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domenica 14 settembre 2025

Ad Diem Illum Laetissimum, una enciclica di S. Pio X da approfondire e studiare.


In occasione della festa dei sette dolori di Maria SS.ma, condivido una lettera Enciclica di papa S. Pio X nella quale vengono dati numerosi spunti di riflessione sul ruolo che Maria ha avuto nella Passione di Nostro Signore. 

S. Pio X seppur in maniera velata, ci indica Maria come cooperatrice particolarissima nell'evento della croce, una cooperazione che la rende a tutti gli effetti corredentrice insieme al Figlio. Una corredenzione che nasce dalla partecipazione unica della Vergine ai dolori del Cristo che assumono un carattere redentivo di pari importanza di quelli del Figlio.

Buona lettura!


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LETTERA ENCICLICA

“AD DIEM ILLUM LAETISSIMUM”

DEL SOMMO PONTEFICE PIO X


“SULLA MEDIAZIONE UNIVERSALE DI OGNI GRAZIA E LA CORREDENZIONE DI MARIA VERGINE”


AI VENERABILI FRATELLI, PATRIARCHI, PRIMATI, ARCIVESCOVI, VESCOVI E AGLI ALTRI ORDINARI AVENTI CON L’APOSTOLICA SEDE PACE E COMUNIONE PIO PP. X SERVO DEI SERVI DI DIO VENERABILI FRATELLI, SALUTE E APOSTOLICA BENEDIZIONE


Per celebrare il cinquantenario del dogma della Immacolata Concezione[1]


Il Corso del tempo ci condurrà tra pochi mesi al giorno d’incomparabile letizia allorché, cinquant’anni or sono, circondato da una magnifica corona di Cardinali e di Vescovi, il Nostro Predecessore Pio IX, Pontefice di santa memoria, dichiarò e proclamò quale rivelazione divina per l’autorità del magistero apostolico, che Maria è stata, fin dal primo istante della Sua concezione, totalmente immune dal peccato originale. Proclamazione che nessuno ignora essere stata accolta da tutti i fedeli dell’universo con tale gioia e entusiasmo quale non si ebbe mai a memoria d’uomo e con manifestazione di fede, sia nei riguardi dell’Augusta Madre di Dio, sia per il Vicario di Gesù Cristo, così grandiosa e così unanime.


Oggi, Venerabili Fratelli, benché alla distanza di mezzo secolo, non possiamo sperare che il rinnovato ricordo della Vergine Immacolata provochi nelle nostre anime come una eco di quelle sante letizie e rinnovelli gli spettacoli magnifici di fede e d’amore verso l’Augusta Madre di Dio, spettacoli che si videro in questo passato già lontano? Ciò che Ce lo farebbe desiderare ardentemente è un sentimento, che Noi abbiamo sempre nutrito nel Nostro cuore, di devozione verso la Beata Vergine ed insieme di gratitudine profonda per i suoi benefizi.


Ciò che d’altra parte Ce ne darebbe la certezza è lo zelo dei cattolici, sempre vigile e sempre pronto e preparato ad ogni testimonianza d’amore da rendersi alla Grande Madre di Dio; e non vogliamo dissimulare che un’altra cosa ravviva grandemente questo Nostro desiderio: è che Ci sembra, se dobbiamo credere a un segreto Nostro istinto, che vi possiamo promettere il prossimo avverarsi di alte speranze nelle quali fu concepita, dal Nostro Predecessore Pio IX e da tutto l’episcopato, la definizione solenne del dogma dell’Immacolata Concezione. Queste speranze invero vi sono pochi che non si dolgano di non averle viste avverarsi e che non invochino le parole di Geremia: "Noi abbiamo atteso la pace e questo bene non è venuto; il tempo della guarigione ed ecco il terrore". Ma non bisogna tacciare di poca fede gli uomini che trascurano di approfondire o di considerare sotto la loro vera luce le opere di Dio? Chi potrebbe infatti contare, chi valutare i tesori segreti di grazia che durante tutto questo tempo Iddio ha versato nella sua Chiesa per la preghiera della Vergine? E, lasciando a parte ciò, che dire del Concilio Vaticano così ammirabile di opportunità e della definizione dell’infallibilità Pontificia, formulata cosi a buon punto di fronte agli errori che stavano per sorgere? E di questo slancio di pietà che, cosa nuova e inaudita, ha fatto affluire da tanto tempo ai piedi del Vicario di Cristo, per venerarlo al suo cospetto, i fedeli di ogni lingua e di ogni parte? E non è un mirabile effetto della Divina Provvidenza, che i Nostri due Predecessori, Pio IX e Leone XIII, abbiano potuto in tempi così torbidi governare santamente la Chiesa, per un periodo così lungo quale prima non era stato concesso ad altro Pontificato? Al che bisogna aggiungere che non appena Pio IX aveva affermato la fede cattolica nella Concezione senza macchia della Madre di Dio, nella città di Lourdes si iniziavano le meravigliose manifestazioni della Vergine che furono l’origine dei templi elevati in onore dell’Immacolata Madre di Dio, opere di alta magnificenza e d’immenso lavoro, nei quali prodigi quotidiani, dovuti alla Sua intercessione, forniscono splendidi argomenti per combattere l’attuale incredulità umana. Tanti e così insigni benefizi accordati da Dio per le pietose sollecitazioni della Benigna Vergine durante i cinquant’anni che stanno per compiersi, non debbono farci sperare la salute per un tempo più vicino di quanto non abbiamo creduto? Così che, come ce l’insegna una legge della Provvidenza Divina, gli estremi mali non sono mai lontani dalla prossima liberazione: "Il suo tempo è vicino e i suoi giorni non sono lontani. Poiché il Signore prenderà Giacobbe sotto la sua pietà e avrà ancora il suo eletto in Israele". È dunque completa fiducia che li sostiene di poter dire fra poco: "Il Signore ha infranto le verghe degli empi. La terra è nella pace e nel silenzio, essa si allieta ed esulta".


Ma se il cinquantesimo anniversario dell’atto Pontificio per il quale fu dichiarata senza macchia la Concezione di Maria, deve provocare nel seno del popolo cristiano ardente entusiasmo, la ragione è soprattutto nella necessità che abbiamo esposta nella Nostra precedente Enciclica. Noi vogliamo dire di "tutto restaurare in Gesù Cristo". Poiché chi non accetta che non vi è strada più sicura né più facile se non quella di Maria, per la quale gli uomini possono arrivare fino a Cristo e ottenere mediante Gesù Cristo questa perfetta adozione filiale che rende santi e senza macchia allo sguardo di Dio?


Certo, se è stato detto veramente alla Vergine: "O Beata che avete, creduto, perché le cose che Vi sono state dette dal Signore si avvereranno", e cioè che Ella concepirebbe e darebbe alla luce il Figlio di Dio; se, conseguentemente, Ella ha accolto nel suo seno Colui che per natura è verità, di modo che "generato in un ordine nuovo... invisibile in sé, si rese visibile a noi"; dal momento che il Figlio di Dio è l’Autore e il Consumatore della nostra fede, è necessario che la Madre sia conosciuta come partecipante dei Divini Misteri e in qualche modo la loro custode e che su di Lei, come sul più nobile fondamento, dopo Gesù Cristo, riposi la fede di tutti i secoli. Come potrebbe essere altrimenti? Dio non avrebbe potuto per altra via mandarci il riparatore dell’umanità e il fondatore della fede? Ma dato che è piaciuto all’eterna Provvidenza del Signore che l’Uomo-Dio ci sia stato dato per il tramite di Maria e poiché questa avendolo ricevuto dalla feconda virtù dello Spirito Santo l’ha portato realmente nel suo seno, non ci rimane che ricevere Gesù dalle mani di Maria. Così noi vediamo nelle Sante Scritture, ovunque ci è profetizzata la grazia che deve giungere, dovunque o quasi il Salvatore degli Uomini vi appare insieme alla Sua Santissima Madre. Uscirà l’Agnello dominatore della terra, ma dalla pietra del deserto; il fiore crescerà, ma dalla radice di Jesse[2]. Adamo trattiene le lacrime che la maledizione strappava al suo cuore, quando vede Maria nel futuro schiacciare la testa del serpente; Maria è oggetto del pensiero di Noè chiuso nell’arca liberatrice; di Abramo arrestato nel momento di immolare suo figlio; di Giacobbe quando vede la scala dove salgono e scendono gli angeli; di Mosè in ammirazione davanti al cespuglio che arde senza consumarsi; di Davide cantando e danzando nel ricondurre l’Arca Santa; di Elia vedendo la piccola nube che sale dal mare. E senza aggiungere altro, noi troviamo sempre Maria dopo Cristo nella legge, nella verità delle immagini e delle profezie[3]. Che appartenga alla Vergine, a Lei soprattutto, di condurci alla conoscenza di Cristo, non si può dubitare, se si considera fra l’altro che Ella sola al mondo ha avuto con Lui, come si conviene una madre col figlio, una comunità di vita di oltre trent’anni. I mirabili misteri della nascita e dell’infanzia di Cristo, e quelli che si collegano alla Sua assunzione dell’umana natura, principio e fondamento della Nostra Fede, a chi possono essere stati rivelati meglio che alla Madre? "Ella conservava e riviveva nel suo cuore" ciò che aveva visto fare da Lui a Betlemme, ciò che Ella aveva visto a Gerusalemme nel Tempio; non solo ma, iniziata al Suo pensiero e ai Suoi segreti progetti, Ella ha vissuto la vita stessa del Suo Figlio. No, nessuno al mondo quanto Lei ha conosciuto a fondo Gesù; nessuno è miglior maestro e miglior guida per far conoscere Cristo.


Di conseguenza, come abbiamo già accennato, nessuno è più efficace della Vergine per unire gli uomini a Gesù. Se, infatti, secondo la dottrina del Divino Maestro: "La vita eterna consiste nel conoscere Te che sei l’unico, il vero Dio e Colui che hai inviato, Gesù Cristo", come noi giungiamo attraverso Maria a conoscere Gesù Cristo, cosi pure attraverso Lei ci è più facile ottenere quella vita di cui Egli è il principio e la fonte.


E ora, se consideriamo un momento quante e urgenti ragioni vi siano perché la Madre Santissima sia con noi generosa di quei tesori, quanto aumenteranno le nostre speranze!


Non è Maria la Madre di Dio? Dunque è anche nostra Madre[4]. Poiché ciascuno deve avere la ferma convinzione che Gesù, Verbo incarnato, è anche il Salvatore del genere umano. Ora, in quanto Dio Uomo, Egli ha un corpo come gli altri uomini: in quanto Redentore della nostra razza, ha un Corpo spirituale o, come si dice, mistico, il quale non è altro che la società dei cristiani legati a Lui dalla fede. "Numerosi come siamo, formiamo un solo corpo in Gesù Cristo". La Vergine non ha concepito il Figlio di Dio soltanto perché ricevendo da Lei natura umana divenisse uomo; ma anche affinché diventasse il Salvatore degli uomini appunto per mezzo di quella natura che aveva ricevuto da Lei. Questa è la spiegazione delle parole degli angeli ai pastori: "Oggi è nato a voi il Salvatore, Cristo Signore".


Così, nel casto grembo della Vergine dove ha preso la carne mortale, Gesù ha preso anche il Corpo spirituale, formato da tutti coloro "che erano destinati a credere in Lui": e si può dire che Maria, portando in seno Gesù, vi portava anche tutti coloro la vita dei quali era contenuta nella vita del Salvatore.


Dunque, tutti noi che uniti a Cristo siamo, come dice l’Apostolo: "le membra del suo corpo formate dalla sua carne e dalle sue ossa", dobbiamo considerarci usciti dal grembo della Vergine come un corpo attaccato alla sua testa.


Per questo in verità noi siamo chiamati, in un senso spirituale e tutto mistico, i figli di Maria ed Ella, per parte Sua, è madre di noi tutti. "Madre secondo lo spirito, ma non per questo meno madre delle membra di Gesù Cristo che siamo noi".


