Documenti della Chiesa

giovedì 8 maggio 2025

HABEMUS PAPAM!!!



Oremus pro pontifice nostro 

LEONE,

Dominus conservet eum, et vivificet eum, et beatum faciat eum in terra, et non tradat eum in animam inimicorum eius!   




lunedì 5 maggio 2025

Il papa è scelto dallo spirito santo? Si... come no, bella illusione!


Una delle convinzioni più comuni che ciclicamente  riprende forza è quella secondo cui il papa venga scelto dallo Spirito Santo.

Questa convinzione evoca un'immagine di un conclave in cui si respiri una forte spiritualità, in cui si attende che lo Spirito Santo indichi in qualche modo il prescelto.

Nulla di più falso! I cardinali riuniti e chiusi nella cappella sistina, invocano certamente lo Spirito Santo, e dopo aver pregato e meditato procedono alla votazione, tuttavia la votazione è preceduta da momenti di confronto e considerazioni sulla Chiesa a volte anche con accese discussioni.

Il ruolo dello Spirito Santo non è in alcun modo quello di scegliere il pontefice, ma quello di ispirare i cuori, le menti e le anime dei cardinali a fare una scelta secondo la sua volontà, che tuttavia non si manifesta in maniera teatrale, scenografica o mistica, come una fiamma che discende sul candidato. Lo Spirito Santo ispira i cardinali, ma la scelta spetta sempre e solo a loro, che possono anche non seguire l'ispirazione, ma seguire interessi di carattere politico o peggio, di carattere personale.

Non dobbiamo meravigliarci di questo. Non diamo al conclave un carattere spiritualistico del tutto estraneo alla sua natura. Lo Spirito Santo ha il suo ruolo che però è sempre condizionato dalla libertà di scelta dei cardinali, che non viene mai alienata dall'alto. I cardinali paradossalmente potrebbero andare anche nella direzione opposta a quella indicatagli dallo Spirito Santo, e scegliere un papa che ha solo interessi di carattere politico o filantropici e che si disinteressa in tutto o in parte della difesa della fede e della verità.

Lo Spirito Santo quindi sceglierà il prossimo papa? La risposta è: assolutamente no! Lo Spirito Santo lavorerà per dare la giusta ispirazione ma saranno i cardinali a scegliere la persona.

Preghiamo perché i cardinali scelgano secondo le ispirazioni che darà loro lo Spirito Santo e preghiamo affinché lo Spirito Santo non rimanga fuori dalla cappella sistina!


don Bastiano Del Grillo 


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Progressisti e Tradizionalisti, una distinzione moderna (o modernista?).

Nei discorsi inerenti la Chiesa, capita spesso di sentir parlare di un cardinale, un vescovo o un sacerdote con l'aggettivo di  "tradizionalista" o "progressista". Diciamoci la verità, chi non ha mai sentito questa distinzione? Eppure questi termini, paradossalmente sono le facce di una stessa medaglia. Ma come si può definire un prelato progressista o tradizionalista? Sulla base di cosa un vescovo può essere definito in uno o nell'altro modo? Ad un'analisi più approfondita ci si rende conto che di fatto prima del Concilio Vaticano II nessuno avrebbe detto che mons. Lefebvre, ad esempio, era un vescovo tradizionalista, ma un vescovo cattolico come tanti altri. Al contrario per quanto riguarda i progressisti se ne potevano trovare una buona parte. Erano coloro che si discostavano dalla teologia universalmente riconosciuta e in larga parte di stampo tomista, di coloro che, in barba ai pronunciamenti pontifici precedenti, guardavano ad aperture di stampo liberale, ad interpretazioni delle scritture curiose o in generale ad aperture su temi in cui la Chiesa ha dato già una risposta chiara.

Quello che è accaduto subito dopo il Concilio è piuttosto curioso, la chiesa si è voluta modernizzare, ha cambiato modo di celebrare, con l'introduzione del clergyman ha cambiato modo di apparire nel mondo, ci sono state aperture verso pensieri diametralmente opposti a quello cristiano e così via...

