Documenti della Chiesa

domenica 23 marzo 2025

Morte desiderata non arriva mai!!

 

A Napoli si dice che "morte desiderata non arriva mai", chiariamo subito che qui nessuno desidera la morte di nessun'altro, tantomeno del papa. Che papa Francesco abbia gravi responsabilita nella crisi della chiesa non c'è ombra di dubbio, dalle pagine di questo blog ho alzato diverse critiche anche in maniera aspra, ma dal criticare il papa all'augurargli la morte c'è una bella differenza. Nostro Signore ci ha insegnato ad amare i propri nemici e pregare per loro, quindi tengo a precisare senza equivoci che qui nessuno vuole la morte di papa Francesco, che preghiamo per lui affinché il Signore gli dia lume e si converta e viva!

Nelle scorse settimane si sono succedute numerose voci che davano papa Francesco ormai morto, ipotesi che mi sono sempre rifiutato di credere, ebbene da quello che abbiamo visto oggi queste pericolose illazioni sulla sua presunta morte sono definitivamente smentite. Senza fare inutili polemiche ritengo semplicemente che avrebbe potuto farlo prima  del resto lo avevo già detto nel post precedente. 

A questo punto sembra aprirsi uno scenario piuttosto inquietante per coloro che ne hanno dette di cotte e di crude sulla sua salute, sulle ipotetiche dimissioni e sulla presunta morte del pontefice, cosa diranno ora tutti quei "sedemortisti" che davano papa Francesco già dentro la cassa? Con che faccia si presenteranno in udienza davanti a lui? Quanta cipria servirà per coprire il rossore del viso di quei cardinali che già stavano preparando le valigie per Roma in vista del conclave? Adesso ci sarà da divertirsi! Vediamo quante teste il papa farà rotolare!

La verità è che i napoletani non si sbagliano mai! Se desideri la morte di qualcuno questo qualcuno non stirerà mai i piedi, e appena possibile te la farà pagare! E considerando il carattere fumino di Francis c'è da aspettarsi di tutto! 

Si prevedono aggiornamenti...

don Bastiano Del Grillo 


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venerdì 7 marzo 2025

Il messaggio audio di papa Francesco. Quando la toppa è peggiore del buco.

La sera di giovedì 6 marzo in piazza San Pietro in Vaticano è stato diffuso un messaggio audio di papa Francesco con l'intenzione, secondo alcuni, di fugare le malelingue circa la presunta morte già avvenuta del papa, o le polemiche relative al fatto che il pontefice non si mostra ai fedeli.

Il messaggio tuttavia invece di placare gli animi, sembra aver avuto un effetto del tutto opposto. Leggendo infatti i commenti sotto i video pubblicati su youtube contenenti il messaggio audio, sembra che la maggior parte degli utenti considerino falso tale messaggio, addirittura alcuni sostengono che sia stato generato con l'intelligenza artificiale.

Numerosi interrogativi nascono dal fatto che il messaggio sia stato pronunciato in spagnolo, e non in italiano come invece il papa usa parlare solitamente. Altri sostengono che la qualità non è paragonabile agli standard odierni di registrazione anche tramite un semplice smartphone, altri ancora ritengono che lo stato di sofferenza per quanto grave, non giustifica la scelta di non mostrarsi in un video.

Non entro nella diatriba, ma mi domando: è così complicato per il papa mostrarsi per pochi secondi dietro la finestra dell'ospedale? Ma perché ostinarsi a mettere delle toppe peggiori del buco? Se è vero che il papa si alza, fa colazione, legge i giornali, va in cappella a pregare, riceve i suoi collaboratori e firma decreti e nomine dei vescovi, possibile che non possa alzarsi e passare 20 secondi davanti la finestra e fare "ciao ciao" con la manina?

Il papa ha per caso timore di desacralizzare la figura del pontefice facendosi vedere sofferente o con le cannule al naso? Si vergogna di farsi vedere col pigiamino ad orsacchiotti? Non si preoccupi santità, la figura del pontefice l'avete già bella che demolita nel corso di questi anni di pontificato, mostrarvi sofferente ai fedeli che vi hanno tanto amato e idolatrato non farebbe altro che farvi guadagnare ulteriori "punti santità".

Mi rifiuto di pensare che il papa sia già morto e che gli avvoltoi si stiano cibando delle sue carni, ma per l'amor di Dio, finiamola co sta pagliacciata!

Se il papa è vivo fatecelo vedere, e se è morto avviate subito la macchina della sede vacante. Ma diamo un taglio a tutto sto bordello che ha solo il sapore delle peggiori pagine di romanzi horror!


don Bastiano Del Grillo 


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venerdì 21 febbraio 2025

Figli e figliastri nelle stanze vaticane, il caso Marko Rupnik

 

Che in Vaticano si usino da tempo due pesi e due misure è noto a molti, ma ultimamente c'è un caso particolare che continua a destare particolare indignazione.

Stiamo parlando del caso di Padre Marko Ivan Rupnik, sacerdote sloveno della "compagnia di Gesù" (Gesuiti) conosciuto in tutto il mondo per aver realizzato numerosissime opere d'arte. Una delle più conosciute in Italia ad esempio, è la decorazione della cripta dov'è conservato il corpo di Padre Pio e la scala che porta ad essa, mentre in Francia ha realizzato la facciata e i portali della Basilica del Rosario a Lourdes.

Ma ciò che ha portato alla ribalta questo sacerdote/artista è stato un procedimento canonico portato alla luce dal sito silerenonpossum.com il 1 dicembre 2022 (QUI), e successivamente confermato dalla compagnia di Gesù in un comunicato del 5 dicembre 2022 (QUI). Il padre Gesuita fu accusato di aver assolto il complice nel peccato contro il 6° comandamento, reato per il quale si incorre nella scomunica latae sententiae. Questa scomunica è stata tolta dal Dicastero per la Dottrina della Fede a seguito del pentimento del Sacerdote.

La vicenda però non finì qui, Ulteriori testimonianze infatti fecero emergere un quadro preoccupante di abusi e violenze psicologiche e sessuali nei confronti di un numero molto considerevole di suore[1]. Nel contempo la Compagnia di Gesù comminò dei provvedimenti restrittivi nei confronti del padre, che però vennero ripetutamente disattesi, e come conseguenza padre Rupnik venne espulso dalla Compagnia di Gesù[2].