Se dunque la Beatissima Vergine è nello stesso tempo madre di Dio e degli uomini, chi può dubitare che Ella non impiegherà tutte le Sue forze presso Suo Figlio, "testa del Corpo della Chiesa", perché Egli diffonda su di noi che ne siamo le membra i doni della Sua grazia, soprattutto quello di conoscerlo e di "vivere per Lui"? Ma la Vergine non ha soltanto la lode di aver fornito "la materia della Sua carne al Figlio unico di Dio che doveva nascere con membra umane" e di aver così preparato una vittima per la salvezza degli uomini; Ella dovette anche custodirla, quella vittima, nutrirla e presentarla nel giorno stabilito all’altare. Così vi fu tra Maria e Gesù una continua comunione di vita e di sofferenza, di modo che si può applicare tanto all’uno che all’altra la sentenza del profeta: "La mia vita si è consumata nel dolore, i miei anni sono trascorsi nei lamenti". E quando venne per Gesù l’ultima ora e "Sua Madre stava presso la Croce", oppressa dal tragico spettacolo e nello stesso tempo felice "perché Suo Figlio si immolava per la salvezza del genere umano e d’altronde Ella partecipava talmente ai Suoi dolori, che Le sarebbe sembrato infinitamente preferibile prendere su di sé tutti i tormenti del Figlio, se fosse stato possibile".


La conseguenza di questa comunione di sentimenti e di sofferenze fra Maria e Gesù è che Maria "divenne legittimamente degna di riparare l’umana rovina" e perciò di dispensare tutti i tesori che Gesù procurò a noi con la Sua morte e il Suo sangue. Certo, solo Gesù Cristo ha il diritto proprio e particolare di dispensare quei tesori che sono il frutto esclusivo della Sua morte, essendo egli per Sua natura il mediatore fra Dio e gli uomini. Tuttavia, per quella comunione di dolori e d’angosce, già menzionata tra la Madre e il Figlio, è stato concesso all’Augusta Vergine di essere "presso il Suo unico Figlio la potentissima mediatrice[5] e conciliatrice del mondo intero". La fonte è dunque Gesù Cristo e "noi tutti abbiamo derivato qualcosa dalla Sua pienezza; da Lui tutto il corpo reso compatto in tutte le giunture dalla comunicazione prende gli incrementi propri del corpo ed è edificato nella carità". Ma Maria, come osserva giustamente San Bernardo, è l’"acquedotto", o anche quella parte per cui il capo si congiunge col corpo e gli trasmette forza e efficacia; in una parola, il collo. Dice San Bernardino da Siena[6]: "Ella è il collo del nostro capo, per mezzo del quale esso comunica al suo corpo mistico tutti i doni spirituali". È dunque evidente che noi dobbiamo attribuire alla Madre di Dio una virtù produttrice di grazie: quella virtù che è solo di Dio. Tuttavia, poiché Maria supera tutti nella santità e nell’unione con Gesù Cristo ed è stata associata da Gesù Cristo nell’opera di redenzione, Ella ci procura de congruo, come dicono i teologi, ciò che Gesù Cristo ci ha procurato de condigno ed è la suprema dispensatrice di grazie. Gesù "siede alla destra della Maestà Divina nell’altezza dei Cieli"; Maria siede regina alla destra di Suo Figlio, "rifugio cosi sicuro e ausilio cosi fedele in tutti i pericoli, che non si deve temere nulla né disperare sotto la sua guida, i suoi auspici, la sua protezione e la sua benevolenza".


Dati questi principi, e per tornare al Nostro proposito, chi non riconoscerà che giustamente Noi abbiamo affermato che Maria, assidua compagna di Gesù dalla casa di Nazareth fino al luogo del Calvario, iniziata più di chiunque altro ai segreti del suo cuore, dispensatrice per diritto di madre dei tesori dei suoi meriti, è per tutte queste cause l’aiuto più sicuro ed efficace per arrivare alla conoscenza e all’amore di Gesù Cristo? Una prova troppo evidente ce ne dànno, ahimè, con la loro condotta, quegli uomini che, sedotti dagli artifici del demonio o ingannati da false dottrine, credono di poter fare a meno del soccorso della Vergine. Disgraziati che trascurano Maria col pretesto di rendere onore a Gesù! Non sanno che non si può "trovare il Figlio se non con sua Madre".


Stando così le cose, o Venerabili Fratelli, Noi vogliamo che mirino a questo scopo tutte le solennità che si preparano per ogni dove in onore della Santa e Immacolata Concezione di Maria. Nessun omaggio infatti Le è più gradito e più dolce che la nostra conoscenza e il nostro vero amore di Gesù Cristo. Folle di fedeli riempiano dunque le Chiese, si celebrino feste solenni, vi sia gioia nelle città: queste cose sono molto efficaci per ravvivare la fede. Ma se non si aggiungono a queste cose i sentimenti del cuore, non vi sarà che pura forma e semplice apparenza di devozione. A questo spettacolo la Vergine, usando le parole di Gesù Cristo, cosi giustamente ci rimprovererà: "Questa gente mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me".


Poiché, infine, è efficace il culto della madre di Dio che viene spontaneo dal cuore, gli atti del corpo non hanno in questo caso né utilità né valore, se sono separati dagli impulsi dell’animo. E questi impulsi debbono essere diretti a quest’unico oggetto: che noi osserviamo pienamente ciò che comanda il Divino Figlio di Maria. Infatti, se il vero amore è soltanto quello che ha la virtù di unire le volontà, necessariamente noi dobbiamo avere la stessa volontà di Maria, cioè di servire Gesù Cristo Nostro Signore. La sapientissima Vergine fa a noi la stessa raccomandazione che fece ai servitori delle nozze di Cana: "Fate tutto ciò che Egli vi dirà". Ecco la parola di Gesù Cristo: "Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti". Ciascuno si persuada dunque che se la devozione che professa verso la Beatissima Vergine non lo trattiene dal peccato o non gli ispira il desiderio di espiare le sue colpe, si tratta di una devozione falsa e menzognera, sprovvista del suo effetto e del suo frutto naturale.


Se qualcuno desidera una conferma a queste cose, può trovarla facilmente nel dogma stesso dell’Immacolata Concezione di Maria. Infatti, per tralasciare la tradizione cattolica che è fonte di verità anche essa come le Sacre Scritture, come mai questa convinzione della Concezione Immacolata della Vergine è sempre stata casi consona al sentimento cattolico che la si può ritenere come incorporata e innata nell’anima dei fedeli? Citiamo la risposta di Dionisio il Certosino[7]: "Abbiamo orrore di dire che questa creatura femminile destinata a schiacciare un giorno la testa del serpente, è stata da lui sopraffatta e che, Madre di Dio, è stata figlia del diavolo". No: l’intelletto del popolo cristiano non avrebbe potuto concepire che la carne di Cristo, pura, innocente e senza macchia, avesse avuto origine nel grembo di Maria da una carne contaminata anche solo per un attimo. E perché tutto questo, se non per il fatto che Dio è infinitamente lontano dal peccato? È questa, senza discussione, l’origine della convinzione comune a tutti i cristiani: che Gesù Cristo, prima di rivestire la natura umana e di "lavare noi dai nostri peccati nel Suo sangue", dovette accordare a Maria la grazia e il privilegio speciale di essere preservata e immune, al principio della concezione, da ogni macchia del peccato originale. Se dunque Dio aborrisce tanto il peccato da aver voluto la futura madre di Suo Figlio, libera, non solo di quelle macchie che ci contaminano per nostra volontà, ma per favore speciale e in previsione dei meriti di Gesù Cristo anche di quell’altra il cui triste marchio è trasmesso a tutti noi figli di Adamo per una specie di tragica ereditarietà; chi può dubitare che chiunque vuoi conquistarsi con la devozione il cuore di Maria, non abbia il dovere di emendare le proprie abitudini viziose e depravate e di domare le passioni che lo spingono al male?


Inoltre, chiunque vuole, e tutti devono volerlo, che la sua devozione verso la Vergine sia degna di Lei e perfetta, deve andare più oltre e sforzarsi in tutti i modi di imitare i suoi esempi. Per leggi divine, infatti, ottengono l’eterna beatitudine soltanto coloro che hanno imitate fedelmente la pazienza e la santità di Gesù Cristo: "In fatti coloro che Iddio ha conosciuti nella sua prescienza, li ha predestinati a essere conformi all’immagine di Suo Figlio, perché questi sia il primogenito fra molti fratelli". Ma tale è la nostra debolezza, che la grandezza di simile esempio facilmente ci scoraggia; perciò Dio ha voluto provvedere proponendocene un altro, tanto vicino a Cristo quanto è permesso all’umana natura e più conforme alla nostra debolezza. Si tratta della Madre di Dio. A questo proposito dice Sant’Ambrogio: "Tale fu Maria che soltanto la sua vita è per tutti un insegnamento". E conclude giustamente: "Abbiate dunque davanti agli occhi dipinte come in un quadro la verginità e la vita della Beatissima Vergine, che riflette come uno specchio lo splendore della purezza e l’aspetto stesso della virtù".


Sebbene poi convenga che i figli imitino tutte le virtù di questa SS. Madre, tuttavia Noi desideriamo che i fedeli seguano preferibilmente quelle che sono le principali e come i nervi e le giunture della vita cristiana, cioè la fede, la speranza e la carità verso Dio e verso il prossimo. Tutta la vita di Maria porta la radiosa impronta di queste virtù in tutte le sue fasi; ma esse raggiunsero il più alto grado di splendore nel tempo in cui Ella assistette il Figlio Suo morente. Gesù è crocifisso e gli si rimprovera maledicendolo "di essersi fatto figlio di Dio". Maria con ferma costanza riconosce e adora in lui la divinità. Lo seppellisce dopo morto, senza dubitare un attimo della Sua resurrezione. La Sua ardente carità verso Dio la rende partecipe dei tormenti di Gesù Cristo e compagna della Sua passione; e con Lui, quasi dimentica del proprio dolore, implora perdono per i carnefici benché questi gridino ostinatamente: "Che il suo sangue ricada su noi e sui nostri figli".


Ma perché non si creda che Noi abbiamo perduto di vista il Nostro argomento, che è il mistero dell’Immacolata Concezione, quali grandi ed efficaci aiuti si trovano in questa per conservare quelle medesime virtù e praticarle come conviene! E in realtà, da quali principî partono i nemici della religione per seminare tanti errori e così gravi che la fede di tanti comincia a vacillare? Cominciano col negare la caduta primitiva dell’uomo e la sua decadenza. Sostengono che sono favole il peccato originale e i danni che ne sono conseguiti, cioè la corruzione originaria dell’umanità destinata a corrompere a sua volta tutta la razza umana; e quindi che è una favola l’introduzione del male per gli uomini e l’implicita necessità di un Redentore. Posti questi principi, si comprende facilmente che non rimane più posto né per Cristo, né per la Chiesa, né per la grazia, né per nulla che vada al di là della natura; in una parola, tutto l’edificio della fede è capovolto. Ora, se i popoli credono e professano che la Vergine Maria è stata fin dall’istante della Concezione preservata da ogni contaminazione, allora è necessario che ammettano il peccato originale, la riabilitazione dell’umanità operata da Gesù Cristo, il Vangelo, la Chiesa e infine la stessa legge della sofferenza; e grazie a questo, tutto ciò che nel mondo esiste di razionalismo e di materialismo viene sradicato e distrutto e rimane alla saggezza cristiana la lode di aver conservata e difesa la verità.


Inoltre è una malvagità comune ai nemici della fede soprattutto in questa nostra epoca, asserire e proclamare che bisogna rifiutare ogni rispetto e ogni obbedienza all’autorità della Chiesa e anche a ogni potere umano pensando che sarà più facile in seguito farla finita con la fede. E questa è l’origine dell’anarchia, la dottrina più nociva e più pericolosa che vi sia per ogni ordine di cose, naturale e soprannaturale. Ora, questa peste, fatale nello stesso tempo per la società e per il nome cristiano, trova la propria rovina nel dogma dell’Immacolata Concezione di Maria; dogma che obbliga a riconoscere alla Chiesa un potere al quale deve piegarsi non solo la volontà, ma anche lo spirito. Poiché è per l’effetto di simile sottomissione che il popolo cristiano innalza alla Vergine questa lode: "Tu sei tutta bella o Maria e in Te non vi è macchia originale". E con questo è giustificato ancora una volta ciò che la Chiesa afferma di Lei, cioè che: "Ella da sola ha sterminato le eresie in tutto il mondo". E se la fede, come dice l’Apostolo, non è altro che "sostanza di cose spera te", tutti saranno d’accordo nel riconoscere che se l’Immacolata Concezione di Maria rafforza la nostra fede, per la stessa ragione ravviva in noi la speranza. Tanto più che se la Vergine è stata resa immune dalla macchia originaria, è perché doveva essere la Madre di Cristo: ora Ella fu Madre di Cristo perché le nostre anime potessero risorgere alla speranza.


