Documenti della Chiesa

lunedì 21 aprile 2025

IL PAPA È MORTO, Oremus pro pontifice defuncto!


Dalle pagine di questo blog in più occasioni ho mosso ampie ed aspre critiche al pontificato di Papa Francesco, ora che il Papa è morto desidero fare una brevissima riflessione.

La morte del pontefice ci pone davanti ad una verità inoppugnabile, siamo solo una breve parentesi su questa terra, e se questo vale per qualsiasi mortale, possiamo dire che valga ancora di più per colui che assume il compito di guida suprema della Chiesa. Come sappiamo il Santo Padre non è il padrone della Chiesa, nemmeno il suo capo esclusivo. La Chiesa è si guidata dal Papa ma in qualità di vicario di quello che è il pastore assoluto che è Cristo! Ciò significa che anche il papa, per quanto possa essere osannato, idolatrato, e "santificato" dal giudizio dei fedeli, deve necessariamente essere sottoposto ad un giudizio supremo da parte di Dio.

In questo momento in cui il S. Padre Francesco ha terminato il suo cammino terreno certamente si troverà davanti al giudice supremo, di fronte a quel tribunale inappellabile e infinitamente giusto. Il pontificato disastroso appena concluso è certamente qualcosa di cui il S. Padre ora dovrà rendere conto.

Non serve ora stare a sottolineare nuovamente le contraddizioni, le incongruenze e le vere o presunte eresie di questo Papa, quello che ora ritengo sia necessario è pregare per la sua anima, con la speranza che prima di morire abbia avuto modo di convertirsi e chiedere perdono dei numerosi atti compiuti in questi anni che hanno portato la Chiesa nel baratro in cui si trova. Sono pienamente cosciente che lui non è il solo a dover rendere conto a Dio della situazione attuale, ma senza alcun dubbio Francesco ha accelerato in maniera impressionante il declino della Chiesa cattolica. 

Preghiamo per la sua anima, e in particolare preghiamo perché il buon Dio ci doni presto un papa santo che inizi a restaurare l'edificio spirituale del corpo mistico di Cristo.


don Bastiano Del Grillo 


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sabato 19 aprile 2025

Il prete è fatto per la Messa e non c'è Messa senza sacerdote.


In questi giorni non si può non fare una riflessione su ciò che la Chiesa celebra nei riti della settimana santa, il giovedi e il venerdì santo realizzano in pieno il dono della salvezza, sono giorni in cui si pone al centro l'istituzione dell'eucaristia, ma contestualmente anche l'istituzione del Sacramento del sacerdozio ministeriale, Sacramenti che sono in stretta correlazione fra loro e che incorporano in se il mistero della passione, morte e Risurrezione di Nostro Signore. Non possiamo pensare all'eucaristia slegandola dal sacerdozio e dal sacrificio,  sono tre aspetti inscindibili al quale si aggiunge anche l'aspetto  pasquale della risurrezione. Cristo istituendo il Sacramento del suo sacrificio ha istituito anche il Sacramento di coloro che questo sacrificio devono offrirlo, le due cose sono così strettamente interconnesse che non si può guardarle se non nella loro unità. Il sacerdote esiste perché esiste la S. Messa, ma nel contempo la S. Messa esiste quando il sacerdote offre il sacrificio della Messa.

La concezione protestante, che oggi sta dominando anche nella mentalità cattolica, ha voluto eliminare sia il concetto di sacrificio e di conseguenza anche il ruolo del sacerdote ad esso connesso, per dare risalto al carattere conviviale del banchetto pasquale, che pur essendo presente, non può essere l'unico da sottolineare come spesso purtroppo accade. Pensare ad una chiesa priva del sacrificio significa eliminare il concetto di religione inteso come legame soprannaturale con il Dio vivo e vero. Il concetto di sacrificio offerto a Dio è alla base della vita soprannaturale, noi infatti non possiamo non sentire la necessità di offrire a Dio qualcosa, anche la più piccola cosa, la necessita di offrire a Dio qualcosa è insita nella natura stessa dell'uomo, lo scopo risiede nel desiderio piu profondo di piacere a Dio affinche perdoni e cancelli il peccato, o piu in generale per raggiungere un fine ultimo che al momento è per noi irraggiungibile con le sole nostre forze. Per questo motivo esiste il sacerdote, per collegare la terra al cielo attraverso un'offerta perfetta che non è altro che la vittima capace di redimere le anime con il suo stesso sangue. Questa vittima è Cristo stesso, e dato che lui ha voluto offrirsi volontariamente in sacrificio è nel contempo anche l'offerente, ovvero il primo, unico, vero e perfetto sommo sacerdote. L'uomo che riceve l'ordine sacro del sacerdozio non solo partecipa a questo sacerdozio divino, ma presta le sue membra, i suoi gesti e le sue parole affinché questo sacerdozio divino continui l'offerta fino alla fine del mondo.