Chi è voluto rimanere legato alla liturgia precedente, o ha voluto continuare a indossare la veste talare invece di adottare il clergyman o chi semplicemente ha voluto difendere il pensiero cristiano fissato dal magistero della chiesa è apparso improvvisamente come un rivoluzionario, come un sovvertitore, come un "conservatore" o più come un "tradizionalista" appunto. Per onestà bisogna comunque dire che questa distinzione con la conseguente contrapposizione era già presente in un certo senso nella chiesa, ma con contorni decisamente meno marcati e meno contrapposti. Cosa è accaduto nello specifico? In buona sostanza i principi prettamente progressisti hanno prevalso sui principi tradizionali, abbattendo un muro che impediva l'evoluzione del pensiero all'interno della Chiesa. Ma si era ben consapevoli, soprattutto in coloro che conoscevano bene la dottrina cattolica, che questo "muro" non era di carattere semplicemente ideologico, era creato dalla consapevolezza che ciò che appartiene alla sfera soprannaturale della rivelazione cristiana, non può essere manomesso da idee e posizioni umane. Non dimentichiamoci infatti che la Chiesa non è nata per scopi umani, anche se spesso la storia sembra aver dimostrato il contrario, la Chiesa è stata voluta da Cristo per trasmettere ciò che lui ha stabilito. Il compito della Chiesa quindi è quello di prendere questo "deposito" e trasmetterlo così come lo ha ricevuto. Ritengo che nella Chiesa sia erroneo parlare di "aggiornamento" perché non può essere aggiornato qualcosa che ha rivelato Dio, possiamo piuttosto parlare di approfondimento, ma questo approfondimento non può contraddire ciò che è approfondito! Sarebbe un paradosso!

Quindi è evidente che il processo avviato dal Concilio Vaticano II non è un processo di approfondimento, ma di vero e proprio cambiamento, in altri termini una rivoluzione.

Ne deriva quindi che l'etichetta del "tradizionalista" è un "mostrum linguisticum" creato da coloro che hanno rotto con l'insegnamento autentico e perenne della Chiesa, creando così una spaccatura fra la Chiesa di sempre e la Chiesa conciliare. Questa discontinuità è evidente a chiunque abbia un minimo di capacità osservativa o anche del semplice buon senso.

Papa Benedetto XVI ha tentato di trovare un filo che legasse il "pre" e il "post" concilio inventandosi la così chiamata "ermeneutica della continuità", asserendo che non esisteva alcuna rottura con il passato, ma che il concilio doveva essere riletto e interpretato alla luce della tradizione e viceversa. Sarebbe interessante capire in che modo Benedetto XVI riesca a vedere continuità fra la liturgia tridentina e quella montiniana, o quale continuità si riesca a trovare fra l'ecclesiologia di comunione del post concilio e la visione piramidale e gerarchica della chiesa preconciliare, o ancora quale continuità ci sia nel diritto canonico del 1917 e quello del 1983. Giusto a titolo esemplificativo è interessante notare come nel codice di diritto canonico del 1917 fra i primi doveri dei chierici siano menzionati la confessione frequente, la visita al Santissimo sacramento, la recita dell'ufficio e altre pratiche di questo genere, nel codice del 1983 al contrario fra i primi doveri viene menzionata l'obbedienza al proprio ordinario. Di quale continuità parliamo? Se davvero ci fosse stata una continuità non ci sarebbero stati tutti i "movimenti tradizionalisti". Se davvero ci fosse stata continuità, sul nuovo messale si sarebbe continuato a menzionare la la costituzione apostolica "Quo primum tempore" di S. Pio V, invece è stata sostituita dalla bolla "Missale Romanum" di Paolo VI. Non mi si venga a dire che questa sia continuità! Questa ermeneutica della continuità mi sembra solo uno specchietto per le allodole, o come diceva Ugo Tognazzi una benemerita "supercazzola"

Frontespizi dei Messali di S. Pio V (a sinistra) e di Paolo VI (a destra)