E ora, per tralasciare qui la carità verso Dio, chi non troverebbe nella contemplazione della Vergine Immacolata una spinta a osservare religiosamente il precetto di Gesù Cristo, quello che Egli ha dichiarato suo per eccellenza, e cioè che noi ci amiamo gli uni e gli altri, come Egli ci ha amato?


"Un grande segno — con queste parole l’Apostolo San Giovanni descrive una visione divina — un grande segno è apparso nel cielo: una donna vestita di sole coi piedi sulla luna e una corona di dodici stelle attorno al capo". Tutti sanno che quella donna rappresenta la Vergine Maria che, rimanendo integra, partorì il nostro Capo. L’Apostolo continua: "Avendo il frutto nel suo seno, il parto le strappava alte grida e le causava crudeli dolori". San Giovanni, dunque, vide la SS. Madre di Dio già in atto di godere l’eterna beatitudine e tuttavia travagliata da un misterioso parto. Quale parto? Il nostro certamente; di noi che, trattenuti ancora in questo esilio, abbiamo bisogno di essere generati al perfetto amore di Dio e all’eterna felicità. Quanto ai dolori del parto, significano l’ardore e l’amore coi quali Maria veglia su di noi dall’alto dei Cieli e lavora con infaticabili preghiere per completare il numero degli eletti.


Desideriamo che tutti i fedeli cerchino di acquistare quella virtù della carità e soprattutto approfittino per questo delle feste straordinarie che stanno per essere celebrate in onore dell’Immacolata Concezione di Maria. Con quale odio, con quale frenesia viene oggi attaccato Gesù Cristo e la religione che Egli ha fondato! E quindi, quale pericolo per molti; pericolo attuale e imminente di lasciarsi trascinare dall’errore e di perdere la fede! Perciò "Colui che pensa di essere in piedi, si guardi dal cadere". E, nello stesso tempo, tutti rivolgano a Dio con l’intercessione della Vergine umili e insistenti preghiere perché riconduca sul sentiero della verità coloro che hanno avuto la disgrazia di allontanarsene. Sappiamo per esperienza che la preghiera che sgorga dalla carità e che si appoggia sull’intercessione di Maria non è mai stata vana. Certamente non ci si può aspettare che gli attacchi contro la Chiesa abbiano mai a finire: "In fatti è necessario che vi siano le eresie perché le anime di fede provata siano palesi fra di voi". Ma la Vergine non smetterà per conto Suo di sostenerci nelle nostre prove, per quanto siano dure, e di continuare la lotta che ha incominciato al momento della Sua Concezione, di modo che ogni giorno noi potremo ripetere: "Oggi è stata spezzata da Lei la testa dell’antico serpente".


E affinché i tesori delle grazie Celesti, elargiti più abbondantemente del solito, ci aiutino a congiungere l’imitazione della Beatissima Vergine con gli omaggi che Le renderemo più solenni durante tutto quest’anno, e per arrivare cosi più facilmente a restaurare ogni cosa nel nome di Gesù Cristo, seguendo l’esempio dei Nostri Predecessori all’inizio del loro Pontificato, abbiamo deciso di accordare a tutto il mondo una indulgenza straordinaria sotto forma di Giubileo.


Perciò, appoggiandoCi sulla misericordia di Dio Onnipotente e sull’autorità dei Beatissimi Apostoli Pietro e Paolo, in base a quel potere di legare e di sciogliere che Ci è stato dato malgrado la Nostra indegnità: a tutti i fedeli in generale, e a ciascuno in particolare, dì ambo i sessi, che abitano qui a Roma o vi si trovano di passaggio, che avranno visitato tre volte le quattro basiliche patriarcali a cominciare dalla prima domenica di Quaresima 21 febbraio, fino al 2 giugno, compreso il giorno nel quale si celebra la solennità del SS. Sacramento; e che per un certo periodo avranno devotamente pregato per la libertà e l’esaltazione della Chiesa cattolica e della Sede Apostolica, per l’estirpazione delle eresie e la conversione dei peccatori, per la concordia di tutti i Principi cristiani, per la pace e l’unità di tutto il popolo fedele, e secondo la Nostra intenzione; e che avranno, durante il periodo indicato, eccettuato i giorni non compresi nell’indulto quaresimale, digiunato una volta usando soltanto alimenti magri; che, avendo confessati i loro peccati, abbiano ricevuto il Sacramento dell’Eucaristia e così pure a tutti gli altri, di tutti i paesi fuori di Roma, che nel suddetto periodo o durante tre mesi da designarsi esattamente dall’ordinario, anche non continui se ciò risulti più comodo per i fedeli, ma in ogni caso prima dell’8 dicembre, avranno visitato tre volte la Chiesa cattedrale e in mancanza di questa la Chiesa parrocchiale e ancora in mancanza di questa la principale Chiesa del luogo; e che avranno devotamente compiute le altre opere più sopra indicate; concediamo e accordiamo l’indulgenza plenaria di tutti i loro peccati: permettendo anche che questa indulgenza, che si può ottenere una sola volta, possa essere applicata a guisa di suffragio alle anime che hanno lasciato questa vita nella grazia di Dio.


Permettiamo inoltre che i viaggiatori di terra e di mare, compiendo le opere più sopra indicate appena tornati al loro domicilio, ottengano la stessa indulgenza.


Ai confessori approvati di fatto dai loro ordinari, diamo la facoltà di commutare in altre opere di pietà quelle da Noi prescritte; questo a favore dei regolari di ambo i sessi e di tutte le altre persone, comunque siano, che non possano compiere queste opere; con facoltà anche di dispensare dalla Comunione quei bambini che non siano ancora stati ammessi a riceverla.


Inoltre, a tutti i fedeli in generale e a ciascuno in particolare, laici o ecclesiastici, regolari o secolari, di qualsiasi Ordine o Istituto, compresi quelli che esigerebbero menzioni speciali, Noi accordiamo il permesso di scegliersi a questo effetto un prete qualunque regolare o secolare fra i sacerdoti approvati (e di questa facoltà potranno essere anche le religiose, le novizie e le altre persone abitanti nei monasteri, purché il confessore in questo caso sia approvato per le monache); questo prete, ove le suddette persone si presentino a lui in questo periodo e gli si confessino nell’intento di ottenere l’indulgenza del Giubileo e di compiere le altre opere che esigono per questo, potrà per questa volta soltanto e unicamente nel foro interiore assolverli da ogni scomunica, sospensione e altre sentenze e censure ecclesiastiche, inflitte per qualunque causa dalla legge o dal giudice, anche nei casi particolarmente riservati a chicchessia, anche al Sovrano Pontefice e alla Sede Apostolica, come pure da tutti i peccati o delitti riservati agli ordinari e a Noi stessi e alla Sede Apostolica; non tuttavia senza avere imposta una salutare penitenza a tutte le altre ingiunzioni prescritte e, se si tratta di eresie, non senza l’abiura e la ritrattazione dovuta di diritto degli errori; lo stesso prete potrà inoltre commutare ogni specie di voto, anche pronunciato sotto giuramento e riservato alla Sede Apostolica (eccetto quello di castità, di religione o quelli che implicano un’obbligazione accettata da un terzo); potrà commutare i voti, dunque, in altre opere devote e salutari e se si tratta di penitenti costituiti negli Ordini, anche regolari, potrà dispensarli da ogni irregolarità contraria all’esercizio dell’Ordine o all’avanzamento a qualche Ordine superiore, ma contratta solamente per violazione di censura. Non intendiamo, d’altronde, con questa lettera, dispensare dalle altre irregolarità, qualunque esse siano e in qualunque modo contratte o per delitto o per difetto, sia pubblicamente, sia nascostamente, o per nota infamante o per qualche altra incapacità o inabilità; così pure non vogliamo derogare alla Costituzione promulgata da Benedetto XIV di felice memoria, che comincia con le parole: "Sacramenturn poenitentiae", né alle dichiarazioni che sono in essa contenute; e finalmente non intendiamo che la presente lettera possa o debba essere di qualche utilità a coloro che Noi stessi e questa Sede Apostolica o qualche prelato o giudice ecclesiastico avrà espressamente scomunicati, sospesi, interdetti o colpiti con altre sentenze o censure, o che saranno stati pubblicamente denunciati a meno che abbiano dato soddisfazione nel periodo suddetto e che si siano accordati se possibile con le parti.


Siamo lieti di aggiungere che permettiamo che durante tutto il tempo del Giubileo ciascuno conservi interamente il privilegio di ottenere tutte le indulgenze anche plenarie, che sono state accordate da Noi o dai Nostri Predecessori.


Finiamo questa lettera, Venerabili Fratelli, esprimendo ancora la grande speranza che abbiamo nel cuore: e cioè che, per mezzo delle grazie straordinarie di questo Giubileo che Noi accordiamo sotto gli auspici dell’Immacolata Vergine, molti che si sono miserabilmente separati da Gesù Cristo, torneranno a Lui e che rifiorirà nel popolo cristiano l’amore delle virtù e l’ardore della pietà. Cinquant’anni fa, quando Pio IX Nostro Predecessore dichiarò che la Immacolata Concezione della Beatissima Madre di Gesù Cristo doveva essere ritenuta fondamentale nella fede cattolica si vide, l’abbiamo ricordato, un’incredibile abbondanza di grazie spargersi sulla terra e l’aumentata speranza nella Vergine apportare dappertutto un notevole progresso nell’antica religione dei popoli. Che cosa dunque ci impedisce di aspettarci qualcosa di meglio ancora per l’avvenire? Certamente noi viviamo in un’epoca triste e abbiamo il diritto di lamentarci con le parole del Profeta: "Non c’è più verità, non c’è più misericordia, non c’è più scienza sulla terra. La maledizione e la menzogna e l’omicidio e il furto e l’adulterio, invadono ogni cosa". Ciononostante, in questo che si può chiamare un diluvio di male, l’occhio contempla, simile a un arcobaleno, la Vergine misericordiosa arbitra di pace tra Dio e gli uomini. "Io porrò un arco nelle nuvole e sarà un segno d’alleanza tra me e la terra". Si scateni dunque la tempesta e una densa oscurità invada il cielo: nessuno deve tremare; la vista di Maria placherà Iddio ed Egli perdonerà. "L’arcobaleno sarà nelle nuvole e nel vederlo io mi ricorderò del patto eterno. E non ci sarà più diluvio per ingoiare la carne del mondo". Non c’è dubbio che, se noi ci affidiamo come conviene a Maria, soprattutto nel tempo in cui solennizzeremo con più ardente devozione la sua Immacolata Concezione; non c’è dubbio che noi sentiremo che Ella è sempre quella Vergine potentissima "che col suo virgineo piede ha schiacciato la testa del serpente".


Come augurio di queste grazie, o Venerabili Fratelli, vi impartiamo nel nome del Signore, con grande affetto, come pure ai vostri popoli, l’Apostolica Benedizione.


Roma, presso San Pietro, 2 febbraio 1904, anno I del Nostro Pontificato.


PIO PP X


_______________________


NOTE


[1]. Il dogma dell'Immacolata Concezione, privilegio in virtù del quale la Vergine fu dal momento stesso della sua concezione esente dalla macchia del peccato originale, fu definito da Pio IX con la bolla Ineffabilis dell'8 dicembre 1854.


[2]. È il nome del padre del re profeta Davide. Radice di Jesse, vuol dire “stirpe di Davide”.


[3]. Si allude ai vari passi biblici dai quali i teologi traggono argomento, riconoscendoli quali premonitori della missione divina di Maria.