Altri dettagli emersero su questa vicenda che complicarono ulteriormente la posizione del padre, al punto che molti vescovi pensarono addirittura di oscurare le sue opere, operazione che onestamente ritengo del tutto stupida, insignificante e inutile. Quello che riterrei più sensato sarebbe non dare più spazio per nuove opere a questo artista. Ma questa è un'opinione del tutto personale.

Anche se questa vicenda sembrerebbe essere stata trattata con la giusta durezza, in realtà non è così, ed è dimostrato dalla "infinitesimalissimissima" misericordia di Papa Francesco nei confronti di padre Rupnik. L'ultima di una lunga serie risale proprio a pochi giorni fa, il sito pillarcattholic.com pubblica a nome di Edgar Beltràn un articolo in cui si riprende un'intervista al card. Victor Manuel Fernandez, prefetto del Dicastero per la dottrina della Fede, in cui il capo dell'ex sant'uffizio si lascia andare ad un "ridimensionamento" delle colpe di padre Rupnik affermando che "ci sono casi peggiori meno pubblicizzati".

Papa Francesco insieme al card. Fernandez

Ma questo cardinale si rende conto delle sue affermazioni? Il riferimento deve essere chi è più santo o chi è più peccatore? Affermare una cosa del genere cosa significa? Si vuole depenalizzare e riabilitare l'onore e il prestigio di padre Rupnik? Sembra evidente che il modo di ragionare dei palazzi vaticani e in particolare di "casa S. Marta" tradisca un trattamento nei confronti del padre artista alquanto misericordioso.

Ricordiamo brevemente che il card. Fernadez è stato anche autore di un libro molto controverso e per certi aspetti scandaloso in cui tra altre cose fa una descrizione ricca di particolari dell'orgasmo femminile, al punto che molti si sono chiesti come faccia il Prefetto dell'ex sant'Uffizio conoscere così bene un argomento che dovrebbe essere assolutamente sconosciuto ad un uomo che ha fatto promessa di castità.

Sembrerebbe che tutto questo sia in sintonia con l'atteggiamento "misericordissimo" di papa Francesco, se non fosse per il fatto che, al contrario, i sacerdoti che celebrano la Messa tridentina siano trattati con il guanto di ferro, definiti "squilibrati", o addirittura sospesi o minacciati di "riduzione allo stato laicale"[3].

Viene da domandarsi; ma i casi peggiori di cui parla il nostro "caro" monsignore sono per caso i sacerdoti tradizionalisti che invocano la piena legittimità del messale di S. Pio V e dell'indulto in esso contenuto? Per caso sono quei sacerdoti che hanno legittimamente sollevato dubbi riguardo alcune posizioni ambigue di Papa Francesco? Sono forse quei sacerdoti che hanno duramente contestato l'atto di idolatria che Papa Francesco insieme ad alcuni suoi "amici" hanno posto in essere nei giardini vaticani con l'adorazione della pachamama? 

No, giusto per sapere...! perché a me risulta che i sacerdoti che si sono esposti mettendoci la faccia in merito a queste e ad altre questioni siano stati messi sotto processo e spesso duramente condannati... la lista è alquanto lunga di persone che hanno chiesto a Papa Francesco di chiarire alcune sue posizioni o di rettificare alcune sue affermazioni.

La realtà che emerge da tutto questo è che difendere la Fede e la verità è un delitto grave, mentre se si viene accusati delle cose peggiori di questo mondo come abusi e violenze sessuali, ma si è "amici" di Papa Francesco, tutto si sistema in un'istante.

Ma purtroppo per loro, il fatto che questa vicenda abbia avuto una risonanza mediatica piuttosto ampia ha costretto il Papa a intervenire per non perdere la faccia. Peccato però che le intenzioni di Papa Francesco di coprire e decriminalizzare questa vicenda siano piuttosto evidenti.

Se non altro lo si evince dalla grande esposizione che hanno le opere di padre Rupnik in vaticano. Ritengo certamente esagerato l'atteggiamento di stampo iconoclasta di certi che vorrebbero distruggere o coprire le opere di padre Rupnik, ma sarebbe raccomandabile se gli stessi inquilini di oltretevere evitassero di farsi fotografare davanti alle sue opere o utilizzassero le stesse come immagini di fondo per la celebrazione della festa dell'Assunta come fatto dal sito Vatican News. Insomma evitiamo di demonizzare l'arte ma evitiamo la pubblicità di tali personaggi. 

Papa Francesco in un video in cui spicca sulla parete di fondo un'opera di padre Rupnik

Particolare del sito Vatican News per la festa dell'Assunta

Pagina Facebook della diocesi di Ascoli Piceno

Resta tutto l'amaro, ma soprattutto l'indignazione di come nelle stanze vaticane si valutino le cose in base alle preferenze personali piuttosto che all'effettiva gravità, sintomo di un'atteggiamento simil mafioso che mira al solo annientamento di chi la pensa diversamente dal "capo". Il Papa di turno detesta i tradizionalisti? Saranno loro a pagarne le conseguenze, se invece gli piace la Messa tradizionale avranno piena legittimità, ditemi se non è stato così negl'anni di pontificato di Benedetto XVI e Francesco.

Rimane una speranza, quella che prima o poi Nostro Signore susciti un pastore secondo il suo cuore e secondo la sua volontà, che sappia riportare un minimo di equilibrio e giustizia in un ambiente, quello vaticano, che ormai ha deluso e continua a deludere migliaia di fedeli.


don Bastiano Del Grillo


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Note:



[3] Nostre fonti ci hanno informato che diversi sacerdoti sono stati mandati a processo canonico per disobbedienza al proprio vescovo, e che gli sia stata prospettata la possibilità di incorrere non solo nella scomunica ma anche alla dimissione dallo stato clericale. Stessa sorte nei confronti di alcuni religiosi che sono stati espulsi dai loro ordini e dalle loro congregazioni solo per il fatto di aver mosso critiche agli scritti e al pensiero di Papa Francesco, o perché hanno criticato il Concilio Vaticano II.

martedì 18 febbraio 2025

Riduzione allo stato laicale: l'eliminazione "fisica" dei nemici di papa Francesco

Qualche giorno fa sul blog di Aldo Maria Valli (QUI) è apparsa una testimonianza di un sacerdote che è stato ridotto allo stato laicale per "disobbedienza" il sacerdote in questione è don Alejandro Rodolfo Gwerder della diocesi di Mercedes-Lujàn in Argentina.