Tornando quindi al tema centrale, appare evidente che la distinzione che in vari modi già esisteva fra progressisti e conservatori, abbia avuto uno sviluppo consistente nel momento in cui la Chiesa ha voluto cambiare volto, facendo passare ciò che apparteneva al deposito della fede e quindi alla tradizione, come qualcosa di passato ormai non più di moda e quindi "tradizionalista" (nel senso dispregiativo del termine). Al contrario tutte le novità volute o conseguenti al Vaticano II, soprattutto in campo liturgico ma non solo, sono divenute appetibili sfruttando il fascino della novità. Di fatto ciò che era considerato da tutti come "cattolico" in senso stretto se paragonato alla novità è divenuto "tradizionalista".

Purtroppo però la novità che non porta contenuti è destinata ad eclissarsi fino a sparire, e questo è dimostrato dal ritorno di molti fedeli ad una liturgia dove al centro ci sia Cristo e non il prete. Lì dove la tradizione cattolica ha portato avanti con fatica i suoi valori, i frutti si vedono e sono frutti meravigliosi! I seminari tradizionali pullulano di vocazioni, mentre i seminari moderni nei quali ci si conforma al mondo esterno sono sempre più vuoti. Non pensino i monsignori "vaticansecondisti" che chi entra in un seminario della "Fraternità S. Pio X" piuttosto che nel seminario del "Cristo Re" o della Fraternità S. Pietro" sia tutto pizzi e merletti, perché quella fase esteriore e fascinosa prima o poi, in un modo o in un altro va inevitabilmente in secondo piano.

Il ritorno alla tradizione sarà inevitabile, e a dirlo sono i numeri stessi. Basti pensare che in Francia il numero dei seminaristi legati ad istituti "tradizionalisti" supera di gran lunga i seminaristi dei seminari "ordinari". In un articolo di Giuseppe Sandro Mela del 12 gennaio 2023 apparso su senzanubi.wordpress.com, il giornalista analizza alcuni dati che dovrebbero far riflettere tutti i vescovi non solo di Francia. Le vocazioni hanno avuto un tracollo vertiginoso generale, ma ciò che desta curiosità è che contemporaneamente i seminaristi delle realtà "tradizionaliste" crescevano sempre più.

Vogliamo dire che tutti questi ragazzi siano invasati da un irrefrenabile amore per i pizzi e i merletti? Pur ammettendo un'assurdità del genere, quanti di loro resisteranno davanti alle difficoltà di una vita comunitaria, dello studio, degli ordini dei superiori, o più in generale di una vita più dura tipica di un contesto legato alla formazione tradizionale? Sarà l'amore per i pizzi e i merletti a motivarli così tanto fino all'ordinazione sacerdotale? Ne dubito fortemente!

Seminaristi della Fraternità S. Pio X (fonte: fsspx.news/it/)

Voler distinguere fra progressisti e tradizionalisti, è qualcosa di assurdo perché significa in sostanza riconoscere implicitamente che tutto quello che c'è dopo il Vaticano II è in contrasto con ciò che c'era prima, ma questa distinzione, badate bene, non viene dagli ambienti tradizionalisti, ma al contrario da coloro che hanno rotto con la tradizione, e che di fatto hanno creato una distinzione oggi inevitabile.

Si può superare questa distinzione? Non è dato saperlo, possiamo fare tutte le nostre valutazioni e previsioni, ma in buona sostanza questa distinzione oltre ad essere profondamente radicata continua ad allargarsi sempre più. L'unica speranza a parer mio è che la Chiesa torni a vedere la Tradizione come qualcosa di costitutivo della Chiesa stessa piuttosto che qualcosa di scomodo di cui sbarazzarsi.


don Bastiano Del Grillo.


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sabato 3 maggio 2025

Un conclave da "frittatone di cipolle, birra gelata e rutto libero"


Qualche giorno fa ho avuto modo di vedere il film "Conclave" del regista Edward Berger, uscito nelle sale lo scorso dicembre. Il film è piuttosto fantasioso in alcune parti, molto realistico in altre, ma il finale mi ha fatto esclamare stupito "ma che cag...ta è mai questa?!".