[4]. Qui si fa richiamo alla definizione del Concilio di Efeso dell'anno 431, che attribuì a Maria la sublime maternità di Dio. L'unione ipostatica in Gesù Cristo della doppia natura divina ed umana porta a Maria di potere e dover essere chiamata Madre di Dio.


[5]. A Maria assunta alla gloria del Cielo è dovuto il massimo culto che a creatura possa essere dedicato (iperdulia): come alla più sicura mediatrice di grazia presso il Figlio.


[6]. Nato a Siena nel 1380, morto all'Aquila nel 1444. A lui è dovuta l'opera di apostolato svolta durante la pestilenza che desolò Siena nel 1400. Di famiglia abbiente, abbandonò ogni ricchezza ai poveri e si fece religioso nell'Ordine dei Francescani.


[7]. Dei numerosi santi e teologi di questo nome è qui ricordato Denys le Chartreux (in italiano Dionisio il Certosino) che si ritrova anche citato con il nome di Denys di Reken dal nome del paese fiammingo dove era nato nel 1394. Teologo di grande fama: si contano a circa duecento le opere da lui composte. Morì nel 1471.

sabato 13 settembre 2025

In Alto Adige non ci sono più vocazioni. I frutti marci (o assenti) di un concilio fallito!


Lo scorso mese di Giugno, sul sito altoadige.it è uscito un articolo piuttosto inquietante (QUI) nel quale emerge una situazione disastrosa riguardo la situazione delle vocazioni.

Non si tratta qui di un calo generico delle vocazioni, fenomeno che accade pressoché in ogni diocesi o congregazione religiosa, ma di una vera e propria mancanza totale di giovani "autoctoni" che decidono di entrare in seminario. Dall'articolo in questione emerge una totale mancanza di ingressi in seminario da parte di seminaristi altoatesini, gli unici seminaristi presenti nel seminario di Bressanone provengono dalla Tanzania o dall'India.

"Il calo delle vocazioni sacerdotali e religiose è drammatico, quello dei credenti è ancora più grande e drammatico. Ma non perdo la speranza, altrimenti non sarei cristiano" dice mons. Musser vescovo di Bolzano e Bressanone.

Mons. Ivo Musser vescovo di Bolzano e Bressanone

Il monsignore però non considera un aspetto essenziale, non basta non perdere la speranza, bisogna piuttosto conservare la Fede, altrimenti la speranza rischia di fondarsi su dinamiche umane e questo è deleterio.

Il punto nodale che sfugge a mons. Musser e a molti vescovi cattolici è che la mancanza di vocazioni è il termometro con cui la Chiesa può misurare la fede del popolo. A sua volta questa mancanza di fede, è il frutto di un processo di secolarizzazione della Chiesa che oramai va avanti da tanto, anzi troppo tempo. Questa secolarizzazione è uno dei frutti marci di quella tendenza neomodernista postconciliare, di accomodare la dottrina e la prassi al mondo circostante, ovvero procedere nella direzione opposta a quanto fatto dalla Chiesa nei secoli, cioè indicare al mondo la via da seguire, e non inseguire il mondo pensando così di essere "sul pezzo".

Si rendono conto i nostri vescovi che le congregazioni legate alla tradizione sono sempre più in crescita mentre i loro seminari si svuotano? Perché non si interrogano seriamente e si lascino guidare dallo Spirito Santo?  Fin quando la Chiesa con i suoi vescovi non comprenderà che questa crisi deriva direttamente da questa voglia spasmodica di modernizzazione?

Cari vescovi, se veramente amate la Chiesa (cosa che a volte dubito fortemente) scrollatevi di dosso tutte le belle idee che vi siete fatti sul concilio e sulla sua applicazione e sappiate guardate la realtà anche se non vi piace.


don Bastiano Del Grillo


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martedì 9 settembre 2025

Don Leonardo Maria Pompei sospeso a divinis.


Cari amici e lettori, come avete potuto notare è da molto tempo che non scrivo qui sul blog, il motivo è presto detto; con il caldo estivo ho voluto alleggerire il cervello e non pensare ai tanti problemi che purtroppo affliggono la Chiesa.


Detto questo devo però necessariamente intervenire su quello che è accaduto nei giorni scorsi; don Leonardo Maria Pompei, noto sacerdote che cura un canale YouTube, nei giorni scorsi ha comunicato tramite un video, la sua decisione di abbracciare il filone "tradizionalista" della Chiesa. Al momento non ci è dato sapere se aderirà a qualche congregazione di stampo tradizionalista, comunque sia a questa notizia ne è seguita un'altra: quella della sua sospensione a divinis.

Sembrerebbe che la causa sia da individuare nel fatto che il vescovo di Latina mons. Mariano Crociata abbia imposto a don Leonardo di non trasmettere più attraverso la piattaforma di YouTube, e che don Leonardo abbia disobbedito.

Il punto nodale però sembra essere sempre lo stesso: si usa l'obbedienza come arma di coercizione per chiudere la bocca a chi non si conforma al "modus operandi" e al "modus cogitandis" della Chiesa odierna.

Già abbiamo parlato sulle pagine di questo blog di come i vescovi trattino i sacerdoti che decidono di seguire la linea della tradizione, e don Leonardo è l'ultima vittima di questa caccia alle streghe.  

Ad ogni modo permettetemi di esprimere un parere del tutto personale e libero. È vero che ormai da molto tempo i vescovi hanno un atteggiamento alquanto ostile con chi si avvicina alla tradizione, ma dal mio punto di vista don Leonardo ha commesso un piccolo "errore di calcolo", mi spiego meglio: conoscendo i carnefici è necessario anche agire d'astuzia, cosa che a mio modesto parere è mancata a don Pompei. I nostri vescovi non aspettano altro che i loro avversari commettano errori per procedere con i loro piani diabolici di distruzione, e offrire loro l'occasione su di un piatto d'argento mi sembra poco fruttuoso e non fa altro che agevolare i loro intenti. L'atto di disobbedienza in cui don Pompei è caduto assomiglia molto ad una trappola per topi. La disobbedienza è lecita solo quando ciò che è comandato è contro Dio, la fede e la morale. Il comando di non trasmettere attraverso il canale YouTube di certo non va contro questa regola sacrosanta! Come specificato in un video trasmesso la sera del 5 settembre, don Leonardo giustifica questa scelta con la sua estrema necessita di continuare la sua opera di "apostolo". Comprendo perfettamente il suo tormento, ma ritengo poco prudente infilarsi nella bocca del drago sapendo che non aspetta altro che stritolare le ossa delle sue vittime.

Diverso sarebbe stato se fosse stato imposto a don Pompei, per esempio, di non celebrare la S. Messa solo perché è quella tridentina. Da questo punto di vista don Leonardo (ripeto che è una mia personale opinione) avrebbe commesso una leggerezza che poteva tranquillamente evitare, usando ad esempio il suo sito o il canale Telegram per qualsiasi comunicazione magari scritta, nella quale dava tutte le informazioni che voleva.

Resta comunque indiscussa la sproporzione che esiste fra il delitto e la pena! Non mi sembra per nulla proporzionata la sospensione così immediata solo per il fatto di aver pubblicato un video nella quale si racconta la proprio storia personale e nel quale si comunica una scelta riguardante la propria persona e il proprio sacerdozio. Questo mi spinge con tutto il cuore a rivolgere a don Pompei tutta la mia solidarietà e la mia comprensione.

Spero vivamente che questa vicenda possa concludersi in modo sereno, magari partendo proprio dal riconoscimento da parte di mons. Crociata della sproporzione fra delitto e pena, ma ancora di più spero che si metta fine a questo clima da inquisizione che non fa altro che esasperare gli animi e confondere ancora di più i fedeli.


don Bastiano Del Grillo


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sabato 12 luglio 2025

CENSURA del blog messainlatino.it - comunicato del direttore


Cari amici, come penso già sappiate, il blog. messailatino.it è stato oscurato per non dire CENSURATO.

Voglio esprimere la mia più sincera solidarietà a tutto lo staff che lavora dietro questo blog che può essere definito a buon titolo uno degli organi legati alla tradizione fra i più informati e meglio gestiti della rete.

Condivido volentieri il comunicato del direttore Luigi Casalini, e vi invito ad iscrivervi al loro canale Telegram per rimanere informati.

I motivi di questa censura sembrano chiari: la libertà di pensiero e di parola vale solo per coloro che si conformano al pensiero comune, poco importa se in maniera educata, civile e corrispondente a verità si esprime un'opinione o si diffonde un pensiero legittimo, se è diverso da quello della massa comune di pecoroni si viene censurati!

Spero quanto prima che questa brutta vicenda si risolva nel più breve tempo possibile.

Di seguito il comunicato tratto dal blog itresentieri.it

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Come da scarna email ricevuta stamattina, che allego, la Redazione di Messainlatino, blog esistente fin dall’anno 2007, con oltre 1.020.000 visite solo nel mese scorso ed oltre 22.000 post editi, è stato rimosso dalla piattaforma Blogger (di proprietà di Google) per asserita violazione della loro politica contro lo ‘hate speech’, qualunque cosa ciò possa voler dire. Nessun’altra motivazione è stata fornita. Solo in via di indizio, possiamo supporre ciò abbia a che fare con la circostanza che, nelle settimane scorse, erano già stati rimossi (ma poi dallo stesso Blogger.com riammessi, su nostra sollecitazione) singoli articoli, il cui tenore era: l’intervista a mons. Strickland contro l’ammissione delle donne al diaconato; uno studio del Prof. Corrado Gnerre sulla storia della Massoneria e la sua condanna da parte della Chiesa; il richiamo alla dottrina ufficiale della Chiesa in riferimento al gay pride; infine un post di oltre dieci anni fa col video del fondatore del movimento neocatecumenale.
Abbiamo reagito con l’intimazione giuridica che allego, richiamando anche la palese violazione del diritto costituzionale alla libertà di parola. E’ chiaro che se si comincia così, nessuno può più sentirsi al sicuro nell’espressione del proprio pensiero, perfino se questo combacia con la dottrina ufficiale della religione più diffusa al mondo.
Lunedì, se non succede niente, deposito un ricorso cautelare d’urgenza.

VI CHIEDO DI AIUTARCI A RENDERE DI PUBBLICO DOMINIO IL FATTO GRAVISSIMO.

Luigi Casalini (Direttore di blog.messanlatino.it)

mercoledì 18 giugno 2025

"Leoni spiranti fuoco". Gli effetti della comunione secondo il Crisostomo


In occasione della festa del Corpus Domini meditiamo sulle parole di S. Giovanni Crisostomo.

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È necessario, dilettissimi, di conoscere la meraviglia dei nostri santi misteri, ciò che essa è, il suo fine e la sua utilità. «Noi diveniamo un corpo solo: delle membra, dice egli, formate della sua carne e delle sue ossa». Noi che siamo iniziati, osserviamo ciò ch’è detto. Affine dunque di diventarlo non per la carità soltanto, ma anche in realtà, uniamoci intimamente a questa carne: e ciò si ottiene per mezzo del cibo ch’egli ci ha largito, volendo mostrarci l’ardente amore ch’egli ha per noi. Perché s’è unito lui stesso a noi, ha confuso il suo corpo col nostro, così che noi siamo una sola cosa con lui, come un corpo congiunto col suo capo; e ciò è proprio di quelli che amano ardentemente.

Ritorniamo dunque da questa mensa come leoni spiranti fuoco, divenuti terribili al demonio, occupandoci collo spirito del nostro capo e dell’amore che ci ha mostrato. Talvolta i genitori affidano a nutrire ad altri i loro figli: io invece, egli dice, non fo così, ma vi nutro colle mie carni e vi dono me stesso in cibo, volendovi tutti generosi e offrendovi la buona speranza delle cose future: e se qui io ho dato me stesso a voi, lo farò molto più nell’avvenire. Io ho voluto farmi vostro fratello, per voi ho preso una carne e un sangue comune con voi: e a mia volta vi dò questa stessa carne e sangue per cui son divenuto vostro fratello.

