troppe volte trascura l'elemento spirituale, nel senso che tende a leggere la dinamica interna alla religione, in questo caso al cattolicesimo, secondo i canoni della politica, cioè quelli che lei conosce, e quindi applica [i concetti] "destra-sinistra", "conservatore-reazionario", che sono delle categorie non solo grossolane, [ma] fuorvianti, perché non consentono di andare alla radice del messaggio cristiano di cui la Chiesa è così fortemente portatrice.»


Il senso di queste parole, come dice lo stesso Bertinotti più avanti nell'intervista, è riferito alla decadenza e alla disgregazione della società e della politica, contrapposta alla solidità e alla potenza della Chiesa ad essere, o quantomeno ad apparire come "comunità" che unisce sotto un'unica bandiera (la fede) e aggrega schiere numerose di fedeli. A mio modesto parere ritengo questo discorso con i dovuti distinguo, perfettamente calzante.

Valutare ciò che accade nella Chiesa con i canoni o le procedure tipiche della politica depaupera la Chiesa e il messaggio stesso del vangelo di cui essa è promotrice. Questa operazione adombra la missione della Chiesa fino a farla sparire dietro le concezioni umane e i giochi di potere. E' vero che in tempi passati la Chiesa soprattutto in Europa, aveva un ruolo fortemente politico legato a giochi di potere, ma lo scacchiere geopolitico e le dinamiche internazionali dei tempi passati erano molto diverse rispetto ad oggi. Lo stato della Chiesa si muoveva in uno scenario che oggi è mutato, e il suo regno era spesso al pari di tanti altri regni, ma questo non deve influenzare la nostra visione su ciò che è oggi la Chiesa. Tutto questo appartiene ormai ai libri di storia e pur influenzando non identifica in tutto il ruolo profondo della Chiesa del terzo millennio.

Il fatto di aver eletto un papa statunitense viene riletto da molti giornalisti come un'operazione politica di contrasto nei confronti dell'attuale presidente USA Donald Trump. Ma la medesima cosa si diceva, con grandi similitudini, nei confronti di Giovanni Paolo II in relazione al comunismo, o di Francesco nei confronti delle politiche migratorie. Cosa si sarebbe detto se dalla loggia centrale fosse uscito il card. Pizzaballa? Probabilmente che era stato eletto il patriarca latino di Gerusalemme per dare un segno forte nel conflitto israelo-palestinese.

Ma forse questa volta la Chiesa ha pensato un po' più a sé stessa, scegliendo un nome che come al solito e come era prevedibile, non era stato preso in seria considerazione quasi da nessuno. Il fatto che sia statunitense alla fin dei conti può dire tutto o niente.

La Chiesa non sceglie in maniera democratica il suo capo, tantomeno lo sceglie secondo gli schieramenti destra-sinistra di cui giustamente parla Bertinotti. La Chiesa oltremodo non può essere divisa così alla spicciola in progressisti e conservatori perché, pur entrando nelle questioni politiche e sociali, non è affatto guidata da ideologie di stampo politico, semmai è guidata da ideologie teologiche che a volte possono essere rilette come ideologie politiche, ma che di politico hanno poco o nulla. 


Emblematici in questo discorso furono le accuse mosse da una certa politica fra gli anni '90 e i gli anni 2000 nei confronti di Giovanni Paolo II, del card. Camillo Ruini e successivamente anche di Benedetto XVI in merito al caso del fine vita, dell'aborto e dell'approvazione dei "PACS" e dei "DICO" per il riconoscimento delle coppie omosessuali. Si accusava la Chiesa di far politica, quando invece non faceva altro che intervenire su argomenti che coinvolgono la morale cattolica di cui il papa e i suoi collaboratori sono chiamati per loro natura ad esserne difensori. Se difendere la vita dal suo concepimento fino alla sua fine naturale significa far politica, allora si, la Chiesa fa politica, se difendere la famiglia naturale significa far politica, allora si, la Chiesa fa politica, se difendere la dignità umana o i diritti dei lavoratori significa far politica, allora si, la Chiesa fa politica.