Il sacerdote cattolico è un prolungamento visibile nel tempo del sacerdozio sommo di Nostro Signore, per questo motivo diciamo che il sacerdote agisce in "persona Christi" perché nel momento in cui celebra il divino e santo sacrifico della Messa è Cristo stesso che agisce attraverso di lui! Che mistero incredibile! Che dono immenso per l'umanità sapere di avere immezzo a sé la presenza di Cristo nei suoi ministri! 

A buon ragione Padre Pio diceva che se non ci fosse più la S. Messa il mondo crollerebbe, perché significherebbe che Dio non sosterrebbe più il mondo stesso!

Recuperare la visione tradizionale del sacerdozio cattolico equivale a una presa di coscienza della missione della Chiesa, quella di portare le anime a Cristo e quindi alla salvezza!

Il prete pertanto non può e non deve ridursi ad essere uno che da servizi sociali alla comunità, spesso le organizzazioni civili già assolvono alle esigenze materiali di una comunità, e il sacerdote rischia di essere uno fra tanti. Il prete è chiamato ad offrire un "servizio" in più; a condurre le anime a conoscere amare e servire Dio per poi goderlo per l'eternità. Il sacerdote può anche usare i mezzi ludici e ricreativi che una parrocchia puo mettere a disposizione per giungere a questo scopo, ma se si riduce a guardare il mezzo rischia di dimenticare il fine del suo apostolato. 

La nostra preghiera per i sacerdoti è che siano prima di tutto santi, devoti, lontani dalle logiche mondane, dai lussi, dall'apprezzamento del mondo, ma capaci di vivere il sacrificio nella propria vita, di offrirsi insieme alla vittima e al sommo sacerdote che è Cristo. Il sacerdote, così come la liturgia di ordinazione dice, deve essere capace di imitare ciò che celebra, e di confermare la propria vita a quella del Cristo, ecco perché è importante che la liturgia sia espressione profonda del sacrificio della croce, solo la croce conduce alla santità perché è da lì che scaturisce il sangue che santifica e vivifica le anime. Nella liturgia moderna tutto questo non avviene, o quantomeno è messo in ombra da un protagonismo e da un clima gioviale che nulla ha a che fare con la croce di Cristo. Maria non  ballava e non cantava canzonette mentre si operava la crocifissione e la morte del figlio!

Conservare la liturgia tradizionale significa dare vita alla Chiesa attraverso l'autore della vita stessa che offre il suo sangue come linfa vitale. Eliminare o mettere in ombra l'aspetto sacrificale della S. Messa cosi come avviene nel "novus ordo" non permette nemmeno di comprendere il carattere pasquale, che come detto prima è presente anch'esso nella celebrazione. Del resto bisogna riflettere sul fatto che ciò che ha operato la nostra salvezza non è la Pasqua ma il sacrificio; la Pasqua è l'elemento che permette a noi di avere la fede, ma non la redenzione che è appunto realizzata con l'offerta della vittima. 

La concezione della nuova liturgia postconciliare riflette la paura dell'uomo di oggi di guardare in faccia la sofferenza in tutte le sue forme, e di conseguenza la nuova Messa non deve far trasparire nulla che possa ricondurre alla passione. Ma questa mutilazione depaupera pericolosamente il mistero Pasquale, paradossalmente lo priva del fondamento naturale del gaudio soprannaturale. Anche le scritture ci ricordano in più passi come la gioia nasce dalla tribolazione, e Cristo stesso ci dice che chi vuole entrare nella gloria deve necessariamente caricarsi della croce, altrimenti la nostra gioia è vuota. Il gaudio cristiano si fonda e prende vita dalla liberazione dal peccato che è stato operato dal sacrificio. È quindi fondamentale celebrare il sacrificio per comprendere la Pasqua.