Possessori dunque di siffatti beni, vegliamo su noi stessi, o dilettissimi: e allorché ci venisse voglia di dire qualche parola sconcia o ci sentissimo trasportati dall’ira o da qualche altro simile vizio, consideriamo di quali beni siamo stati fatti degni; e questa riflessione reprima i nostri disordinati movimenti. Quanti dunque partecipiamo a questo corpo, quanti gustiamo questo sangue, riflettiamo che gustiamo quello stesso che è adorato dagli Angeli seduto nell’alto dei cieli, alla destra invincibile. Povero me! quante vie di salvezza per noi! Egli ci ha fatti suo corpo; ci ha comunicato il suo corpo: e niente di tutto ciò ci distoglie dal male.



(San Giovanni Crisostomo, Omelia 61 al popolo d’Antiochia. FONTE: divinumofficium.com)


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domenica 8 giugno 2025

Papa Francesco; un papa tanto amato... ma non si sa bene da chi!


Con la morte di papa Francesco, il funerale, il conclave, e l'elezione di Papa Leone XIV, come sempre in questi casi, siamo stati costretti a sorbirci le varie maratone televisive in cui si dicono le idiozie più colossali al solo scopo di riempire il palinsesto televisivo. Questa dinamica si ripete ogni qual volta muore un personaggio di interesse globale, o quando un'evento coinvolge l'interesse di un ampio pubblico generale, penso ad esempio alla morte della regina d'Inghilterra e alla successiva incoronazione di Re Carlo III, eventi che hanno focalizzato l'attenzione anche di chi non appartiene al popolo inglese o alla chiesa anglicana.

Con la morte di papa Francesco il copione sembra non essere per nulla diverso. La particolarità in questo caso è la narrativa intorno al suo gradimento e al consenso popolare. Facciamo qualche passo indietro, a quella sera del 13 marzo 2013 quando il mondo vide un volto ai più sconosciuto, nessuno sapeva chi fosse quel "Bergoglio" annunciato dal card. Tauran. Nonostante questo i media iniziarono da subito una campagna "incensatoria" nei suoi confronti. Quello che prima nessuno conosceva era improvvisamente il miglior papa che la Chiesa poteva desiderare.

Nessuno conosceva quel cardinale dal cognome italiano e nessuno sapeva che cosa aveva mai fatto in vita sua, eppure i giornalisti iniziarono da subito a parlarne talmente bene pur non avendo ancora assistito a nessun atto ufficiale ad eccezione del discorso dalla loggia centrale della facciata di S. Pietro con il suo pittoresco "buonasera".


Sin da subito era evidente che esisteva l'intenzione di qualcuno di influenzare l'opinione pubblica, di creare a tavolino intorno al neo eletto, un'aura di santità e di consenso nella forma più ampia possibile. Tutte le testate giornalistiche hanno iniziato a parlare bene di questo nuovo papa, anche il Grande Oriente d'Italia, la più antica istituzione massonica in Italia, pronunciò parole di profondo apprezzamento per questa elezione, parole rinnovate ora in forma di cordoglio con la sua morte. Ogni atto del nuovo pontefice veniva enfatizzato e ingigantito come se fosse la cosa più straordinaria che ci potesse essere sulla faccia della terra. E' vero che molti atti furono compiuti per la prima volta da lui, ma era evidente che bisognava in tutti i modi creare consenso intorno alla sua figura. Chi ha buona memoria si ricorderà che appena un'anno dopo la sua elezione nacque una rivista specifica dal titolo "Il mio papa" edita da Mondadori sotto la direzione di Aldo Vitali. rivista pubblicata fino al 2020 quando venne chiusa. Tenete a mente questo fatto perché poi ci ritorneremo.

Gli osservatori più acuti e onesti ricorderanno che lo stesso atteggiamento mediatico di costruzione di consenso non si realizzò con papa Benedetto XVI, che al contrario venne da subito osteggiato e persino denigrato dai media sin dalla sua elezione e conseguentemente molto osteggiato anche dall'opinione pubblica più superficiale. Papa Ratzinger apparentemente non godeva della stessa stima da parte dei fedeli rispetto a quanto ne godeva papa Francesco. Venne subito apostrofato come "pastore tedesco" nell'accezione negativa del termine, venne definito austero, duro e impassibile, privo di capacità empatica. Ma chi si è sforzato di andare oltre a questa narrazione ha invece scoperto un uomo sentimentalmente molto profondo e a tratti dolce ed empatico, tutto il contrario di quello che hanno voluto far passare giornalisti e commentatori disonesti.

Non serve fare studi sociologici particolari per comprendere le dinamiche con cui i media influenzano le masse. La pubblicità dei prodotti commerciali in questo ambito è un chiaro ed emblematico esempio. Chi non ricorda il caso iconico del "Cacao Meravigliao"? Un prodotto del tutto inesistente che solo per il fatto di essere il fittizio e goliardico sponsor del programma Tv "Indietro tutta" di Renzo Arbore suscitò una curiosità tale che la gente andava nei negozi per acquistarlo, al punto che un'azienda decise di mettere sul mercato un prodotto che di fatto prima non esisteva, e che venne creato successivamente a quella fittizia pubblicità. L'impressione è che il gradimento delle masse intorno a papa Francesco sia un po' come il "Cacao Meravigliao", qualcosa che non esisteva e che si è voluto creare appositamente partendo dal nulla più assoluto. 


Qualcuno potrebbe pensare che sto esagerando, che papa Francesco ha contribuito lui stesso a crearsi il consenso intorno a se attraverso scelte coraggiose e frasi d'effetto come il "buongiorno" e il "buonasera" o il "buon pranzo" durante i suoi angelus in piazza S. Pietro, anche il suo apparente distacco dalle "ricchezze" vaticane e la sua vicinanza ai poveri sembra avergli fatto guadagnare numerosi punti di gradimento. Ma si sa che fra tanta gente superficiale ce n'è altrettanta più profonda e intellettualmente più acuta, che non si lascia ingannare dagli stereotipi propagandati.

Possiamo dire con assoluta certezza che questo papa sia quello che più di tutti gli altri ha cavalcato l'onda mediatica, e ha fatto dello strumento mediatico un mezzo di assoluta propaganda.


La campagna pauperista iniziale è stato uno dei caratteri più distintivi dei primi periodi del pontificato di Francesco. La scelta di vivere a S. Marta appariva come un atto di semplicità e di distacco dalla "ricchezza" del palazzo apostolico. Peccato però che questa scelta ha fatto schizzare i costi della sicurezza, S. Marta infatti non possiede quei "filtri architettonici" che ha il palazzo apostolico, è un edificio a ridosso del traffico cittadino di via di porta Cavalleggeri, a pochi passi dall'ingresso alla città del vaticano, un rafforzamento della sicurezza è stato per forza di cose necessario. Anche la scelta di utilizzare i suoi paramenti sacri al posto dei più antichi e sontuosi paramenti della sagrestia vaticana non è altro che uno specchietto per le allodole. L'uso della sua mitria vescovile all'inizio ha comportato l'adeguamento e il confezionamento di tutti gli altri paramenti sacri necessari per le celebrazioni papali, quantomeno la casula e le dalmatiche per i diaconi. Alcune mie informazioni mi hanno confermato che le spese della sagrestia vaticana hanno subito un picco con Francesco che non si verificò con Benedetto XVI, che al contrario utilizzava i paramenti storici della basilica senza la necessità di dover confezionare nuovi paramenti.


La simpatia che ha suscitato papa Francesco presso la gente non è stata così tanto maggiore rispetto a quella che ha succitato Giovanni Paolo II o anche lo stesso Ratzinger. Certamente la sua vicinanza ai poveri e agli emarginati ha avuto un peso notevole, ma di certo più incisivo di quanto Giovanni Paolo II possa averlo avuto presso i malati. Le immagini della lunga fila per il saluto a papa Francesco non sono per nulla paragonabili a quelle di Giovanni Paolo II, dove la gente rimase in fila per molte più ore rispetto a papa Francesco. 

Ciò che conta in questi casi è l'emotività che questi eventi suscitano nell'animo dei fedeli, ma non dimentichiamoci che può anche essere costruita ad arte. Papa Ratzinger dopo la sua morte venne quasi del tutto trascurato dai media, ma le file per andare a rendere omaggio al suo feretro non furono tanto meno corpose rispetto a quelle di papa Francesco.

La narrazione giornalistica e mediatica estremamente positiva nei confronti di papa Francesco si scontra però con alcuni fatti che non possono essere negati né taciuti. Innanzitutto bisogna considerare, ed è sotto gli occhi di tutti, che durante il pontificato di Francesco si è assistito ad un crollo vertiginoso e catastrofico delle offerte dell'8x1000, affiancato da un crollo di coloro che si dicono cattolici o in particolare che partecipano regolarmente alla S. Messa domenicale, fatto strano per un papa tanto amato. Evidentemente questo "amore" si fonda su qualcosa che non è la fede cristiana cattolica. Quanto detto è riscontrabile in numerose interviste andate o interventi di commiato andati in onda in tv o diffusi sul web. Uno degli interventi che più mi ha fatto riflettere è stato quello di Claudio Guerini di RDS, che in un suo commovente ricordo di papa Francesco, fa un elogio in rima di tutte le unicità e le particolarità personali e del suo pontificato. Tuttavia nel video girato su Facebook ribadisce il suo ateismo, e rimane addolorato di non essere riuscito a credere nonostante la testimonianza di Francesco. Questo fatto mi fa molto riflettere; possibile che un papa non sappia dare quegli elementi fondamentali che permettono al messaggio cristiano di convertire le anime? Possibile che una persona che apprezza l'uomo Jorge Mario Bergoglio nei suoi gesti unici e dirompenti non sia stato in grado di andare al cuore del messaggio evangelico di conversione? Di fatto una persona che apprezza ed elogia il papa e che dichiara di non essere riuscito a raggiungere la fede non è altro appare come un fallimento per un uomo di chiesa, fermo restando la possibilità sempre concreta che quell'uomo possa comunque aver ricevuto un seme da far germogliare nella sua anima.

La tv o il web sono pieni di esempi come questo appena riportato, un elogio della persona che termina con la morte della persona stessa.

La particolarità della predicazione cristiana sta nel lasciare l'interlocutore con il desiderio di abbracciare lo stile di vita di colui che gli ha predicato il vangelo, ma sembra che questa possibilità con papa Francesco e in generale nei predicatori di oggi sia piuttosto rara.

Molti elementi legati anche al funerale di papa Francesco hanno contribuito non poco a costruire un'emotività molto forte intorno a questo evento e naturalmente al papa stesso. Il fatto di aver scelto di essere sepolto a S. Maria Maggiore ha fatto si che in tanti si sentissero "dentro" a questo evento. Come rimanere indifferenti davanti alle due ali di fedeli, turisti, curiosi o semplici passanti che dalla basilica di S. Pietro a quella Liberiana hanno fatto da cornice al corteo funebre? Una immagine certamente commovente anche per il sottoscritto che questo papa non lo ha per nulla stimato. Ma è una commozione indotta dal contesto non certo da un sentimento sincero. Anche il luogo della sepoltura fa in modo che la tomba sia più "accessibile" rispetto alle tombe delle grotte vaticane. Se cosi non fosse stato probabilmente non ci sarebbero state lunghe file per entrare nei sotterranei della basilica vaticana.

Ad un mese dalla morte di papa Francesco cosa dire? Questo papa è stato così tanto amato come sembra? Ascoltando numerosi talk show mi è capitato di sentire dei commenti piuttosto sorprendenti! Molti commentatori che prima osannavano papa Francesco improvvisamente hanno iniziato a demolirne la sua teologia e la sua linea pastorale e di governo della Chiesa. Molto interessante questo atteggiamento nei confronti di papa Francesco se consideriamo che fino a qualche giorno prima ne esaltavano anche gli starnuti.

Ma ciò che trovo ancora più interessante è il silenzio in cui sembra essere caduto il pontificato di papa Francesco, è pur vero che il suo immediato successore sta catalizzando molto l'attenzione in questo momento, ma sembrerebbe che l'unico a citare papa Francesco sia proprio il solo papa Leone e nessuno più.

Ma alla fine di tutto sto papa Francesco è stato amato o no? E se si da chi?