Qualche anno fa invece uscì un altro film di Nanni Moretti dal titolo "Habemus Papam", un film piuttosto pittoresco che mostrava cardinali molto poco spirituali e molto, forse anche troppo, umani.

Ma assistendo a quello che sta accadendo in questi giorni sembrerebbe che la fantasia non sia riuscita a superare la realtà. Al di la del biondo Tevere sembra di assistere alla stesura di una sceneggiatura che nemmeno il miglior sceneggiatore cinematografico potrebbe mai concepire, e che nemmeno il più dissacrante regista di Hollywood potrebbe mai desiderare. 

Mai come in questo pre-conclave abbiamo avuto tanti "personaggi" così curiosi: un cardinale che invita i suoi colleghi in camera e si svuotano il frigobar pensando che sia tutto gratis(vedi qui), un altro che non rinuncia a giocare a tennis, ma che appena vede che "butta male" si inventa una scusa per interrompere la partita(vedi qui), per non parlare del famigerato "caso Becciu" condannato per peculato e abuso d'ufficio, a cui il papa non si capisce se lo voleva estromettere dal conclave oppure no, lui voleva a tutti i costi entrare nella cappella sistina, fatto sta che i cardinali suoi colleghi lo hanno messo nella condizione di fare un passo indietro. Trattamento ben diverso invece per un altro cardinale accusato di abusi sessuali, che pur avendo avuto l'ordine da papa Francesco di non indossare le insegne cardinalizie, si è presentato vestito da cardinale e presumibilmente parteciperà senza problemi alle votazioni in sistina(vedi qui).

Se qualcuno pensa che la lista delle stravaganze cardinalizie sia finita, si rassegni e si metta comodo, c'è ancora il caso del cardinale africano Quédraogo che si è "ringiovanito" improvvisamente di 11 mesi, in modo tale da far slittare il suo ottantesimo compleanno e così poter partecipare al voto(vedi qui). Altro caso curioso è quello del cardinal Puljic, gravemente malato ma che vuole a tutti i costi partecipare al voto, al punto che si stava pensando di farlo votare facendolo rimanere nella sua stanza a S. Marta(vedi qui). Ultimo in ordine cronologico è il caso di uno di quei cardinali definiti più "papabili" da parte dei giornalai più accreditati, ovvero quello del cardinal Parolin, che sembrerebbe essere stato vittima di un malore nella giornata di venerdì 2 maggio.

Come se non bastasse giunge anche la notizia che il prossimo papa dovrà affrontare anche la questione relativa ad un deficit nel bilancio vaticano di circa 70/80 milioni di euro. In questo clima così leggero chissà chi si troverà questa patata così bollente...

A proposito di patate... chissà se qualcuno non abbia avuto l'idea di utilizzare in maniera più casareccia la stufa della cappella sistina, mettendoci dentro qualche patata al cartoccio o qualche salsiccia da arrostire, del resto chi lo verrebbe a sapere? Vige un rigido silenzio su ciò che accade sotto le volte affrescate da Michelangelo.

Considerando che mancano ancora diversi giorni all'inizio del conclave, chissà cosa ancora ci riserveranno i nostri amati porporati. Cosa potrà accadere ancora? Vedremo!


Tutto questo circo si sta muovendo a margine di quello che sarà un evento importante come il conclave, uno dei "riti" più affascinanti e misteriosi del mondo, che porterà all'elezione di colui che dovrà essere il vicario di Cristo in terra. Già l'evento in se attira l'attenzione anche di coloro che non sono cristiani, figuriamoci poi quando si uniscono tutte queste storie così singolari e stravaganti! 

Non ci resta che fare una sola cosa: sederci comodi sulla nostra bella poltrona, attrezzarsi con una bella vestagliona, una gustosa frittatona di cipolle, una scadentissima birra gelata presa al discount all'angolo, e piazzarsi davanti alla TV godendosi questo spettacolo grottesco e surreale offerto gentilmente dagli eminentissimi signori cardinali, e date le circostanze di cotanta leggerezza, terminare il tutto con un liberatorio e gratificante rutto libero.


don Bastiano Del Grillo



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mercoledì 30 aprile 2025

Si sta aprendo un conclave o le elezioni politiche?