La scure di papa Francesco continua a mietere le sue vittime, e questo non è altro che uno degli ultimi esempi di come Francesco attraverso i suoi sicari vada in giro alla ricerca di dissidenti, e purtroppo questo caso non è destinato ad essere l'ultimo.

Oggi sembra molto di moda che la dissidenza nei confronti di papa Francesco abbia come risposta l'eliminazione fisica del contestatore. In tempi lontani chi si discostava della dottrina cattolica rischiava il rogo, oggi ci siamo modernizzati e siamo diventati più "caritatevoli" e "misericordiosi", se ci si mette contro l'autorità essa risponde con una apparente meno dolorosa e meno appariscente riduzione allo stato laicale. La differenza però non risiede nel metodo usato dal legislatore, ma nel contenuto di ciò che viene condannato. Se prima si condannava l'eresia e colui che la diffondeva, oggi si condanna la dissidenza in quanto tale.

Non sappiamo al momento quali siano le specifiche motivazioni che hanno portato la diocesi Argentina ad emettere una così grave sanzione, sul decreto si parla genericamente di delitti contro l'obbedienza, la comunione ecclesiale e gli obblighi sacerdotali, ma una cosa è certa; per la Chiesa di oggi comminare una tale pena è diventato come lasciare una multa per divieto di sosta. Faccio notare infatti che la riduzione allo stato laicale era una pena gravissima comminata esclusivamente per reati gravissimi, e che quasi mai Roma ricorreva a tale decisione. Per fare un esempio mons. Lefebvre dopo le consacrazioni episcopali del 1988 senza mandato pontificio venne scomunicato, ma non venne mai ridotto allo stato laicale. Recentemente mons. Viganò che come tutti sappiamo è stato uno dei più duri avversari di papa Francesco, è stato scomunicato ma non ridotto allo stato laicale. Quali sarebbero quindi questi reati così gravi di questo sacerdote al punto da meritargli una pena così grave ed infamante come la riduzione allo stato laicale?

Dal blog di Valli si evince che questo sacerdote sia molto stimato e apprezzato, e nello stesso tempo sia profondamente legato alla tradizione della Chiesa, forse è proprio questo il problema? Probabile, soprattutto se leggiamo quello che lui stesso scrive:

Non voglio – non ho mai voluto – né posso insegnare esplicitamente nulla di diverso da ciò che la Chiesa ha sempre insegnato. Né voglio insinuare ai fedeli, neanche implicitamente, il dubbio che ciò che oggi si propone come nuova corrente ecclesiale sia qualcosa di buono o di vero. Non lo è. Personalmente ho sempre desiderato e continuo a desiderare (per grazia di Dio) di non smettere di pensare, pregare e agire nella Chiesa e secondo la Chiesa, né voglio allontanarmi, nella dottrina e nella pratica, dalla Fede custodita e trasmessa dalla Chiesa. Sono pienamente certo che solo la verità assicura l’unione con il Capo invisibile della Chiesa, che è Cristo. Inoltre, è importante ricordare che la carità si basa su una fede sincera e sana. E che l’unità della fede è il vincolo principale che unisce i discepoli di Cristo. Non si può pretendere l’unità di comunione e/o di governo ignorando l’unità della fede. Il Magistero istituito da Gesù Cristo è un magistero vivo e anche un magistero perpetuo che non può contraddire sé stesso senza contraddire ciò che la Chiesa ha ricevuto dagli Apostoli di Cristo e da Cristo di Dio.

Sembra un film già visto, se difendi la Tradizione della Chiesa o celebri la Messa Tridentina o più genericamente se contesti l'eccessivo progressismo di papa Francesco fai una brutta fine. Purtroppo l'elenco di personalità epurate dal "misericordismo" di papa Francesco continua ad allungarsi, ricordo che fra gli ultimi clamorosi casi di epurazione c'è quello di mons. Strickland, (QUI) rimosso dalla diocesi di Tyler e noto per aver più volte contestato l'operato di papa Francesco e per essersi opposto all'applicazione delle restrizioni verso la Messa Tridentina nella sua diocesi.

I dettagli di questa vicenda legata a questo sacerdote come già detto non sono noti, ma ciò non ci impedisce di fare delle considerazioni e soprattutto prendere atto che chi solleva un problema è esso stesso un problema, al di la del fatto che il problema sollevato sia reale o meno. Di fatto ci risulta che chi pone domande di chiarimento a Roma (vedi ad esempio il caso dei dubia cardinalizi) è destinato a rimanere senza risposta, o meglio, una risposta monca o peggio una sanzione, perché per Roma porsi domande e porre questioni equivale a sovvertire l'ordine, quell'ordine che prevede obbedienza cieca, o come direbbe S. Tommaso D'Aquino, un'obbedienza disordinata che obbedisce anche a ciò che è illecito solo perché questa obbedienza è imposta dal superiore.[1]

Fermo restando che le motivazioni potrebbero anche giustificare una restrizione canonica, alla luce del modus operandi "tradizionale" della Chiesa del passato, ritengo del tutto smisurato e pericoloso il ricorso alla riduzione allo stato laicale. Chi di voi non si indignerebbe se un automobilista fosse sanzionato con l'ergastolo per aver parcheggiato in doppia fila? Ovvio che la pena non è equilibrata al reato! Quando dico che ritengo pericoloso questo atteggiamento mi riferisco in particolare al fatto che si insinua il pensiero secondo cui basti la firma di un documento per far cessare gli effetti del sacramento dell'ordine! Questo è molto pericoloso, perché tradisce una visione più umana che divina dell'ordine sacro da parte del papa e dei suoi collaboratori. Per loro il sacerdozio è come l'incarico di "ministro di governo", se non mi piace il tuo modo di lavorare ti tolgo l'incarico. 