In tutto questo il sacerdote non è colui che "presiede", perché questa idea prettamente moderna porta in sé il concetto che anche qualcun altro può prendere il suo posto. Il sacerdote è colui che celebra, che offre a nome del popolo la vittima santa e immacolata, che presta sé stesso al Cristo affinché si ripresenti quel santo sacrificio. Ecco spiegato anche il motivo per il quale il sacerdote si riveste di altri indumenti per celebrare la S. Messa. Non c'è più il "don" di turno all'altare, ma Cristo stesso. I paramenti sacerdotali "velano" la persona del sacerdote per far spazio alla persona di Cristo, proprio per questo diciamo che il sacerdote sull'altare è "un'altro Cristo".

Il Triduo Pasquale non è solo una ricorrenza annuale, ma una celebrazione e riattualizzazione dei misteri più alti della nostra Fede, misteri che inglobano i misteri del sacerdozio e dell'eucaristia, fondendoli in un connubio di soprannaturalità che unisce in maniera mistica il cielo e la terra, l'eternità e il presente. 

don Bastiano Del Grillo


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venerdì 11 aprile 2025

Una Chiesa in braghe di tela

La recente apparizione di papa Francesco nella Basilica vaticana non è certo passata inosservata, mai nella storia, almeno da quando esistono le immagini fotografiche e le registrazioni video, si era visto un papa presentarsi in "borghese" al cospetto dei fedeli. Un pudore questo che nasce dal profondo rispetto che si deve avere per la figura del papato e del pontefice che ricopre questo compito. Lo sappiamo che Francesco non è legato a queste cose, e la recente visita ai lavori di restauro della basilica non solo ne è la dimostrazione, ma è stata per lui anche l'occasione da non perdere per continuare quest'opera di demolizione e liquidazione del papato e in generale della Chiesa Cattolica.

Quello che in molti non capiscono è che dietro a tutto questo c'è un idea bene pensata per ridurre la figura del pontefice a quella di un uomo di pari dignità a quella di tutti gli altri, cosa che teologicamente è profondamente falso. Il papa infatti non è un uomo malato come gli altri, nemmeno la Regina Elisabetta II si è mai fatta ritrarre in vestaglia con i calzettoni o con uno scialle sulle spalle. C'è una dignità che nasce dal ruolo che si ricopre. Ricordiamo infatti ai più distratti che il papa oltre a tanti altri titoli e incarichi, è il vicario di Cristo, capo supremo della chiesa universale e un capo di stato. Non può e non deve sminuire ciò che è, la malattia che vive non è un buon motivo per mostrarsi in "braghe di tela". Questo gesto assume un significato ben preciso e molto pericoloso per la coscienza dei fedeli. Questo papa negli ultimi anni non ha fatto altro che demolire a suon di dinamite tutto quello che i suoi predecessori hanno faticosamente costruito. Il papa rappresenta una istituzione soprannaturale e assume un compito che è il più alto compito che un uomo può assumere, e non può mostrarsi al pari dello zio Peppino ricoverato nella casa per anziani "Villa Serena".

Parliamoci con franchezza, nessuno vuole che papa Francesco si presenti con camauro e cappa, ma non sarebbe stato per nulla complicato indossare una veste talare e un plaid bianco, invece di presentarsi in calzoni neri, ciabatte e un orribile poncho a righe! Lo zio Peppino di "villa Serena" nelle stesse condizioni di salute si sarebbe certamente vestito con molta più dignità, ma zio Peppino non è né papa, né capo di stato, né vicario di Cristo!

Ma osservado il contesto della Chiesa di oggi verrebbe da dire che in realtà questo gesto da parte del papa non sia così strano. Da quando si è chiuso il concilio siamo abituati a vedere sacerdoti, religiosi e vescovi, sempre meno "identificabili", molto lontani da quell'immagine classica del sacerdote in talare. La cosa assume ancora più gravità quando vediamo la dignità sacerdotale completamente calpestata da coloro che celebrano messa in tuta da ciclista piuttosto che in costume da bagno su di un materassino in mezzo al mare. Anche i vescovi purtroppo non si risparmiano in questa demolizione dignitaria dell'ontologia dell'ordine sacro. Qualche anno fa il noto blog messainlatino.it pubblicò una fotografia di mons. Nicolò Anselmi che giocava a calcio a petto nudo mostrando tralaltro un fisico tutt'altro che atletico. Appare ovvio che in questo scenario, un vescovo che vada in giro con la croce pettorale nel taschino sembra del tutto innocente, e in questo panorama di secolarizzazione completa dei ministri sacri vedere il papa in pantaloni ciabatte e poncho non sembra sia qualcosa di cui indignarsi.