A mio modesto parere, escludendo quei fedeli che avrebbero amato un qualsiasi altro papa a prescindere, non rimane nessun'altro se non poche categorie ristrette di persone. Gli unici ad averlo amato erano coloro che trovavano in lui uno che non li interrogasse più di tanto nella loro vita interiore. Quegl'atei che rimanevano nelle loro presunte sicurezze ma con una parvenza di vaga spiritualità indefinita, o quelle categorie di persone come trans o prostitute che si sono sentite accolte ma senza nessuno che gli dicesse "va e non peccare più". Quei giornalisti che trovavano in lui una fonte di stravaganze su cui scrivere fiumi di elogi, ma con tutta sincerità sembra che questo papa non ha lasciato per nulla un segno indelebile nell'anima della Chiesa, ne per i suoi discorsi o la sua erudizione teologica o filosofica, ne per le sue omelie o per i suoi gesti.

Sembra evidente quello che da dodici anni viene detto da più parti, ovvero che questo papato è stato un disastro che ha lasciato la chiesa spaccata, divisa, frammentata e confusa. La storia ci smentirà o ci dara ancora più ragione, per ora preghiamo che questo papa appena eletto riesca a farsi guidare dallo Spirito Santo e non dallo spirito del mondo o peggio ancora dallo "spirito del concilio" di cui papa Francesco ne è stato un drammatico strumento di attuazione.


don Bastiano Del Grillo


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venerdì 6 giugno 2025

Enciclica "DIVINUM ILLUD MUNUS" di Leone XIII sullo Spirito Santo.


In occasione della festa di Pentecoste prendiamo spunto per approfondire il tema dello "Spirito Santo". Lo facciamo partendo da una meravigliosa Enciclica di papa Leone XIII sullo Spirito Santo.

Approfittiamo per rimandare alla sezione del Blog in cui sono raccolti alcuni importanti documenti della Chiesa che possono essere utili per l'approfondimento, la riflessione e la meditazione. 

Buona lettura!


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ENCICLICA

“DIVINUM ILLUD MUNUS”

DEL SOMMO PONTEFICE LEONE XIII

“SULLO SPIRITO SANTO”


AI VENERABILI FRATELLI, PATRIARCHI, PRIMATI, ARCIVESCOVI, VESCOVI E AGLI ALTRI ORDINARI AVENTI CON L’APOSTOLICA SEDE PACE E COMUNIONE LEONE PP. XIII SERVO DEI SERVI DI DIO  VENERABILI FRATELLI, SALUTE E APOSTOLICA BENEDIZIONE.

La divina missione, che Gesù Cristo ricevette dal Padre per la salvezza del genere umano, e che egli ha perfettamente compiuto, come fu rivolta quasi ad ultimo fine, a dare agli uomini la vita di gloria nella beata eternità, così nel corso del tempo fu intesa a partecipare e coltivare in essi la vita della divina grazia, perché poi fiorisse nella vita celeste. Perciò il Redentore medesimo pieno di benignità non cessa mai di invitare tutti gli uomini di ogni nazione e di ogni lingua al seno dell’unica sua chiesa: "Venite a me tutti; Io sono la vita; Io sono il buon pastore". Tuttavia secondo i suoi altissimi progetti non volle compiere da sé solo nel mondo questa missione, ma come egli l’aveva ricevuta dal Padre, così lasciò che lo Spirito Santo la conducesse a termine, Ed è sempre dolce ricordare quelle parole, che Cristo poco prima di lasciare la terra disse ai suoi discepoli: "È bene per voi che io vada, perché se non andrò, non verrà sopra di voi il Paraclito; ma se andrò, ve lo manderò" (Gv 16,7). In queste parole egli diede come principale ragione della sua partenza e del suo ritorno al Padre, soprattutto l’utilità per i suoi cari che deriverà dalla venuta dello Spirito Santo, ed essendo egli che lo manda, dimostra in tal modo anche da sé procede come dal Padre e che lo stesso Spirito, come avvocato, come consolatore e come maestro, avrebbe compiuto nel mondo l’opera da sé cominciata. Vale a dire il compimento della redenzione era giustamente riservato alla virtù molteplice e ammirabile di questo Spirito, che nella creazione aveva "ornato i cieli" (Gb 26,13) e "riempita la terra" (Sap 1,7),  Orbene, sulle tracce del Salvatore, principe dei pastori e vescovo delle anime nostre, Ci siamo studiati di camminare sempre anche Noi, aiutati dalla divina grazia, continuando la sua missione, affidata dapprima agli apostoli e in particolare a Pietro, "la cui dignità non vien meno neppure in un erede indegno". Da tal fine mossi in tutti gli atti del Nostro ormai lungo pontificato a due cose abbiamo mirato e miriamo principalmente: alla restaurazione cioè della vita cristiana nella famiglia e nella società, nei prìncipi e nei popoli, perché solo Cristo è la vera vita di tutti, e al ritorno dei dissidenti alla chiesa cattolica, perché è questa la volontà di Cristo, che si abbia un solo ovile sotto un solo pastore. Ora pertanto che Ci sentiamo vicini al termine della Nostra vita mortale, Ci piace affidare in particolar modo l’opera Nostra, qualunque sia stata, allo Spirito Santo, che è vita e amore, perché egli la maturi e la fecondi. E per un più felice risultato nel desiderato fine, avvicinandosi la solennità della Pentecoste, vogliamo parlarvi dello Spirito Santo, dell’azione cioè che egli esercita nella chiesa e nelle anime col dono dei suoi superni carismi. In tal maniera sarà ravvivata e rinvigorita, come Noi ardentemente desideriamo, la tede nel mistero augustissimo della Trinità e in particolare accresciuta e alimentata la pietà verso questo divino Spirito, al quale vanno tanto debitori tutti coloro che seguono la via della verità e della giustizia, mentre, come notò san Basilio, "tutta l’economia ordita dalla divina bontà intorno all’uomo, se fu eseguita dal nostro Salvatore e Dio Gesù Cristo, fu però portata a compimento per grazia dello Spirito Santo". 

E prima di entrare nel tema proposto, Ci piace ed è utile soffermarci un po’ sul mistero della Triade sacrosanta. Questo mistero è chiamato dai sacri dottori "sostanza del nuovo testamento", cioè il mistero dei misteri, principio e fine di tutti gli altri, per conoscere e contemplare il quale furono creati in cielo gli angeli, in terra gli uomini, mistero adombrato già nell’antico testamento e più tardi più chiaramente insegnato da Dio stesso, venuto a bella posta dagli angeli fra noi: "Nessuno ha mai veduto Dio, l’unigenito Figlio che è nel seno del Padre l’ha rivelato" (Gv 1,18). Chiunque pertanto si metta a scrivere o parlare di sì grande mistero abbia sempre davanti agli occhi l’ammonimento dell’Angelico; "Quando si parla della Trinità, conviene farlo con prudenza e umiltà insieme, perché, come dice Agostino, in nessun’altra ricerca intellettuale è maggiore o la fatica o il pericolo di sbagliare, o il frutto se si coglie nel vero". E il pericolo sta in ciò che nella fede e nella pietà non si confondano le divine Persone, e non si moltiplichi l’unica natura mentre "la fede cattolica ci insegna a venerare un solo Dio nella Trinità e la Trinità in un solo Dio" [Simbolo "Quicumque"; Denz 75]. Perciò il Nostro predecessore Innocenzo XII respinse le istanze di coloro, che domandavano una festa propria in onore del Padre, e se vi sono dei giorni consacrati ai vari misteri compiuti dal Verbo incarnato, non c’è però una festa speciale per il Verbo, solo in quanto Persona divina; e la Stessa antichissima solennità di Pentecoste non riguarda lo Spirito Santo, come spirato dal Padre e dal Figlio, ma piuttosto ricorda il suo avvento, o esterna missione. 

E tutto ciò fu sapientemente ordinato per non dare occasione a moltiplicare la divina essenza col distinguere le Persone. Anzi la chiesa, per mantenere nei suoi figli la purezza della fede, volle istituita la festa della Trinità, resa poi universale dal pontefice Giovanni XXII; alla santissima Trinità ha lasciato innalzare altari e templi e, dopo una celeste visione, ha anche approvato per la redenzione degli schiavi un ordine religioso ad onore e col titolo della santissima Trinità. S’aggiunga a ciò come il culto tributato ai santi, agli angeli, alla vergine Madre di Dio, a Cristo, ridonda tutto e s’incentra nella Trinità; non v’è preghiera rivolta a una delle tre divine Persone, dove non si faccia menzione anche delle altre; nelle litanie, invocate distintamente le tre Persone, si conclude con un’invocazione comune; i salmi, gli inni hanno tutti la stessa dossologia al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo; le benedizioni, i riti, i sacramenti s’accompagnano e s’amministrano implorando la Trinità. Ma a tutto questo alludeva già l’apostolo in quella sentenza: "Poiché da Dio, per Dio, in Dio sono tutte le cose, a Dio sia gloria per tutti i secoli" (Rm 11,36), esprimendo così la trinità delle Persone e l’unità dell’essenza, la quale essendo in tutte la medesima fa sì che si debba a ciascuna, come al solo e medesimo Dio, la stessa gloria eterna. S, Agostino commentando le citate parole scrive: "Non si deve prendere indistintamente ciò che l’apostolo distingue dicendo: da Dio, per Dio, in Dio; con la prima frase significa il Padre, con l’altra il Figlio, con l’ultima lo Spirito Santo". 

Di qui l’uso nella chiesa di attribuire al Padre le opere della potenza, al Figlio quelle della sapienza, allo Spirito Santo quelle dell’amore. Non già perché non siano comuni alle divine Persone tutte le perfezioni e tutte le opere esterne; infatti "sono indivise le opere della Trinità come ne è indivisa l’essenza", poiché, come le tre divine Persone "sono inseparabili, così anche operano insieme", ma per una certa relazione e quasi affinità che passa fra le opere esterne e il carattere proprio di ciascuna Persona, più all’una che alle altre si attribuiscono o, come dicono, si appropriano: "Come noi - sono parole dell’Angelico - ci serviamo delle creature quasi di segni e di immagini per manifestare le divine Persone, così facciamo degli attributi divini, e tale manifestazione tolta dai divini attributi si dice appropriazione" (Summa theol. I, q. 39, a. 7). In tal modo il Padre, che è "il principio della Trinità", (S. Agostino, De Trinitate, I. IV, c. 20; PL 42, 906) è anche causa efficiente di tutte le cose, dell’incarnazione del Verbo, della santificazione delle anime, "da Dio sono tutte le cose"; da lui, a causa del Padre. Il Figlio poi, Verbo e Immagine di Dio, è causa esemplare per cui tutte le cose hanno forma e bellezza, ordine e armonia, egli, come via, verità e vita, ha riconciliato l’uomo con Dio, "per lui sono tutte le cose"; per lui, a causa del Figlio. E lo Spirito Santo è di tutto la causa finale, perché come nel suo fine la volontà e ogni cosa trova quiete, così egli che è la bontà e l’amore del Padre e del Figlio, da impulso forte e soave e quasi l’ultima mano all’altissimo lavoro dell’eterna nostra predestinazione, "in lui sono tutte le cose"; in lui, a causa dello Spirito Santo. 

Osservati dunque rigorosamente gli atti di fede e di culto dovuti all’augustissima Trinità, cosa non mai abbastanza inculcata al popolo cristiano, volgiamo il Nostro discorso all’efficacia propria dello Spirito Santo. 