Il punto cruciale a mio parere è che il papa e l'ex Sant'Uffizio hanno paura che questi sacerdoti si organizzino, si associno, o più genericamente non considerino valide le loro imposizioni e continuino il loro ministero invocando lo stato di necessità così come fa la Fraternità S. Pio X. Roma ha paura che emergano le sue contraddizioni, o che più banalmente si senta minata la sua autorevolezza. A Roma hanno molta paura che qualcuno inizi a rompere troppo le scatole, ecco perché è più conveniente ricorrere a tali smisurate sanzioni, non potendo ricorrere al rogo ormai passato di moda o alla ghigliottina di gallica memoria, ricorrono alla riduzione allo stato laicale, che dal punto di vista giuridico e all'occhio dei più profani è meno sanguinolenta ma altrettanto efficacissima, se non altro per le ripercussioni che ha anche dal punto di vista civile [2].

Sembra di assistere alla morte del leone che nonostante il suo ferimento mortale continua a ruggire per far vedere che è lui il più forte.

Mi dispiace molto per la sorte di questo sacerdote, ma ormai è chiaro che al governo della Chiesa non c'è un pastore secondo il Cuore di Cristo, ma un tiranno che agisce per disperdere il gregge, e radunare attorno a se solo iene assetate di potere e di egocentrismo, pronte a vendersi e sacrificarsi per il "capo" e per la sua totale adorazione, si nutrono del suo orgoglio e sono pronte a tutto a discapito della verità evangelica che ben conoscono e che coscientemente mettono da parte, ne riconoscono i principi di base, ma preferiscono il loro interesse umano a discapito degli interessi di Dio.

Vorrei tanto che al termine di questa "fiction a puntate" trovassi la scritta "The End" ma purtroppo sembra, e ne sono più che certo, che dobbiamo ancora una volta aspettarci l'amara scritta "To Be Continued..."


don Bastiano Del Grillo


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note:

[1] Cfr. Summa Teologiae IIª-IIae q. 104 a. 5 ad 3

[2] Per lo stato italiano, in virtù dei patti lateranensi e del successivo concordato, un laico e di conseguenza anche un sacerdote ridotto allo stato laicale, se esercita il ministero sacerdotale senza averne le facoltà è perseguibile dalla legge civile.

lunedì 27 gennaio 2025

CROLLA UN MITO! La Birra dei monaci di Norcia non è più prodotta dai monaci.

Tutti conosciamo il motto benedettino "Ora et Labora" ovvero prega e lavora, questo motto non è semplicemente una regola di vita, ma una vera e propria filosofia strettamente legata al mondo monastico benedettino. San Benedetto da Norcia infatti voleva che i monasteri fossero autosufficienti, e che i monaci vivessero del loro lavoro. Questo ovviamente non significa affatto che i monaci non possono produrre e vendere i loro prodotti per acquistare beni che non è possibile produrre all'interno del monastero.

Nelle abbazie benedettine nacque una delle bevande fra le più amate al mondo: la birra, ma purtroppo questa produzione è stata via via abbandonata. Le cause sono diverse, fra cui la scarsità di monaci che potessero dedicarsi a questa attività produttiva in larga scala.

Da ormai moltissimo tempo la maggior parte dei prodotti così detti "monastici" non vengono quasi più prodotti dai monasteri, ma da aziende a cui sono state affidate le ricette originali e che producono a nome dei monasteri.

Questo vale ad esempio per la cioccolata dei Trappisti delle "Tre Fontane" di Roma prodotta da un'azienda molisana su ricetta dei monaci, o dai famosi prodotti dei "camandoli" che sono realizzati sempre su ricetta dei monaci ma da aziende esterne.

Una delle pochissime realtà in cui la produzione era ancora all'interno del monastero per mano dei monaci stessi era appunto la "Birra Nursia" un'eccellente birra artigianale prodotta dalle mani pazienti e sapienti dei monaci.

Ebbene, da alcune voci arrivate, sembrerebbe che da qualche tempo i monaci non producano più internamente al monastero la birra che viene distribuita per la vendita. Questa voce sembra tristemente confermata dall'etichetta apposta sulle bottiglie. Come si può vedere dalle immagini di seguito, le birre prodotte fino a poco tempo fa portavano questa dicitura:

"Prodotta ed imbottigliata da Monastero di San Benedetto in Norcia Via Reguardati, 22 - 06046 Norcia (PG), Italy",

mentre ora sulle etichette troviamo questa frase:

"Prodotta e imbottigliata per Terra Nursia s.r.l., Norcia - Italia nello stabilimento di via Madonna del Puglia snc 06035 Gualdo Cattaneo (PG) - ITALIA C.A. IT00PGA00114T".

particolare della vecchia etichetta




Particolari della nuova etichetta

Appare evidente che la produzione sia stata spostata al di fuori del monastero (oggi elevato ad abbazia), presso un'azienda specializzata in prodotti artigianali. Infatti se digitiamo l'indirizzo presente sull'etichetta viene fuori il sito dei MASTRI BIRRAI UMBRI, un'azienda artigianale che però non lascia nessuna sensazione di essere gestita dai nostri amati monaci.

Ma ciò che ha fatto balzare la mia attenzione, è anche la scritta immediatamente sopra:

"I monaci di Norcia, che abitano nella città natale di S. Benedetto, preparano questa birra con i migliori ingredienti, seguendo l'antica tradizione monastica".


Pagine del sito: Mastri Birrai Umbri

Mi sembra tutto molto incoerente! O i monaci hanno aperto un'azienda per conto loro fuori dal monastero, il ché oltre ad essere improbabile è anche smentito dall'impostazione del sito stesso, o i monaci hanno delegato la produzione ad un'azienda esterna, cosa che sembra più probabile. Ma allora perché scrivere sull'etichetta che la birra è prodotta dai monaci se non è vero?

Lo so sono cattivo, e so anche che a pensar male si fa peccato, ma spesso ci s'indovina. Ma anche dire le bugie è peccato!

Non discutiamo affatto sulla qualità del prodotto che sarà senza dubbio eccellente, ma sul fatto che tutti siano ancora convinti che la produzione sia portata avanti fisicamente dalle mani dei monaci senza che gli stessi abbiano comunicato pubblicamente di aver interrotto la produzione all'interno dell'abbazia. Questo non significa in maniera assoluta che i monaci non producano più la birra, ma semplicemente che quella destinata al commercio sia stata affidata ad una ditta esterna, e che probabilmente loro ne producono una piccola parte destinata al consumo interno.