Quante volte avete sentito dire che chi entra in conclave papa ne esce cardinale?
Questa espressione sottolinea l'imprevedibilità di questo "rito". Utilizzo questo termine "rito" non in senso allegorico, ma proprio nel senso religioso del termine, perché non solo si segue un rituale codificato, ma anche perché il conclave è un vero e proprio atto di culto liturgico, in cui si invoca lo Spirito Santo, si medita, si prega, si fa un giuramento e si mette (o dovrebbe mettersi) al centro di tutto il carattere religioso e soprannaturale del culto divino. In questo contesto liturgico i cardinali sono chiamati a dare il nome di colui che deve assumere il compito di "Vicario di Cristo". I cardinali infatti vestono con quello che si definisce "l'abito corale" ovvero quell'abito specifico con cui i prelati solitamente devono presentarsi in "coro" per la recita dell'ufficio divino o per assistere alle sacre funzioni. Oltretutto il conclave non si svolge nell'aula paolo VI o in una qualsivoglia sala conferenze, ma in un luogo sacro e consacrato al culto: una cappella vera e propria con tanto di Altare, sagrestia, pulpito e balaustra.

Detto questo appare chiaro che il conclave non è come l'elezione del rappresentante di quartiere o del collegio dei docenti. In conclave i cardinali non stanno per votare su chi deve essere l'amministratore di condominio piuttosto che il responsabile dell'oratorio parrocchiale. I cardinali non si chiudono in cappella sistina per eleggere il presidente della regione piuttosto che il presidente del parlamento. Il conclave ha delle dinamiche che nulla hanno a che vedere con le elezioni amministrative comunali o regionali o con le elezioni politiche.


Nonostante questo in questi giorni che precedono il conclave (cosa che accade quasi sempre) stiamo assistendo ad un teatrino imbarazzante nel quale qualche giornalista, pur di buttare un po di inchiostro su della carta, prova a dare addirittura le percentuali di voto dei possibili papabili. Posso comprendere che si facciano delle ipotesi su chi possa assumere questo compito così delicato, ma considerando che il papa non è eletto dal popolo, e che nemmeno coloro che lo eleggono vengono scelti dal popolo, che senso ha dire che, per esempio, Parolin è al 30%, Zuppi al 15% o Tagle all'22%? Non ci sono campagne elettorali, non possono esserci nemmeno sondaggi elettorali perche non è il popolo a votare, non ci sono exit poll perché i cardinali non hanno contatti con l'esterno e anche perché il sistema di voto non lo renderebbe possibile, ma allora che senso ha tutto sto bordello mediatico?

Cari giornalisti, per qualche giorno fate una cosa buona: andatevene in vacanza al mare o al lago e riposarvi. Vi aspetta un lungo lavoro su quello che dovrete dire di bene o di male sul nuovo papa. Per ora occupatevi di quello che fate di solito. Parlate del presunto omicidio della vecchia zia Clara, piuttosto che del furto di falli di gomma nel sexy shop di Roccasecca. Vi chiameremo noi quando ci sarà qualcosa di serio da dire, per il momento come vi ha suggerito il card. Zuppi, godetevi il ponte del primo maggio, e se proprio non ce la fate a stare fermi con la penna, visto che la festa del lavoro è alle porte, scrivete quattro ovvietà sulla sicurezza o sul diritto al lavoro e lasciate che i cardinali facciano quello che devono fare. Saranno loro a dirvi con il pennacchio di fumo bianco che hanno scelto quello che nessuno di voi immaginava.


don Bastiano Del Grillo 


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sabato 26 aprile 2025

Duello a S. Maria Maggiore - S. Pio V e papa Francesco alla resa dei conti

Non tutti sanno che a pochi metri da dove è stato sepolto papa Francesco, è sepolto un altro papa: Antonio Ghislieri, più conosciuto come S. Pio V, il papa che il 14 Luglio 1570 promulgò il "Missale Romanum".