E dapprima giova dare uno sguardo a Cristo fondatore della chiesa e redentore del genere umano, L’incarnazione del Verbo è l’opera più grande che Dio abbia mai compiuto fuori di sé, alla quale con-corsero tutti i divini attributi, in modo tale che non è possibile anche solo immaginarne una maggiore, ed è in pari tempo l’opera per noi più salutare. Ora un sì grande prodigio, benché compiuto da tutta la Trinità, tuttavia si ascrive come proprio dello Spirito Santo, onde dice il Vangelo che la concezione di Cristo nel grembo della Vergine fu opera dello Spirito Santo: "Si trovò incinta per opera dello Spirito Santo", e "Quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo" (Mt 1,18.20): e a buon diritto, perché lo Spirito Santo è la carità del Padre e del Figlio, e il "grande mistero della divina bontà" (1Tm 3,16), che è l’incarnazione, fu causato dal suo immenso amore per l’uomo, come accenna san Giovanni: "Dio ci ha amati a tal segno da darci l’unigenito suo Figlio" (Gv 3,16). Si aggiunga che per tal fatto la natura umana fu sollevata alla dignità d’essere unita personalmente al Verbo, non per meriti che avesse, ma per pura grazia, che è dono proprio dello Spirito Santo: "Questa maniera - dice sant’Agostino - con cui Cristo fu concepito per opera dello Spirito Santo ci fa vedere la bontà di Dio, giacché la natura umana senza meriti precedenti nel primissimo istante fu unita alla persona del Verbo così intimamente che il medesimo fosse e figlio di Dio e figlio dell’uomo". Né solo il concepimento di Cristo, ma anche la santificazione dell’anima sua, o "unzione", com’è detta nei libri santi (At 10,38), fu compiuta dallo Spirito Santo, come pure ogni sua azione "era come sotto l’influsso dello stesso Spirito" che in particolar maniera cooperò al suo sacrificio: "Cristo per mezzo dello Spirito Santo si offrì vittima innocente a Dio" (Eb 9,14). 

Dopo ciò qual meraviglia che tutti i carismi dello Spirito Santo inondassero l’anima di Cristo? In lui una pienezza di grazia propria di lui solo, cioè nella massima misura ed efficacia a tutti gli effetti, in lui tutti i tesori della sapienza e della scienza, le grazie date gratuitamente, le virtù, i doni tutti, preannunciati da Isaia (Is 4,1; 11,2-3) e simboleggiati in quella colomba miracolosa, apparsa sul Giordano, quando Cristo col suo battesimo ne consacrava le acque per il nuovo sacramento. E qui ben nota sant’Agostino che "Cristo non ricevette lo Spirito Santo all’età di trent’anni, ma quando fu battezzato, era senza peccato e aveva già lo Spirito Santo; solo nell’atto del battesimo prefigurò il suo corpo mistico, che è la chiesa, in cui i battezzati ricevono in special modo lo Spirito Santo". Dunque l’apparizione sensibile dello Spirito Santo su Cristo e la sua azione invisibile nell’anima di lui figurano la duplice missione dello Spirito Santo, visibile nella chiesa e invisibile nell’anima dei giusti. 

La chiesa concepita e uscita già dal cuore del secondo Adamo come addormentato sulla croce, apparve al mondo la prima volta in modo solenne il giorno della pentecoste con quell’ammirabile effusione che era stata vaticinata dal profeta Gioele (cf. 2,28-29), e in quel dì medesimo si iniziava l’azione del divino Paraclito nel mistico corpo di Cristo, "posandosi sugli apostoli, quasi nuove corone spirituali, formate con lingue di fuoco, sulle loro teste". E allora gli apostoli "discesero dal monte - come scrive il Crisostomo - non già portando a somiglianza di Mosè le tavole di pietra nelle mani, ma lo Spirito Santo nell’anima spargendo tesori e rivi di verità e di carismi". 

 Così si avverava l’ultima promessa fatta da Cristo poco prima di salire al cielo, di mandare cioè di lassù lo Spinto Santo, che negli apostoli avrebbe compiuto e quasi suggellato il deposito della rivelazione: "Io ho ancora molte cose da dirvi, ma adesso non le intendereste; lo Spirito di verità, che vi manderò io, vi insegnerà tutto" (Gv 16,12-13). Lo Spirito Santo infatti, che è spirito di verità, in quanto procede dal Padre, eterno Vero, e dal Figlio, che è verità sostanziale, riceve dall’uno e dall’altro insieme con l’essenza tutta la verità, che poi a vantaggio nostro comunica alla chiesa, assistendola perché non erri mai, e fecondando i germi rivelati, finché, secondo l’opportunità dei tempi, giungano a maturazione. E poiché la chiesa, che è mezzo di salvezza, deve durare sino al tramonto dei secoli, è appunto questo divino Spirito che ne alimenta e accresce la vita; "Io pregherò il Padre ed egli vi manderà lo Spirito di verità, che resterà per sempre con voi" (Gv 14,16-17). Da lui infatti sono costituiti i vescovi, che generano non solo i figli, ma anche i padri, cioè i sacerdoti, a guidarla e nutrirla con quel sangue con cui Cristo la acquistò: 

"Lo Spirito Santo pose i vescovi al governo della chiesa di Dio, redenta col sangue di lui" (At 20,28); gli uni e gli altri poi, vescovi e sacerdoti, per singolare dono dello Spirito Santo hanno la potestà di rimet-tere i peccati, come disse Cristo agli apostoli: "Ricevete lo Spirito Santo: saranno perdonati i peccati a quelli, ai quali voi li avrete perdonati e ritenuti a quelli, ai quali voi li avrete ritenuti" (Gv 20,22-23). E poi l’origine divina della chiesa appare in tutto il suo splendore nella gloria dei carismi, dei quali si circonda; ma questo serto ella riceve dallo Spirito santo. Per ultimo basti sapere che se Cristo è il capo della chiesa, lo Spirito Santo ne è come l’anima: "Ciò che è l’anima nel nostro corpo, lo Spirito Santo lo è nella chiesa, corpo di Cristo". 

E stando così le cose, non si può immaginare e attendere un’altra più larga e abbondante "effusione e manifestazione dello Spirito Santo", giacché ora nella chiesa se ne ha la massima e durerà sino a quel giorno in cui la stessa chiesa dallo stadio della milizia verrà assunta al glorioso consorzio nella letizia dei trionfanti. 

Ma non meno ammirabile, sebbene più difficile a intendersi, anche perché del tutto invisibile, è l’azione dello Spirito Santo nelle anime. Anche questa effusione è copiosissima, tanto che Cristo medesimo, che ne è il donatore, l’assomigliò a un fiume abbondantissimo, come è registrato in san Giovanni: "Dal seno di colui che crede in me, come dice la Scrittura, sgorgheranno le sorgenti d’acqua viva"; e poi lo stesso evangelista, commentando queste parole, soggiunge: "Ciò disse dello Spirito Santo, che avrebbero ricevuto i credenti in lui" (Gv 7,38-39). È verissimo che anche nei giusti vissuti prima di Cristo vi fu lo Spirito Santo con la grazia, come leggiamo dei profeti, di Zaccaria, del Battista, di Simeone e di Anna, giacché non fu nella pentecoste che lo Spirito Santo "incominciò ad abitare nei santi la prima volta, in quel dì accrebbe i suoi doni, mostrandosi più ricco, più effuso". Erano sì figli di Dio anch’essi, ma rimanevano ancora nella condizione di servi, perché anche il figlio "non differisce dal servo", finché "è sotto tutela" (Gal. 4,1-2); e poi mentre quelli furono giustificati in previsione dei meriti di Cristo, dopo la sua venuta molto più abbondante è stata la diffusione dello Spirito Santo nelle anime, come avviene che la mercé vince in prezzo la caparra e la verità supera immensamente la figura. La qual cosa è espressa da san Giovanni là dove dice: "Non era ancora stato dato lo Spirito Santo, perché Gesù non era stato ancora glorificato" (Gv 7,39); ma non appena Cristo, "ascendendo al cielo", ebbe preso possesso del suo regno, conquistato con tanti patimenti, subito ne dischiuse con divina munificenza i tesori, "spargendo sugli uomini i doni" dello Spirito Santo (Ef 4,8); "non già che prima non fosse stato mandato lo Spirito Santo, ma certo non era stato donato come fu dopo la glorificazione di Cristo". La natura umana è essenzialmente serva di Dio: "La creatura è serva, noi per natura siamo servi di Dio"; anzi, infetta dall’antico peccato, la nostra natura cadde tanto in basso che noi divenimmo odiosi a Dio: "Eravamo per natura figli d’ira" (Ef 2,3), E non vi era forza che bastasse a rialzarci da tanta caduta, a riscattarci dall’eterna rovina. Ma quel Dio, che ci aveva creati, si mosse a pietà, e per mezzo del suo Unigenito sollevava l’uomo ad un grado di nobiltà maggiore di quella donde era precipitato. Non c’è lingua che valga a narrare questo lavoro della grazia divina nelle anime degli uomini; essi perciò nelle sacre Scritture e dai santi dottori sono detti rigenerati, creature novelle, consorti della divina natura, figli di Dio, deificati, e così via. 

Ora così ampi benefici dobbiamo riconoscerli propriamente dallo Spirito Santo. Egli è lo "Spirito di adozione di figli, per cui a Dio diciamo: Abbà, Padre"; egli ci fa sentire tutta la dolcezza di tale invocazione, "testimoniando all’anima che noi siamo figli di Dio" (Rm 8,15-16). E per spiegare ciò viene opportuna l’osservazione dell’Angelico che vi è una somiglianza tra la duplice opera dello Spirito Santo, poiché è per virtù dello stesso Spirito che "Cristo fu concepito nella santità perché fosse figlio naturale di Dio, e gli uomini sono santificati perché siano figli di Dio adottivi". E così in maniera più nobile, che non sia nell’ordine naturale, la rigenerazione spirituale è frutto dell’Amore increato. 

La quale rigenerazione o rinnovazione, per ciascuno, s’inizia nel battesimo, nel qual sacramento, cacciato dall’anima lo spirito immondo, vi discende per la prima volta lo Spirito Santo, rendendola somigliante a sé, perché "è spirito ciò che nasce dallo Spirito" (Gv 3,7). Con più abbondanza nella cresima ci viene donato lo stesso Spirito, infondendoci costanza e fortezza per vivere da cristiani, quello Spirito cioè che vinse nei martiri, trionfò nei vergini sulle illecite passioni. E abbiamo detto che lo Spirito Santo dona se stesso, "diffondendo Dio nei nostri cuori la carità per lo Spirito Santo che ci è dato" (Rm 5,5); infatti non solo da a noi doni divini, essendo egli degli stessi doni l’autore, ma per giunta egli stesso è il primo dono, procedendo dal mutuo amore del Padre e del Figlio, "il dono di Dio altissimo". 

E per capire meglio la natura e gli effetti di questo dono, conviene richiamare ciò che insegnano sulla scorta delle divine Scritture i sacri dottori, e cioè che Dio si trova in tutte le cose "per la sua potenza, con la sua presenza e con la sua essenza, in quanto egli tiene tutto a sé soggetto, tutto vede, di tutto è la causa prima". Ma nella creatura ragionevole Dio si trova in un’altra maniera; cioè in quanto è conosciuto e amato, giacché è anche secondo natura amare il bene, desiderarlo, cercarlo. Da ultimo Dio per mezzo della sua grazia sta nell’anima del giusto, in un modo più intimo e ineffabile, come in un suo tempio, donde deriva quell’amore vicendevole, per cui l’anima è intimamente a Dio presente, è in lui più che non soglia farsi fra dilettissimi amici e gode di lui con una piena soavità. 

Ora questa unione, che propriamente si chiama "inabitazione", la quale non nell’essenza, ma solo nel grado differisce da quella che fa i beati in cielo, sebbene si compia per opera di tutta la Trinità, "con la venuta e dimora delle tre Persone nell’anima amante di Dio" (Gv 14,23), tuttavia allo Spirito Santo si attribuisce. Giacché anche negli empi il Padre e il Figlio dimostrano la loro potenza e sapienza, ma lo Spirito Santo, il cui carattere personale è la carità, non può dimorare che nel giusto. Si aggiunga che a questo Spirito si dà l’appellativo di Santo, anche perché, essendo il primo ed eterno Amore, ci muove e spinge alla santità, che in fine consiste nell’amore di Dio. Perciò i buoni, che pure dall’apostolo sono detti templi di Dio, non sono mai chiamati espressamente templi o del Padre, o del Figlio, ma dello Spirito Santo: "Non sapete voi che le vostre membra sono tempio dello Spirito Santo, che abita in voi, avendolo ricevuto da Dio?" (1Cor 6,19). 