Tutto questo mostra come la Chiesa sia coerente con il pensiero modernista e neo protestante post-conciliare. Di fatto siamo sempre più davanti ad una protestantizzazione della Chiesa, che vuole preti, vescovi e il papa stesso, sempre meno "ministri sacri" e sempre più uomini del mondo o utilizzando le parole di papa Francesco, sempre meno "clericali". Papa Francesco infatti vuole eliminare quell'aurea sacra dei ministri di Dio che nasce dall'essere stesso della natura sacerdotale di cui lui stesso è investito, è come se volessimo coprire una statua d'oro con degli stracci vecchi, la statua continuerà ad essere d'oro anche con quella robaccia posta sopra.

Non sarà certo papa Francesco a cambiare l'essere delle cose, ma di certo è riuscito a demolire quella comune venerazione verso il vicario di Cristo frutto dell'essenza stessa del compito affidatogli da Cristo stesso. Qualcuno potrebbe obiettare che in molti ammirano e venerano papa Francesco, è vero però che questa ammirazione in fondo è strettamente collegata non alla sua autorità e alla sua autorevolezza ma alla volontà di apparire per quello che non è ovvero un uomo uguale agl'altri.

Quindi cari figli miei, non pensate che il gesto di papa Francesco sia un gesto innocuo, cadreste in una trappola demoniaca, pensate piuttosto che questo gesto è un mezzo per portare il mondo a credere che il papa non è un uomo di Dio, e che non è tanto diverso da un qualsiasi leader politico, e questo purtroppo non è altro che il pensiero di tanti, e gesti del genere hanno solo lo scopo di confermarlo in maniera meno esplicita ma di certo più efficace!

don Bastiano Del Grillo 


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domenica 23 marzo 2025

Morte desiderata non arriva mai!!

 

A Napoli si dice che "morte desiderata non arriva mai", chiariamo subito che qui nessuno desidera la morte di nessun'altro, tantomeno del papa. Che papa Francesco abbia gravi responsabilita nella crisi della chiesa non c'è ombra di dubbio, dalle pagine di questo blog ho alzato diverse critiche anche in maniera aspra, ma dal criticare il papa all'augurargli la morte c'è una bella differenza. Nostro Signore ci ha insegnato ad amare i propri nemici e pregare per loro, quindi tengo a precisare senza equivoci che qui nessuno vuole la morte di papa Francesco, che preghiamo per lui affinché il Signore gli dia lume e si converta e viva!

Nelle scorse settimane si sono succedute numerose voci che davano papa Francesco ormai morto, ipotesi che mi sono sempre rifiutato di credere, ebbene da quello che abbiamo visto oggi queste pericolose illazioni sulla sua presunta morte sono definitivamente smentite. Senza fare inutili polemiche ritengo semplicemente che avrebbe potuto farlo prima  del resto lo avevo già detto nel post precedente. 

A questo punto sembra aprirsi uno scenario piuttosto inquietante per coloro che ne hanno dette di cotte e di crude sulla sua salute, sulle ipotetiche dimissioni e sulla presunta morte del pontefice, cosa diranno ora tutti quei "sedemortisti" che davano papa Francesco già dentro la cassa? Con che faccia si presenteranno in udienza davanti a lui? Quanta cipria servirà per coprire il rossore del viso di quei cardinali che già stavano preparando le valigie per Roma in vista del conclave? Adesso ci sarà da divertirsi! Vediamo quante teste il papa farà rotolare!

La verità è che i napoletani non si sbagliano mai! Se desideri la morte di qualcuno questo qualcuno non stirerà mai i piedi, e appena possibile te la farà pagare! E considerando il carattere fumino di Francis c'è da aspettarsi di tutto! 

Si prevedono aggiornamenti...

don Bastiano Del Grillo 


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venerdì 7 marzo 2025

Il messaggio audio di papa Francesco. Quando la toppa è peggiore del buco.

La sera di giovedì 6 marzo in piazza San Pietro in Vaticano è stato diffuso un messaggio audio di papa Francesco con l'intenzione, secondo alcuni, di fugare le malelingue circa la presunta morte già avvenuta del papa, o le polemiche relative al fatto che il pontefice non si mostra ai fedeli.

Il messaggio tuttavia invece di placare gli animi, sembra aver avuto un effetto del tutto opposto. Leggendo infatti i commenti sotto i video pubblicati su youtube contenenti il messaggio audio, sembra che la maggior parte degli utenti considerino falso tale messaggio, addirittura alcuni sostengono che sia stato generato con l'intelligenza artificiale.