Non so al momento da quanto tempo e quale sia il motivo che ha portato i monaci a demandare la produzione all'esterno del monastero, ma una cosa è certa: sul loro sito e in generale sui vari siti che distribuiscono la birra appare in maniera inequivocabile che la birra sia ancora prodotta dai monaci in persona, il che sarebbe una vera e propria "pubblicità ingannevole". Non solo, verrebbe anche meno il prestigio dell'abbazia, che non sarebbe più il luogo in cui si realizza appieno il motto benedettino "Ora et Labora", la preghiera e il lavoro infatti dovrebbero essere le facce di una stessa medaglia, le colonne portanti di un ordine nato proprio con l'intento di santificare il lavoro con la preghiera e unire ad essa la fatica quotidiana.

Personalmente sono molto dispiaciuto di questa notizia, e sarebbe mio desiderio essere smentito e sapere che non sia vera. A questo proposito non avrei alcun problema a fare un pubblico mea culpa.

Ho sempre avuto grande ammirazione per questa realtà legata alla Messa e alla liturgia tradizionale nella quale credo, si realizzi pienamente la regola benedettina. Spero di tutto cuore di sbagliare ma se così non fosse ci troveremmo davanti al crollo di un vero e proprio mito, uno degli ultimi baluardi della difesa non solo dell'antica tradizione liturgica benedettina, ma anche della tradizione artigianale monastica.


don Bastiano Del Grillo



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domenica 26 gennaio 2025

La "Messa in Latino" è il vero problema della Chiesa? Facciamo un'analisi. SECONDA PARTE

… PROSEGUO

Nella PRIMA PARTE di questo articolo, ho analizzato alcuni aspetti legati alla comprensione della Messa in Latino tradizionale di S. Pio V e ai frutti che l’introduzione delle lingue correnti ha portato all’interno del panorama di fede dei cattolici post Vaticano II. In questa seconda parte continuiamo questa analisi nella quale vorremmo comprende, se la Messa in latino sia realmente un problema per la Chiesa come Papa Francesco vuole far credere.

 

La liturgia che attira al bello e al vero

Vorrei analizzare ora altri "dati" che definirei più "materiali".

Penso in particolare all'arte della celebrazione e alla bellezza della Liturgia. La Messa tridentina si può dividere sostanzialmente in "cantata" e "letta" quella cantata ha un'ulteriore variante che è quella "solenne" con la presenza del diacono e del suddiacono, quella che popolarmente viene detta la "Messa a tre preti". Se prendiamo in esame la "Messa cantata" ci rendiamo conto che la Messa tridentina non ammette alcuna licenza sul repertorio da cantare, mi spiego meglio; nella Messa tridentina non è permesso cantare canzonette in italiano con ritmi moderni. La Messa tridentina è indissolubilmente legata al canto gregoriano o al canto polifonico, il che rende la Messa "diversa" da altri atti umani. In altre parole la Messa è un atto sacro e si usa non solo una lingua sacra (il latino) ma anche un canto sacro (il gregoriano o la polifonia). La distinzione fra sacro e profano è molto evidente sia nei gesti rituali del sacerdote, sia nel canto che accompagna questi gesti.

Nella Messa moderna al contrario si assiste spessissimo a teatrini che sembrano la parodia della Messa stessa: canti moderni di stampo sentimentalista e con ritmi che spaziano fra il rock il folk e il pop, balletti senza alcun significato rituale (in occidente il ballo nasce come mezzo di seduzione fra uomo e donna e non nell'ambito del culto come nelle culture pagane). Questo fa sì che la liturgia viene a spogliarsi di quel carattere mistico e soprannaturale che invece è ciò che deve attrarre, anche perché privare di questo aspetto la liturgia a favore di un clima più terreno porta a pensare (come del resto è dimostrato) che la Messa non sia rivolta a Dio ma bensì all'intrattenimento del pubblico. L'altare si trasforma in un palcoscenico, l'incenso si utilizza per creare atmosfera come se fosse un “fumogeno” e ciò che appartiene a Dio viene appiattito, diventa “umano” nel senso di “artificiale”, e di conseguenza privo di sacralità come tutte le cose umane. Se la Messa si riduce ad "intrattenimento" è meglio rivolgersi a chi l'intrattenimento lo fa per professione, il risultato è decisamente di qualità superiore, più attraente e più gratificante!

Un prete che balla e canta facendo lo showman sull'altare, attira l'attenzione su di sé e sulla stravaganza di ciò che fa apparire, ma tutto si esaurisce lì, se continuerò a frequentare la Messa non sarà certo perché ho fatto un'esperienza di mistica soprannaturalità, ma perché mi sono divertito a vedere uno show magari esilarante, che continuerò a rivedere finché non mi stufo, e quando mi stufo passerò ad altro...

 

Conoscenza della dottrina e dei misteri di fede

Altro studio molto interessante riportato dal sito lanuovabq.it (che potete consultare qui) ha evidenziato che chi partecipa alla Messa tridentina, non solo conosce meglio la dottrina cattolica, ma è anche più fedele alla pratica religiosa. Lo studio è stato curato da un sacerdote laureato all'Università del Texas; don Donald Kloster, su un campione di 1.322 persone provenienti da 16 stati differenti. Le domande vertevano sull'approvazione o meno della contraccezione, sul matrimonio omosessuale, su aborto, sulla partecipazione alla Messa settimanale e il tasso di fertilità. Uno dei dati più sorprendenti è relativo agli obblighi di fede come la partecipazione alla Messa domenicale, che va dal 22% di chi frequenta la Messa "nuova" fino al 99% di quelli che vanno alla Messa "tradizionale". Gli stessi dati con leggere differenze si hanno anche nell'accostamento alla confessione (98% Messa tradizionale contro il 25% della nuova Messa).