Inoltre lo Spirito Santo, abitando nelle anime pie, reca con sé molti altri doni celesti. Infatti "lo Spirito Santo - è dottrina dell’Aquinate - procedendo con Amore, è anche il primo dono; perciò dice Agostino, che per mezzo di questo che è lo Spirito Santo, molti altri doni sono distribuiti alle membra di Cristo". 

Sono fra questi doni quelle arcane ispirazioni e inviti che si fanno sentire nella mente e nel cuore per impulso dello Spirito Santo, dai quali dipende l’inizio della buona strada, l’avanzamento in essa, la salvezza eterna. E poiché queste voci e ispirazioni ci arrivano per vie occulte, nelle sacre pagine sono alcune volte assimilate alle vie del vento; e l’angelico maestro le paragona bellamente ai movimenti del cuore la cui virtù è tutta nascosta: "II cuore ha una tal quale influenza occulta, onde al cuore è assomigliato lo Spirito Santo, che in maniera invisibile vivifica la chiesa". 

Inoltre il giusto che già vive la vita di grazia e opera con l’aiuto delle virtù, come l’anima con le sue po-tenze, ha bisogno di quei sette doni che si dicono propri dello Spirito Santo. Per mezzo di questi l’uomo si rende più pieghevole e forte insieme a seguire con maggiore facilità e prontezza il divino impulso; 

sono di tanta efficacia da spingerlo alle più alte cime della santità, sono di tanta eccellenza, da rimanere intatti, benché più perfetti nel modo, anche nel regno celeste. Con questi doni poi lo Spirito Santo ci eccita e ci solleva all’acquisto delle beatitudini evangeliche, che sono quasi fiori sbocciati in primavera, preannuncianti la beatitudine eterna. Infine sono soavissimi quei frutti elencati dall’apostolo (cf. Gal 5,22), che lo Spirito Santo produce e dona ai giusti anche in questa vita mortale, frutti pieni di dolcezza e di gusto, quali s’addicono allo Spirito Santo "che nella Trinità è la soavità del Padre e del Figlio e riempie d’infinita dolcezza tutte le creature".   E così questo divinissimo Spirito, procedente dal Padre e dal Figlio nell’eterno lume della santità come amore e come dono, dopo essere apparso in figura nell’antica alleanza, effondeva la pienezza dei suoi doni in Cristo e nel suo mistico corpo, la chiesa, e con la presenza e con la sua grazia richiamava gli uomini dalla via dell’iniquità, tramutandoli da carnali e peccatori in nuove creature spirituali e quasi celesti. 

Ed ora, essendo così grandi i benefici ricevuti dall’infinita bontà dello Spirito Santo, dobbiamo per gra-titudine rivolgerci a lui, pieni d’ossequio e di devozione: e ciò si otterrà se gli uomini cercheranno di conoscerlo, amarlo, pregarlo ogni giorno più, al che Noi li esortiamo paternamente. 

Forse non mancano ai nostri giorni di quelli, che se fossero interrogati, come una volta certuni dall’apostolo Paolo, se avessero ricevuto lo Spirito Santo, risponderebbero anch’essi: "Noi non sappiamo neppure se lo Spirito Santo esiste" (At 19,2); oppure, se l’ignoranza non giunge tant’oltre, certo in una gran parte è scarsa la cognizione che se ne ha; ne hanno sì sempre sulle labbra il nome, ma la loro fede è molto caliginosa. 

Perciò si ricordino i predicatori e i parroci che è loro dovere spiegare diligentemente al popolo la dottrina cattolica sullo Spirito Santo, schivando le questioni ardue e sottili ed evitando quella stolta curiosità, che presume d’indagare su tutti i segreti di Dio. Si dilunghino piuttosto a spiegare chiaramente i molti e grandi benefici che ci sono venuti e continuamente ci vengono da questo divin Donatore, dissi-pando così ogni errore o ignoranza, che tanto sconviene ai "figli della luce". E ciò Noi inculchiamo non solo perché si tratta di un mistero che direttamente ci ordina alla vita eterna, e perciò dev’essere creduto fermamente ed espressamente, ma anche perché un bene, quanto più intimamente e chiaramente è conosciuto, tanto più fortemente si ama. 

Noi dobbiamo amare lo Spirito Santo, ed è questa l’altra cosa che vi raccomandiamo, perché lo Spirito Santo è Dio, e noi dobbiamo "amare il Signore Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le forze nostre" (Dt 6,5), E poi egli è il sostanziale, eterno e primo Amore, e non vi è cosa più amabile dell’amore; tanto più poi dobbiamo amarlo, per gli immensi benefici ricevuti, i quali se sono da una parte testimonianza dell’affetto di chi li fa, sono dall’altra richieste di gratitudine da chi li riceve. E questo amore reca due non piccoli vantaggi. Anzitutto ci spinge ad acquistare una conoscenza sempre più chiara dello Spirito Santo, perché "chi ama - come dice l’Angelico - non è contento di una qualunque notizia dell’amato, ma si sforza di penetrare nelle cose sue più intime, come è scritto dello Spirito Santo che, essendo l’Amore di Dio, scruta le cose divine anche più profonde". L’altro vantaggio è di aprire sempre più largamente l’abbondanza dei suoi doni, perché come la freddezza chiude la mano del donatore, così al contrario la riconoscenza l’allarga. Perciò soprattutto è necessario che tale amore non consista solo in aride speculazioni e in ossequi esteriori, ma dev’essere operoso, fuggendo il peccato, con cui si fa allo Spirito Santo un torto speciale, Giacché quanto noi siamo e abbiamo, tutto è dono della divina bontà, che viene attribuita soprattutto allo Spirito Santo; orbene il peccatore l’offende mentre è beneficato, abusa per offenderlo dei doni ricevuti, e perché egli è buono, prende ardire a moltiplicare le colpe. 

Di più, essendo lo Spirito Santo Spirito di verità, se qualcuno manca o per debolezza o per ignoranza, troverà forse scusa davanti al tribunale di Dio, ma chi per malizia impugna la verità, fa un affronto gravissimo allo Spirito Santo. E tal peccato è adesso sì frequente, che sembrano giunti quei tempi infelicissimi, descritti da Paolo, nei quali gli uomini per giustissimo giudizio di Dio accecati, avrebbero tenuta la falsità per verità e avrebbero creduto al "principe di questo mondo", al demonio bugiardo e padre di menzogna, come a maestro di verità: "Insinuerà Dio fra essi lo spirito dell’errore perché credano alla menzogna" (2Ts 2,10), e "molti negli ultimi tempi abbandoneranno la fede per credere agli spiriti dell’errore e alle dottrine dei demoni" (1Tm 4,1),  Ma poiché lo Spirito Santo abita in noi, quasi in suo tempio, come sopra abbiamo detto, ripetiamo con l’apostolo: "Non vogliate contristare lo Spirito Santo di Dio, che vi ha consacrati" (Ef 4,30). E per questo non basta fuggire tutto ciò che è immondo, ma di più il cristiano deve risplendere per ogni virtù, soprattutto della purezza e della santità, per non disgustare un Ospite sì grande, giacché la mondezza e la santità si convengono al tempio. Quindi lo stesso apostolo grida; "Non sapete che voi siete tempio di Dio e lo Spirito di Dio abita in voi? Se alcuno oserà profanare il tempio di Dio, sarà maledetto da Dio; infatti santo dev’essere il tempio e voi siete questo tempio" (1Cor 3,16-17): minaccia tremenda, ma giustissima. 

Infine dobbiamo pregare lo Spirito Santo, del quale abbiamo tutti grandissimo bisogno. Siamo poveri, fiacchi, tribolati, inclinati al male, ricorriamo dunque a lui, che è fonte inesausta di luce, di fortezza, di consolazione, di grazia. E soprattutto dobbiamo chiedergli la remissione dei peccati, che ci è tanto necessaria, giacché "lo Spirito Santo è dono del Padre e del Figlio e i peccati vengono rimessi per mezzo dello Spirito Santo come per dono di Dio", e la liturgia più chiaramente chiama lo Spirito Santo "remissione di tutti i peccati". 

Sulla maniera poi d’invocarlo, impariamo dalla chiesa, che supplice si volge allo Spirito Santo e lo chiama coi titoli più cari: "Vieni, padre dei poveri, datore dei doni, luce dei cuori, consolatore perfetto, ospite dolce dell’anima, dolcissimo sollievo": e lo scongiura che lavi, che sani, che irrori le nostre menti e i nostri cuori e conceda a quanti in lui confidano il "virtù e premio", "morte santa", "gioia eterna". Né si può dubitare che tali orazioni non siano ascoltate, mentre ci assicura che "egli stesso prega per noi con gemiti ine-narrabili" (Rm 8,26). Inoltre dobbiamo supplicarlo con fiducia e con costanza perché ogni giorno più ci illumini con la sua luce e ci infiammi della sua carità, disponendoci così per via di fede e di amore all’acquisto del premio eterno, perché egli è "il pegno dell’eredità che ci è preparata" (Ef 1,14). 

Ecco, venerabili fratelli, gli ammonimenti e le esortazioni Nostre intorno alla devozione verso lo Spirito Santo, e non dubitiamo affatto che apporteranno al popolo cristiano buoni frutti in considerazione principalmente della vostra sollecitudine e diligenza. Certo non verrà mai meno l’opera Nostra in cosa di sì grave importanza, anzi intendiamo incoraggiare questo slancio di pietà nei modi che giudicheremo più adatti al bisogno. Intanto, avendo Noi, due anni or sono, col breve Provida matris raccomandato ai cattolici per la solennità di pentecoste alcune particolari preghiere per implorare il compimento della cristiana unità, Ci piace sulla stessa cosa adesso aggiungere qualche cosa di più. Decretiamo dunque e comandiamo che in tutto il mondo cattolico quest’anno e sempre in avvenire si premetta alla pentecoste la novena in tutte le chiese parrocchiali e anche in altri templi e oratori, a giudizio degli ordinari. Con-cediamo l’indulgenza di sette anni e sette quarantene per ogni giorno a quelli che assisteranno alla novena e pregheranno secondo la Nostra intenzione, l’indulgenza plenaria poi o in un giorno della novena, o nella festa di pentecoste o anche fra l’ottava, purché confessati e comunicati preghino secondo la Nostra intenzione. Vogliamo parimenti che di tali benefìci godano anche quelli che, legittimamente impediti, non possono assistere alle dette pubbliche preghiere, anche in quei luoghi nei quali queste a giudizio dell’ordinario non possano farsi comodamente nel tempio, purché in privato facciano la novena e adempiano alle altre opere e condizioni prescritte. E Ci piace aggiungere dal tesoro della chiesa che possano lucrare di nuovo l’una e l’altra indulgenza tutti coloro che in pubblico o in privato rinnovano secondo la propria devozione alcune preghiere allo Spirito Santo ogni giorno durante l’ottava di pentecoste sino alla festa della santissima Trinità inclusa, purché soddisfino alle altre condizioni sopra ingiunte. Tutte queste indulgenze sono applicabili anche alle anime sante del purgatorio. 

E ora il Nostro pensiero ritorna a ciò che dicemmo in principio per affrettarne dal divino Spirito con incessanti preghiere l’adempimento. Unite, dunque, venerabili fratelli, alle Nostre preghiere anche le vostre, anche quelle di tutti i fedeli, interponendo la mediazione potente e accettissima della beatissima Vergine. Voi ben sapete quali relazioni intime e ineffabili corrano tra lei e lo Spirito Santo, essendone la sposa immacolata. 

La Vergine con la sua preghiera molto cooperò sia al mistero dell’incarnazione sia all’avvento dello Spirito Santo sopra gli apostoli. Continui ella dunque ad avvalorare col suo patrocinio le Nostre comuni preghiere, affinchè si rinnovino in mezzo alle afflitte nazioni i divini prodigi dello Spirito Santo, celebrati già da Davide: "Manderai il tuo Spirito e saranno create e rinnovellerai la faccia della terra" (Sal 103,30). 

Intanto come auspicio dei doni celesti e pegno del Nostro affetto, impartiamo di gran cuore a voi, venerabili fratelli, al clero e al vostro popolo, nel Signore l’apostolica benedizione. 

Roma, presso San Pietro, 9 maggio 1897, anno XX del Nostro pontificato. 

  LEONE P. XIII


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