Sembra quasi uno scherzo ma è proprio così, il papa di origini piemontesi che il 16 luglio 2021 ha praticamente buttato nel bidone della spazzatura il messale tridentino, si trova ora sepolto a pochi metri da un papa piemontese che poco meno di cinque secoli fa ha voluto che il messale da lui promulgato fosse l'unico modo per esprimere liturgicamente la fede cattolica! Sembra bizzarro eppure papa Francesco ha voluto essere sepolto nella stessa basilica dove il 9 gennaio 1588 venne trasferito il corpo di S. Pio V.

Questa coincidenza è molto curiosa oltre che bizzarra, S. Pio V infatti nel 1570 pubblicò quello che doveva essere la forma universale e definitiva del modo in cui la Chiesa da lì in poi avrebbe dovuto celebrare la S. Messa. In realtà S. Pio V non inventò nulla, si limitò a ritoccare alcune parti del messale romano già esistente ed estenderlo a tutta la Chiesa come unica e irreformabile forma di celebrazione del culto divino. S. Pio V fece qualcosa che ancora non era mai stato fatto nella storia della liturgia, ovvero codificare in maniera definitiva il modo con cui bisognava celebrare il S. Sacrificio della Messa e così esprimere la fede. In sostanza S. Pio V ha dato al "Missale Romanum" un carattere dogmatico che provo a sintetizzare: con la S. Messa esprimiamo la nostra fede, la fede non muta, se la fede non muta non può mutare nemmeno la S. Messa. Questa sorta di "sillogismo" ha fatto comprendere a tutti i cristiani di rito latino che il Messale era qualcosa di intoccabile e di immutabile, proprio come la fede. Detto in termini teologici; la "lex credendi" viene espressa nella "lex orandi", quindi il modo in cui prego esprime ciò in cui credo. In più S. Pio V scrisse nella bolla di promulgazione, un indulto perpetuo con cui dava a tutti i sacerdoti in eterno la possibilita di celebrare con il suo messale nonostate qualsiasi cosa in contrario. Fin qui sembra tutto chiaro.

Viene da sé che il messale tridentino non poteva essere abrogato e sostituito da un nuovo messale. Si potevano aggiungere nuovi santi e nuove feste, ma non poteva essere modificato il rito della Messa in sé. 

Tuttavia dopo il concilio Vaticano II, papa Paolo VI promulgò un "nuovo messale" contravvenendo all'anatema che S. Pio V aveva lanciato conto chiunque avesse osato modificare il rito della Messa. Paolo VI infatti non si limitò a piccole modifiche del rito della Messa, ma lo stravolse completamente. Oltretutto senza mai abrogare il messale di S. Pio V, che di fatto non è mai stato abrogato.

Nonostante ciò, papa Francesco ha fatto qualcosa che appare non solo un abuso, ma come un vero e proprio atto di apostasia. Il 16 luglio 2021 ha dichiarato nella lettera "Traditionis custodes" che il messale di Paolo VI è l'unica forma del rito romano e quindi unica espressione della fede cattolica.

Ora papa Francesco è sepolto accanto a colui che ha redatto il Messale da lui tanto osteggiato, e (lasciatemelo dire) tanto odiato.

Provo ad immaginarmi una sorta di litigata fra i due, e perché no una specie di duello, in cui però S. Pio V ne esce vincitore a discapito di Francesco che invece si ritrova davanti alle sue contraddizioni e ai suoi errori.

Non spetta a me il giudizio, e lo dico con sincerità, spero che il buon Dio abbia misericordia di lui e che lo perdoni di tanti errori commessi durante il suo discutibile e disastroso pontificato. Spero con viva fede che il Signore intervenga presto, magari con il nuovo pontefice, e ristabilisca quell'ordine (anche liturgico) di cui la Chiesa oggi ha estremamente bisogno, e che solo un intervento divino può ristabilire.

don Bastiano Del Grillo


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