Anche sugli altri aspetti le differenze sono incredibili! Basti dire che appena il 2% di coloro che frequentano la Messa tradizionale approva la contraccezione e il matrimonio tra persone dello stesso sesso, e solamente l’1% l’aborto, oggettivamente, percentuali da contagocce. Mentre fra coloro che partecipano alla Messa "nuova" l’89% tollera la contraccezione, il 67% è favorevole alle nozze gay e il 51% perfino all’aborto. Uno scenario, quest’ultimo, che sarebbe eufemistico definire preoccupante, e che testimonia la necessità di maggiore formazione e conoscenza tra i cattolici imbevuti, talvolta a loro insaputa, di cultura dominante.

Se si considera il fatto che fra i cattolici legati alla Messa tridentina la natalità è nettamente maggiore, ne deriva che in un prossimo futuro coloro che potrebbero preferire la Messa tradizionale potrebbero essere molti di più rispetto a quelli che parteciperebbero alla Messa nuova.

 

Proviamo a trarre delle conclusioni

Volendo giungere ad una sintesi, alla luce delle riflessioni e dei dati riportati, possiamo affermare senza ombra di dubbio, che la Messa in latino tradizionale non è per nulla un problema per la Chiesa, anzi! Se la Chiesa desidera riportare al centro della società il messaggio del vangelo, se desidera rievangelizzare il mondo sembra che la liturgia tradizionale in latino sia una strada privilegiata! Le persone di questo mondo hanno bisogno di certezze dottrinali e morali, oltre che di una liturgia che sappia trasportare verso il divino, lasciando a casa gli aspetti umani e dando nutrimento all'anima. Del resto se ci guardiamo attorno ci rendiamo conto che molti uomini e donne si sono rivolti a filosofie orientali che promettono un'esperienza più interiore, più profonda e intensa. Tralasciando per il momento gli aspetti critici di queste filosofie, questo fenomeno è chiaramente segno di un desiderio di spiritualità e di trascendenza che la Chiesa possedeva e che ha messo da parte per andare dietro a false convinzioni e dubbie ideologie umane.

La verità è che la Chiesa si fonda sull'insegnamento di un Dio incarnato che ha detto: "io sono la via, la verità e la vita" (Gv.14,6). Se vogliamo trovare la strada per la salvezza eterna dobbiamo necessariamente ricercare questa verità assoluta, l'unica capace di darci una vita piena di senso perché finalizzata alla vita eterna. Questa verità è espressa in forma piena dalla liturgia tradizionale che ha nutrito il mondo attraverso la bellezza dell'arte liturgica e di tutte le arti che ad essa si sono ispirate o che da essa sono nate. Se è vero quello che diceva Platone, che la bellezza è espressione del vero, dobbiamo tornare a gustare quella bellezza liturgica che è fatta di armonia di forme, di colori, di profumi e di gesti che la Liturgia tradizionale ci ha dato per secoli. Questa operazione non è semplicemente un ritorno al passato, tutto il contrario! È il fondamento del futuro dell'umanità e della civiltà cattolica, per far esprimere ad essa il meglio di sé, ispirandosi a Dio e desiderandolo, ricercandolo, amandolo per farlo amare.


La Messa in latino, o tridentina o tradizionale (chiamiamola un po' come vogliamo) non è e non dovrebbe essere un problema per la Chiesa, la soluzione alla crisi che la Chiesa di oggi sta attraversando passa anche attraverso la liturgia tradizionale, quella della Chiesa è una crisi di spiritualità che non può prescindere dal nutrimento che la Liturgia tradizionale ha dato nel passato e che può continuare a dare ancora oggi. Fateci caso, quando in Tv vedete una pubblicità di qualche prodotto come il pane, i biscotti, o le marmellate ecc. cosa vi dicono? qual è lo slogan ricorrente? "Fatto secondo la ricetta tradizionale". La tradizione è garanzia di genuinità! Se questo vale per un Pandoro o per una composta di frutta piuttosto che per un dolce da forno, perché non dovrebbe aver valore per ciò che riguarda la fede? Per quale motivo i pastori della Chiesa devono demonizzare i mezzi che la Chiesa stessa possiede per riportare questa genuinità spirituale alle anime dei fedeli?

Cari Pastori della Chiesa, guardate oltre la siepe e rendetevi conto che il modo migliore per essere rivoluzionari è tornare a contrastare le logiche del mondo senza confondersi con esse, torniamo ad utilizzare i mezzi tradizionali che hanno dimostrato e continuano a dimostrare non solo la loro autenticità e la loro genuinità, ma anche la loro efficacia. È vero che non siamo più abituati e questo ci spaventa, capisco anche che le logiche del mondo appaiono più comode, ma se si sceglie Cristo bisogna pure mettersi in gioco e accettare che non tutto giova al raggiungimento dei suoi scopi, e magari la strada già percorsa nel passato può essere riaperta.

Cari amici, siate coraggiosi! Non accontentatevi delle cose più semplici da raggiungere, sappiate ricercare quelle più raffinate così come fa un cercatore di pepite d'oro, così come fa il cercatore di tartufi che non si spaventa nel mettere le mani dentro la terra sporcandosele, perché solo camminando in salita e sudando si arriva sulla vetta, solo mettendo le mani nell'acqua gelida di un fiume si trovano le pepite d'oro più pregiate, solo mettendo le mani nella terra si trovano i tartufi più profumati.

La fatica premia! Questo vale per le cose umane ma vale ancora di più per le cose di Dio. La fatica iniziale che può spaventarci davanti ad una liturgia apparentemente incomprensibile lascerà spazio al gaudio di aver trovato un tesoro, una strada verso l'eternità!

 

don Bastiano del Grillo.


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sabato 25 gennaio 2025

La "Messa in Latino" è il vero problema della Chiesa? Facciamo un'analisi. PRIMA PARTE

In questo mio articolo, che dividerò in due parti, cercherò di analizzare e di riflettere su alcuni dati per comprendere se realmente la S. Messa in latino, di cui spesso si parla, sia realmente un problema per la Chiesa di oggi. L’argomento, se trattato in maniera capillare richiederebbe pagine e pagine di analisi, ma vorrei che questo mio scritto non fosse un trattato di teologia solo per gli “addetti ai lavori”, ma che sia di facile comprensione anche a quelle persone che non sono addentrate quotidianamente con i problemi della Chiesa, ma che vogliono capire qualcosa in più del mondo ecclesiale in cui tutti a diverso titolo, siamo inseriti.