Cercare però di leggere le dinamiche interne della Chiesa e le sue relative scelte, in chiave sempre e solo politica rischia di portare fuori strada, e questo è dimostrato dal modo con cui i media hanno gestito la comunicazione intorno al conclave. Quasi la totalità dei giornalisti hanno fatto pronostici sui possibili papabili dando addirittura ipotetiche percentuali. Alcune testate giornalistiche hanno perfino dato dei titoli del tipo: "parolin sale, zuppi scende" come se ci fossero dei sondaggi fra il popolo elettore. Peccato però che a questi "giornalai" sfugge un particolare di non poco conto, ovvero che non è il popolo a scegliere il proprio capo spirituale. Un atteggiamento questo che fa ridere i polli e che tradisce la volontà di ricevere solo facili "click" sui loro titoli.

Il Vaticano è si uno stato, ma non si può ridurre l'opera di tutta la Chiesa al governo del singolo stato Vaticano, perché la Chiesa è tutt'altro, è un opera spirituale, ha delle logiche spirituali che si possono condividere o no, ma soprattutto la sua influenza non è circoscritta a dei confini nazionali. Se non consideriamo questo aspetto non si comprenderà mai il potere della Chiesa, che trascende il potere politico. Tale potere infatti rimarrebbe anche nel caso in cui (ed è già avvenuto) la Chiesa venisse privata totalmente del potere temporale come avvenuto dopo la presa di Roma del 1870. In quel periodo la Chiesa aveva perduto il potere temporale, ma non certo quello spirituale che continuava ad esercitare pienamente sulle coscienze dei fedeli cattolici.

La Chiesa va guardata da un'altra prospettiva, che è quella soprannaturale, come organo non solo di un governo inserito nello scacchiere politico internazionale, ma come promotrice di valori religiosi prima ancora che culturali. Valori che hanno dimostrato la loro efficacia sia in ambito sociale che in ambito politico, valori che spesso sono stati accolti e inseriti nei piani politici degli stati.

La Chiesa è questo: un faro nella notte che irradia una luce non propria ma divina, che non può essere spenta nemmeno dagli scandali provenienti dai suoi stessi membri. A questo proposito sant'Ambrogio definiva la Chiesa "casta meretrix" ovvero una casta prostituta, o come interpretano altri "santa e meretrice", ma questo non significa che il suo messaggio non sia valido, al contrario, è valido proprio perché i suoi primi destinatari sono coloro che ne fanno parte in quanto battezzati.

Campanile di S. Paolo fuori le mura
ispirato al faro del porto antico di Claudio ad Ostia.
L'idea dell'architetto Luigi Poletti era di associarlo
alla figura di S. Paolo definito "luce delle genti". 


Faro del porto antico di Claudio ad Ostia

Quando la Chiesa parla di difesa della vita, di diritti dei lavoratori, di giustizia o di verità, lo fa in riferimento al vangelo, e non ad una vaga ideologia umana o politica, e se questo è interpretato come un'ingerenza della Chiesa nella vita politica di uno stato, significa non conoscere o non aver capito nulla del vangelo di Cristo.

In conclusione sembra evidente che pur trattando temi di carattere politico, il modo di agire della Chiesa non può essere in alcun modo interpretato e circoscritto all'interno dei canoni della politica, perché questo come ampiamente dimostrato, porta fuori strada e pone in una condizione nella quale ci si inganna. In un epoca e in un occidente in cui la spiritualità è stata accantonata, a favore di un fuorviante culto dell'uomo, sembra strano pensare ad un'organizzazione che non sia solo umana e politica. Recuperare la visione di Chiesa come riferimento spirituale aiuterebbe a non cadere in errori di valutazione così grossolani, oltre che a riscoprire la vita interiore come fondamento su cui costruire una società di vera pace e concordia.


don Bastiano del Grillo


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