Numerosi interrogativi nascono dal fatto che il messaggio sia stato pronunciato in spagnolo, e non in italiano come invece il papa usa parlare solitamente. Altri sostengono che la qualità non è paragonabile agli standard odierni di registrazione anche tramite un semplice smartphone, altri ancora ritengono che lo stato di sofferenza per quanto grave, non giustifica la scelta di non mostrarsi in un video.

Non entro nella diatriba, ma mi domando: è così complicato per il papa mostrarsi per pochi secondi dietro la finestra dell'ospedale? Ma perché ostinarsi a mettere delle toppe peggiori del buco? Se è vero che il papa si alza, fa colazione, legge i giornali, va in cappella a pregare, riceve i suoi collaboratori e firma decreti e nomine dei vescovi, possibile che non possa alzarsi e passare 20 secondi davanti la finestra e fare "ciao ciao" con la manina?

Il papa ha per caso timore di desacralizzare la figura del pontefice facendosi vedere sofferente o con le cannule al naso? Si vergogna di farsi vedere col pigiamino ad orsacchiotti? Non si preoccupi santità, la figura del pontefice l'avete già bella che demolita nel corso di questi anni di pontificato, mostrarvi sofferente ai fedeli che vi hanno tanto amato e idolatrato non farebbe altro che farvi guadagnare ulteriori "punti santità".

Mi rifiuto di pensare che il papa sia già morto e che gli avvoltoi si stiano cibando delle sue carni, ma per l'amor di Dio, finiamola co sta pagliacciata!

Se il papa è vivo fatecelo vedere, e se è morto avviate subito la macchina della sede vacante. Ma diamo un taglio a tutto sto bordello che ha solo il sapore delle peggiori pagine di romanzi horror!


don Bastiano Del Grillo 


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venerdì 21 febbraio 2025

Figli e figliastri nelle stanze vaticane, il caso Marko Rupnik

 

Che in Vaticano si usino da tempo due pesi e due misure è noto a molti, ma ultimamente c'è un caso particolare che continua a destare particolare indignazione.

Stiamo parlando del caso di Padre Marko Ivan Rupnik, sacerdote sloveno della "compagnia di Gesù" (Gesuiti) conosciuto in tutto il mondo per aver realizzato numerosissime opere d'arte. Una delle più conosciute in Italia ad esempio, è la decorazione della cripta dov'è conservato il corpo di Padre Pio e la scala che porta ad essa, mentre in Francia ha realizzato la facciata e i portali della Basilica del Rosario a Lourdes.

Ma ciò che ha portato alla ribalta questo sacerdote/artista è stato un procedimento canonico portato alla luce dal sito silerenonpossum.com il 1 dicembre 2022 (QUI), e successivamente confermato dalla compagnia di Gesù in un comunicato del 5 dicembre 2022 (QUI). Il padre Gesuita fu accusato di aver assolto il complice nel peccato contro il 6° comandamento, reato per il quale si incorre nella scomunica latae sententiae. Questa scomunica è stata tolta dal Dicastero per la Dottrina della Fede a seguito del pentimento del Sacerdote.

La vicenda però non finì qui, Ulteriori testimonianze infatti fecero emergere un quadro preoccupante di abusi e violenze psicologiche e sessuali nei confronti di un numero molto considerevole di suore[1]. Nel contempo la Compagnia di Gesù comminò dei provvedimenti restrittivi nei confronti del padre, che però vennero ripetutamente disattesi, e come conseguenza padre Rupnik venne espulso dalla Compagnia di Gesù[2].

Altri dettagli emersero su questa vicenda che complicarono ulteriormente la posizione del padre, al punto che molti vescovi pensarono addirittura di oscurare le sue opere, operazione che onestamente ritengo del tutto stupida, insignificante e inutile. Quello che riterrei più sensato sarebbe non dare più spazio per nuove opere a questo artista. Ma questa è un'opinione del tutto personale.

Anche se questa vicenda sembrerebbe essere stata trattata con la giusta durezza, in realtà non è così, ed è dimostrato dalla "infinitesimalissimissima" misericordia di Papa Francesco nei confronti di padre Rupnik. L'ultima di una lunga serie risale proprio a pochi giorni fa, il sito pillarcattholic.com pubblica a nome di Edgar Beltràn un articolo in cui si riprende un'intervista al card. Victor Manuel Fernandez, prefetto del Dicastero per la dottrina della Fede, in cui il capo dell'ex sant'uffizio si lascia andare ad un "ridimensionamento" delle colpe di padre Rupnik affermando che "ci sono casi peggiori meno pubblicizzati".