Qualche giorno fa pubblicai un articolo in forma di “lettera aperta” a Papa Francesco, rispondendo ad un’accusa piuttosto offensiva nei confronti dei sacerdoti e dei fedeli tradizionalisti, contenuta nella sua autobiografia da poco pubblicata, in cui apostrofava tali sacerdoti e fedeli come “squilibrati”.

Appare chiaro perciò che a queste accuse non bisogna rispondere solo con l’irruenza dell’emotività del momento, ma anche analizzando la questione in maniera possibilmente onesta attingendo a dei dati indipendenti.

Lo scopo come già detto è quello di capire se la S. Messa in latino (detta anche tridentina o tradizionale) che Papa S. Pio V ha voluto estendere a tutta la Chiesa nel 1570, sia davvero un problema per la Chiesa di oggi così come Papa Francesco vuole far credere.

Senza perderci in inutili discorsi entriamo subito ad analizzare la questione.

 

Messa “antica”, problemi “nuovi”

Nell'immaginario comune, la così detta "Messa in Latino" è diventata l'emblema di una Chiesa del passato, di una Chiesa che non era in grado di farsi capire perché usava una lingua ormai pressoché sconosciuta alle masse, sembrava necessario che la Chiesa adottasse finalmente le lingue nazionali per permettere ai fedeli di capire ciò che il prete dicesse.

Negli ultimi tempi, soprattutto dopo il motu proprio di Benedetto XVI "Summorum Pontificum", si è assistito ad un interesse sempre maggiore verso la Messa Tridentina di S. Pio V, più volgarmente chiamata Messa in latino.

Ma per comprendere meglio di ciò di cui parliamo è necessario fare un passo indietro. Nel 1965 Papa Paolo VI, su impulso del concilio Vaticano II, iniziò una revisione piuttosto profonda del “Messale Romano” permettendo di celebrare la Messa con molte parti tradotte nelle varie lingue nazionali. "Finalmente" qualcuno potrebbe esclamare!

Perché allora questo ritorno alla Messa tradizionale per giunta in latino? Da cosa è stato favorito? Se tanto si è gioito con l'uscita del nuovo messale come può esserci un ritorno al passato che si credeva ormai lontano e superato?

Nostro Signore nei vangeli ci dice che "l'albero si riconosce dai frutti" (Cfr. Lc.6,43-45), quindi per comprendere la genuinità o meno di questa operazione voluta del concilio, bisogna necessariamente valutare i frutti che da essa ne sono derivati. In tutta onestà bisogna riconoscere che dopo il concilio sembra che la Chiesa abbia imboccato una strada piuttosto accidentata e che i frutti che oggi si stanno raccogliendo, in realtà non siano proprio quelli sperati. Lo stesso Paolo VI in un’omelia pronunciata il 29 giugno 1972 disse: 

«[Sembra che] da qualche fessura sia entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio. Non ci si fida più della Chiesa, ci si fida del primo profano che viene a parlarci da qualche giornale per rincorrerlo e chiedere a lui se ha la formula della vera vita. C’è il dubbio, l’incertezza, la problematica, l’inquietudine, l’insoddisfazione, il confronto. Si credeva che dopo il Concilio sarebbe venuta una giornata di sole per la storia della Chiesa. È venuta invece una giornata di nuvole, di tempesta, di buio, di ricerca, di incertezza.»

Se l'aver introdotto delle innovazioni nella liturgia aveva lo scopo di avvicinare i fedeli ad una comprensione maggiore e più profonda dei misteri della fede, sembrerebbe che in realtà qualcosa sia andato storto. L'aver reso più comprensibile la S. Messa attraverso le lingue nazionali non ha portato i risultati sperati, di fatto la conoscenza della dottrina cattolica nel popolo è di fatto molto bassa. Più avanti analizzeremo questo dato, ma per ora concentriamoci sull'aspetto della comprensione della lingua liturgica.

 

Incomprensione della liturgia in latino, un falso mito!

Una delle convinzioni che fanno pensare che la "Messa in latino" non vada bene, nasce dal fatto che si crede che la comprensione delle parole sia il punto centrale che impedisce ai fedeli di avvicinarsi alla comprensione dei misteri celebrati. Innegabilmente la comprensione di una lingua è determinante in un dialogo fra due persone, e se questo vale per gli uomini sembra evidente che valga anche se in questo dialogo l'interlocutore è Dio. Ma se questo fosse vero si potrebbe dire che la Chiesa, e Dio attraverso di essa, almeno in Europa sia stata incomprensibile agli uomini pressoché in tutte le epoche, o quantomeno dal momento in cui il latino non era più considerata una lingua “viva”. Ancora di più lo potremmo dire per tutti quei popoli con lingue che non avevano origini latine, ma che nonostante questo hanno ricevuto l'annuncio del Vangelo e si sono cibati del nutrimento dottrinale che la Chiesa dava loro attraverso la liturgia.

Ma se il fulcro della questione è la lingua, come hanno fatto questi popoli a credere e professare la loro fede? O in epoche più recenti, come hanno fatto le nostre nonne a vivere la fede e la liturgia con una Chiesa che parlava e faceva parlare a Dio con una lingua sconosciuta? Sembra evidente che la trasmissione della fede non dipenda dalla lingua, e per certi aspetti sembrerebbe che la lingua sia del tutto ininfluente nella comprensione dei misteri celebrati.

Una riprova di questo aspetto, lo possiamo toccare facilmente recandoci fuori di una qualsiasi chiesa in cui si sia appena celebrata la Messa in italiano. Se facciamo una semplice domanda (alla quale volutamente qui non daremo una risposta) ai fedeli in uscita dalla chiesa su cosa sia la S. Messa, la maggior parte delle persone darà una risposta vaga e soprattutto ogn'uno darà una risposta diversa da un altro. Qualcuno dirà che è una preghiera comune, altri diranno che è una "festa", altri ancora diranno che è il ricordo dell'ultima cena, qualcuno improvviserà a dare una risposta qualunque, ma su tutti i volti noterete un enorme imbarazzo, perché sostanzialmente nessuno saprebbe darvi una risposta semplice, univoca e convinta di cosa sia la S. Messa. Eppure la Messa alla quale hanno appena finito di partecipare è stata celebrata nella propria lingua natia, o comunque in una lingua "familiare".