Papa Francesco insieme al card. Fernandez

Ma questo cardinale si rende conto delle sue affermazioni? Il riferimento deve essere chi è più santo o chi è più peccatore? Affermare una cosa del genere cosa significa? Si vuole depenalizzare e riabilitare l'onore e il prestigio di padre Rupnik? Sembra evidente che il modo di ragionare dei palazzi vaticani e in particolare di "casa S. Marta" tradisca un trattamento nei confronti del padre artista alquanto misericordioso.

Ricordiamo brevemente che il card. Fernadez è stato anche autore di un libro molto controverso e per certi aspetti scandaloso in cui tra altre cose fa una descrizione ricca di particolari dell'orgasmo femminile, al punto che molti si sono chiesti come faccia il Prefetto dell'ex sant'Uffizio conoscere così bene un argomento che dovrebbe essere assolutamente sconosciuto ad un uomo che ha fatto promessa di castità.

Sembrerebbe che tutto questo sia in sintonia con l'atteggiamento "misericordissimo" di papa Francesco, se non fosse per il fatto che, al contrario, i sacerdoti che celebrano la Messa tridentina siano trattati con il guanto di ferro, definiti "squilibrati", o addirittura sospesi o minacciati di "riduzione allo stato laicale"[3].

Viene da domandarsi; ma i casi peggiori di cui parla il nostro "caro" monsignore sono per caso i sacerdoti tradizionalisti che invocano la piena legittimità del messale di S. Pio V e dell'indulto in esso contenuto? Per caso sono quei sacerdoti che hanno legittimamente sollevato dubbi riguardo alcune posizioni ambigue di Papa Francesco? Sono forse quei sacerdoti che hanno duramente contestato l'atto di idolatria che Papa Francesco insieme ad alcuni suoi "amici" hanno posto in essere nei giardini vaticani con l'adorazione della pachamama? 

No, giusto per sapere...! perché a me risulta che i sacerdoti che si sono esposti mettendoci la faccia in merito a queste e ad altre questioni siano stati messi sotto processo e spesso duramente condannati... la lista è alquanto lunga di persone che hanno chiesto a Papa Francesco di chiarire alcune sue posizioni o di rettificare alcune sue affermazioni.

La realtà che emerge da tutto questo è che difendere la Fede e la verità è un delitto grave, mentre se si viene accusati delle cose peggiori di questo mondo come abusi e violenze sessuali, ma si è "amici" di Papa Francesco, tutto si sistema in un'istante.

Ma purtroppo per loro, il fatto che questa vicenda abbia avuto una risonanza mediatica piuttosto ampia ha costretto il Papa a intervenire per non perdere la faccia. Peccato però che le intenzioni di Papa Francesco di coprire e decriminalizzare questa vicenda siano piuttosto evidenti.

Se non altro lo si evince dalla grande esposizione che hanno le opere di padre Rupnik in vaticano. Ritengo certamente esagerato l'atteggiamento di stampo iconoclasta di certi che vorrebbero distruggere o coprire le opere di padre Rupnik, ma sarebbe raccomandabile se gli stessi inquilini di oltretevere evitassero di farsi fotografare davanti alle sue opere o utilizzassero le stesse come immagini di fondo per la celebrazione della festa dell'Assunta come fatto dal sito Vatican News. Insomma evitiamo di demonizzare l'arte ma evitiamo la pubblicità di tali personaggi. 

Papa Francesco in un video in cui spicca sulla parete di fondo un'opera di padre Rupnik

Particolare del sito Vatican News per la festa dell'Assunta

Pagina Facebook della diocesi di Ascoli Piceno

Resta tutto l'amaro, ma soprattutto l'indignazione di come nelle stanze vaticane si valutino le cose in base alle preferenze personali piuttosto che all'effettiva gravità, sintomo di un'atteggiamento simil mafioso che mira al solo annientamento di chi la pensa diversamente dal "capo". Il Papa di turno detesta i tradizionalisti? Saranno loro a pagarne le conseguenze, se invece gli piace la Messa tradizionale avranno piena legittimità, ditemi se non è stato così negl'anni di pontificato di Benedetto XVI e Francesco.