 

Qualche dato.

Ma parlare in questi termini potrebbe sembrare tendenzioso, proviamo allora a leggere e commentare qualche dato sulla frequenza alla S. Messa e ai sacramenti da quando fu introdotta la così detta "Messa in italiano". Pressoché tutti gli istituti o organi di statistica, compreso l'Istat evidenziano un calo drastico della pratica religiosa in Italia, non solo nel periodo recente (ultimi 20 anni) ma anche nei periodi post '68. Ricordiamo che il nuovo messale fu inizialmente e gradualmente introdotto dal 1965 fino alla versione del 1972, che fu a sua volta leggermente revisionata da Papa Francesco nella versione italiana nel 2019. Considerando che il nostro intento è di analizzare il cambiamento fra ciò che avveniva prima dell'introduzione della Messa in italiano e ciò che è avvenuto dopo, ci rendiamo conto di prendere in esame un periodo piuttosto lungo che va oltre i 60anni! Nel grafico in figura (qui la fonte) vediamo la partecipazione dei cattolici (comparata alla partecipazione dei protestanti che in questo momento non ci interessano) nel quale si evince che dal 1955 al 2003, la frequenza alla messa almeno una volta alla settimana è passata dal 74% del 1955 ad un 44% dell'anno 2000, per poi risalire leggermente al 47% del 2003. Il grafico non analizza il periodo successivo che ha registrato un costante declino continuo fino ai giorni nostri per giungere ad un minimo storico nel periodo post-pandemico.

Dopo la pandemia il declino è ulteriormente aumentato, a causa soprattutto di una fortissima delusione nei confronti della Chiesa dovuto all'atteggiamento che essa stessa ha assunto, almeno in Italia, per il contrasto ai contagi del covid, un atteggiamento che a detta di molti aveva un approccio di tendenza più scientista piuttosto che di fede. I dati sembrano confermarlo: la Chiesa Cattolica ha visto diminuire la frequenza media alla S. Messa settimanale passando da una percentuale del 9,3% fino al 9,1%, questo significa un totale di ben 2,1 milioni di presenze in meno[1]. Questi dati sono tristemente confermati anche dal versamento dell'8x1000 alla Chiesa Cattolica drasticamente crollato, e con una tendenza alla diminuzione sempre costante[2]!

Questi dati riportati sono pochi, ammettiamolo, ma onestamente tutti gli studi statistici e i dati relativi al declino della pratica religiosa a livello mondiale, sono tutti concordi fra loro, e diciamocelo pure chiaramente, è anche molto sconfortante! Analizzare tutti i dati sarebbe superfluo perché in buona sostanza sono pressoché tutti simili. Basta navigare un po' in internet per farsi una idea abbastanza chiara.

Analizziamo ora i risultati di un altro studio, che al contrario lascia piacevolmente e positivamente colpiti, ovvero i dati relativi al gradimento nei confronti della liturgia tradizionale. Non parliamo qui vagamente della "Messa in latino", ma della Messa tridentina tradizionale, quella promulgata da S. Pio V con la Bolla "Quo Primum Tempore", quella prima del concilio Vaticano II, quella dei nostri nonni per intenderci, chi la conosce sa quanto sia diversa dalla Messa "moderna".

I dati vengono da un'analisi dell'istituto DOXA, (qui il commento di messailatino.it) quindi un organo del tutto indipendente e affidabile. Da questi dati emerge come solo il 58% dei cattolici italiani ha sentito parlare del motu proprio con cui Benedetto XVI ha "liberalizzato" la Messa tradizionale. Il 71% dei cattolici (64% fra quelli che partecipano almeno una volta al mese) troverebbe del tutto normale che la Messa tradizionale fosse affiancata alla "Messa nuova", e se consideriamo che gli indecisi si aggirano fra il 6-7%, rimane un 22-24% che sarebbe del tutto contrario. Ma la cosa estremamente curiosa è che in questa percentuale di contrari la maggioranza sarebbero donne al di sotto dei 55 anni che notoriamente sono quelle "donne impegnate" nelle parrocchie che hanno grande influenza nelle decisioni dei parroci.

L'ultima domanda è forse quella che desta la maggior sorpresa, in effetti il 21% dei cattolici, cifra che sale al 40% fra coloro che frequentano la Messa tutte le domeniche, dichiara che preferirebbero andare tutte le settimane alla Messa di S. Pio V se la trovassero nella loro parrocchia! Parlando in termini assoluti e dando delle cifre concrete, 9 milioni di Italiani andrebbero tutte le domeniche alla Messa in latino piuttosto che alla Messa nuova. È un dato veramente incredibile! Ma non è finita, perché se consideriamo quelli che frequentano almeno una volta al mese, la cifra sale al 33% di tutti i cattolici, e al 63% di quelli che frequentano almeno una volta al mese. Detto in altri termini 2 praticanti su 3 andrebbero alla messa tridentina almeno una volta al mese se l'avessero nella propria parrocchia!

Questi dati non fanno altro che confermare quello che del resto avviene anche nei riti orientali, ovvero che non è la lingua e la comprensione delle parole che attira la gente a Messa, (nei riti orientali infatti si usa di norma il greco antico, il cirillico o altre lingue non moderne) ma è il desiderio di essere nutriti da una liturgia che abbia un carattere verticale, che pone il fedele davanti al mistero da contemplare, mistero che non si comprende con le parole ma con l'interiorità dell'anima, al fedele interessa la celebrazione della bellezza, della verità e come già detto dei misteri di Dio.

Non a caso ho citato i riti orientali, nelle nazioni e nelle Chiese che utilizzano, ad esempio, i riti di S. Giovanni Crisostomo, la frequenza è pressoché rimasta costante, nonostante la liturgia utilizzi delle lingue antiche. Anche in queste realtà si è mostrato un declino nella partecipazione, ma è dovuto ad un fenomeno generale di allontanamento dalla fede, e comunque sempre molto meno marcato rispetto alla Chiesa Romana.

CONTINUA...

 

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Note:

[1] Perché la gente non va più in chiesa. vivailconcilio.it

[2] Cfr. finanza.republica.it