Rimane una speranza, quella che prima o poi Nostro Signore susciti un pastore secondo il suo cuore e secondo la sua volontà, che sappia riportare un minimo di equilibrio e giustizia in un ambiente, quello vaticano, che ormai ha deluso e continua a deludere migliaia di fedeli.


don Bastiano Del Grillo


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Note:



[3] Nostre fonti ci hanno informato che diversi sacerdoti sono stati mandati a processo canonico per disobbedienza al proprio vescovo, e che gli sia stata prospettata la possibilità di incorrere non solo nella scomunica ma anche alla dimissione dallo stato clericale. Stessa sorte nei confronti di alcuni religiosi che sono stati espulsi dai loro ordini e dalle loro congregazioni solo per il fatto di aver mosso critiche agli scritti e al pensiero di Papa Francesco, o perché hanno criticato il Concilio Vaticano II.

martedì 18 febbraio 2025

Riduzione allo stato laicale: l'eliminazione "fisica" dei nemici di papa Francesco

Qualche giorno fa sul blog di Aldo Maria Valli (QUI) è apparsa una testimonianza di un sacerdote che è stato ridotto allo stato laicale per "disobbedienza" il sacerdote in questione è don Alejandro Rodolfo Gwerder della diocesi di Mercedes-Lujàn in Argentina.

La scure di papa Francesco continua a mietere le sue vittime, e questo non è altro che uno degli ultimi esempi di come Francesco attraverso i suoi sicari vada in giro alla ricerca di dissidenti, e purtroppo questo caso non è destinato ad essere l'ultimo.

Oggi sembra molto di moda che la dissidenza nei confronti di papa Francesco abbia come risposta l'eliminazione fisica del contestatore. In tempi lontani chi si discostava della dottrina cattolica rischiava il rogo, oggi ci siamo modernizzati e siamo diventati più "caritatevoli" e "misericordiosi", se ci si mette contro l'autorità essa risponde con una apparente meno dolorosa e meno appariscente riduzione allo stato laicale. La differenza però non risiede nel metodo usato dal legislatore, ma nel contenuto di ciò che viene condannato. Se prima si condannava l'eresia e colui che la diffondeva, oggi si condanna la dissidenza in quanto tale.

Non sappiamo al momento quali siano le specifiche motivazioni che hanno portato la diocesi Argentina ad emettere una così grave sanzione, sul decreto si parla genericamente di delitti contro l'obbedienza, la comunione ecclesiale e gli obblighi sacerdotali, ma una cosa è certa; per la Chiesa di oggi comminare una tale pena è diventato come lasciare una multa per divieto di sosta. Faccio notare infatti che la riduzione allo stato laicale era una pena gravissima comminata esclusivamente per reati gravissimi, e che quasi mai Roma ricorreva a tale decisione. Per fare un esempio mons. Lefebvre dopo le consacrazioni episcopali del 1988 senza mandato pontificio venne scomunicato, ma non venne mai ridotto allo stato laicale. Recentemente mons. Viganò che come tutti sappiamo è stato uno dei più duri avversari di papa Francesco, è stato scomunicato ma non ridotto allo stato laicale. Quali sarebbero quindi questi reati così gravi di questo sacerdote al punto da meritargli una pena così grave ed infamante come la riduzione allo stato laicale?

Dal blog di Valli si evince che questo sacerdote sia molto stimato e apprezzato, e nello stesso tempo sia profondamente legato alla tradizione della Chiesa, forse è proprio questo il problema? Probabile, soprattutto se leggiamo quello che lui stesso scrive:

Non voglio – non ho mai voluto – né posso insegnare esplicitamente nulla di diverso da ciò che la Chiesa ha sempre insegnato. Né voglio insinuare ai fedeli, neanche implicitamente, il dubbio che ciò che oggi si propone come nuova corrente ecclesiale sia qualcosa di buono o di vero. Non lo è. Personalmente ho sempre desiderato e continuo a desiderare (per grazia di Dio) di non smettere di pensare, pregare e agire nella Chiesa e secondo la Chiesa, né voglio allontanarmi, nella dottrina e nella pratica, dalla Fede custodita e trasmessa dalla Chiesa. Sono pienamente certo che solo la verità assicura l’unione con il Capo invisibile della Chiesa, che è Cristo. Inoltre, è importante ricordare che la carità si basa su una fede sincera e sana. E che l’unità della fede è il vincolo principale che unisce i discepoli di Cristo. Non si può pretendere l’unità di comunione e/o di governo ignorando l’unità della fede. Il Magistero istituito da Gesù Cristo è un magistero vivo e anche un magistero perpetuo che non può contraddire sé stesso senza contraddire ciò che la Chiesa ha ricevuto dagli Apostoli di Cristo e da Cristo di Dio.

Sembra un film già visto, se difendi la Tradizione della Chiesa o celebri la Messa Tridentina o più genericamente se contesti l'eccessivo progressismo di papa Francesco fai una brutta fine. Purtroppo l'elenco di personalità epurate dal "misericordismo" di papa Francesco continua ad allungarsi, ricordo che fra gli ultimi clamorosi casi di epurazione c'è quello di mons. Strickland, (QUI) rimosso dalla diocesi di Tyler e noto per aver più volte contestato l'operato di papa Francesco e per essersi opposto all'applicazione delle restrizioni verso la Messa Tridentina nella sua diocesi.

I dettagli di questa vicenda legata a questo sacerdote come già detto non sono noti, ma ciò non ci impedisce di fare delle considerazioni e soprattutto prendere atto che chi solleva un problema è esso stesso un problema, al di la del fatto che il problema sollevato sia reale o meno. Di fatto ci risulta che chi pone domande di chiarimento a Roma (vedi ad esempio il caso dei dubia cardinalizi) è destinato a rimanere senza risposta, o meglio, una risposta monca o peggio una sanzione, perché per Roma porsi domande e porre questioni equivale a sovvertire l'ordine, quell'ordine che prevede obbedienza cieca, o come direbbe S. Tommaso D'Aquino, un'obbedienza disordinata che obbedisce anche a ciò che è illecito solo perché questa obbedienza è imposta dal superiore.[1]

Fermo restando che le motivazioni potrebbero anche giustificare una restrizione canonica, alla luce del modus operandi "tradizionale" della Chiesa del passato, ritengo del tutto smisurato e pericoloso il ricorso alla riduzione allo stato laicale. Chi di voi non si indignerebbe se un automobilista fosse sanzionato con l'ergastolo per aver parcheggiato in doppia fila? Ovvio che la pena non è equilibrata al reato! Quando dico che ritengo pericoloso questo atteggiamento mi riferisco in particolare al fatto che si insinua il pensiero secondo cui basti la firma di un documento per far cessare gli effetti del sacramento dell'ordine! Questo è molto pericoloso, perché tradisce una visione più umana che divina dell'ordine sacro da parte del papa e dei suoi collaboratori. Per loro il sacerdozio è come l'incarico di "ministro di governo", se non mi piace il tuo modo di lavorare ti tolgo l'incarico. 

Il punto cruciale a mio parere è che il papa e l'ex Sant'Uffizio hanno paura che questi sacerdoti si organizzino, si associno, o più genericamente non considerino valide le loro imposizioni e continuino il loro ministero invocando lo stato di necessità così come fa la Fraternità S. Pio X. Roma ha paura che emergano le sue contraddizioni, o che più banalmente si senta minata la sua autorevolezza. A Roma hanno molta paura che qualcuno inizi a rompere troppo le scatole, ecco perché è più conveniente ricorrere a tali smisurate sanzioni, non potendo ricorrere al rogo ormai passato di moda o alla ghigliottina di gallica memoria, ricorrono alla riduzione allo stato laicale, che dal punto di vista giuridico e all'occhio dei più profani è meno sanguinolenta ma altrettanto efficacissima, se non altro per le ripercussioni che ha anche dal punto di vista civile [2].

Sembra di assistere alla morte del leone che nonostante il suo ferimento mortale continua a ruggire per far vedere che è lui il più forte.

Mi dispiace molto per la sorte di questo sacerdote, ma ormai è chiaro che al governo della Chiesa non c'è un pastore secondo il Cuore di Cristo, ma un tiranno che agisce per disperdere il gregge, e radunare attorno a se solo iene assetate di potere e di egocentrismo, pronte a vendersi e sacrificarsi per il "capo" e per la sua totale adorazione, si nutrono del suo orgoglio e sono pronte a tutto a discapito della verità evangelica che ben conoscono e che coscientemente mettono da parte, ne riconoscono i principi di base, ma preferiscono il loro interesse umano a discapito degli interessi di Dio.

Vorrei tanto che al termine di questa "fiction a puntate" trovassi la scritta "The End" ma purtroppo sembra, e ne sono più che certo, che dobbiamo ancora una volta aspettarci l'amara scritta "To Be Continued..."


don Bastiano Del Grillo


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note:

[1] Cfr. Summa Teologiae IIª-IIae q. 104 a. 5 ad 3

[2] Per lo stato italiano, in virtù dei patti lateranensi e del successivo concordato, un laico e di conseguenza anche un sacerdote ridotto allo stato laicale, se esercita il ministero sacerdotale senza averne le facoltà è perseguibile dalla legge civile.